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Capo di un esercito di pace

Da: “www.mondosalute.it” Numero 1 2006
Massimo Barra: una carriera per inseguire un sogno. E sempre al fianco dei bisognosi e degli ammalati. Il presente ed il futuro di una istituzione che è amata in tutto il mondo.

Dottor Massimo Barra quando a otto anni entrò per la prima volta in Croce Rossa avrebbe mai pensato di diventarne il presidente ?
Certamente no. Ero talmente contento che non immaginavo sicuramente quale sarebbe stato il mio futuro all’interno dell’organizzazione. Poi, con il tempo, avendo avuto funzioni di leader nel settore giovanile ( Presidente Nazionale dei Pionieri di Croce Rossa nel 1972 dopo essere stato vicepresidente di Roma nel 1964 e presidente di Roma nel 1966), devo essere sincero, un pensierino ce lo avevo fatto. Certo per passare dal sogno alla realtà ci sono voluti altri 33 anni, spesi tutti all’interno della Cri.

Qual è stato il risultato di questi anni che le ha dato maggiori soddisfazioni, sia a livello personale che dal punto vista dell’interesse sociale.
Innanzitutto proprio il grande sviluppo dell’organizzazione. Ho preso 5000 Volontari del Soccorso divisi in cento gruppi e ne ho lasciati 70mila divisi in 1050 gruppi nel giro di soli venti anni. Subito dopo nel mio cuore ha un posto privilegiato il centro di recupero dei tossicodipendenti di Villa Maraini, fondato nel 1976 quando ospitava cinque giovani bisognosi di assistenza e che oggi ne ha in carico ben 700 al giorno.

Lei ha toccato il settore della droga: recentemente, proprio in questo settore specifico , lei ha avuto un ruolo specifico in campo internazionale . Ci può specificare meglio i suoi compiti?
Sono trascorsi dieci anni da quando fondai l’Erna, il network europeo della Croce Rossa su Hiv – aids e , dati gli stretti rapporti fra la diffusione di questa malattia e la tossicodipendenza , abbiamo iniziato una strategia, specialmente nell’Est Europeo e nell’Asia Centrale, per un trattamento piu’ umano dei tossicomani e per creare strutture in grado di contattare e prendersi cura delle necessità di questi ultimi.

Uno dei paesi in cui il problema droga ha un aspetto internazionale è sicuramente l’Afghanistan. Di questo si è parlato in una riunione svoltasi a Kabul fra i rappresentanti degli organismi internazionali alla quale lei ha partecipato. Quali sono i sistemi che vorreste adottare per limitare i danni di questa coltivazione illegale?
In Afghanistan il 60 % del prodotto interno lordo è legato alla coltivazione del papavero da oppio. Proprio a Kabul abbiamo proposto che almeno un parte del raccolto venga utilizzato, sotto il controllo delle Nazioni Unite , come “pain killer” (terapia del dolore), anziché lasciare ai signori della droga l’utilizzo incondizionato di questa sostanza con cui invadono il mercato mondiale per procurarsi soldi ed armi.

Veniamo al ruolo della Croce Rossa in campo internazionale come simbolo di pace. Cosa ha significato il cambio della tradizionale croce con questo inconsueto “cristallo rosso”?
Non è un cambio ma una opportunità in più da utilizzare quale simbolo di protezione in quelle parti del mondo dove la croce o la mezzaluna non siano percepite come totalmente neutrali. Inoltre il nuovo emblema ha consentito di risolvere il problema legato all’esclusione della “Stella di David Rossa Israeliana”: Possiamo dire con soddisfazione che soltanto da poco tempo la mezzaluna palestinese e la croce rossa israeliana hanno siglato un accordo di reciproco riconoscimento e collaborazione che dal giugno 2006 porterà entrambe le organizzazioni a pieno titolo e con eguali diritti alll’interno del movimento internazionale.

Adesso passiamo alla situazione della Croce Rossa in Italia: Quali sono le sue priorità?
Vogliamo dare l’immagine di una Croce Rossa completamente indipendente e non compromessa con alcun partito. La missione della Cri è quella di assistere le persone vulnerabili , senza alcuna discriminazione. Invitiamo i cittadini a divenire volontari della nostra organizzazione per essere essi stessi parte integrante della risoluzione dei problemi ed aiutare gli altri giocando d’anticipo. Le catastrofi, siano esse naturali o provocate dall’insipienza dell’uomo, devono essere il problema del giorno prima non il guaio del giorno dopo.

La Croce Rossa può essere considerata un esercito di pace. Chi sono i suoi soldati?
In Italia ci sono 250000 volontari e 5000 professionisti. Nel mondo 97 milioni di persone sono fiere di “combattere” sotto le nostre insegne.

Come agiscono?
Ogni anno percorriamo decine di milioni di chilometri con autoambulanze o mezzi di soccorso speciali, assistiamo le fasce più vulnerabili della popolazione, promuoviamo la conoscenza ed il rispetto del diritto internazionale umanitario, educhiamo i più giovani ai principi fondamentali dei movimenti, siamo l’esempio umanizzante del sistema, il ponte fra le diversità (the bridge in the gap). In tempi di guerra o comunque di conflitto armato, la comunità degli Stati ha conferito alla Cri un ruolo particolare, quello di intermediario neutro fra le parti. E’ stato proprio grazie a questa funzione svolta anche nel recente conflitto iracheno che abbiamo giocato un ruolo fondamentale in molte delle vicende che hanno visto coinvolti nostri connazionali in quelle terre martoriate dalla guerra. A Nassyria gestiamo un ospedale da campo in supporto alle truppe italiane e , a Bagdad, il “Medical City Center” che ha curato , sinora, più di 120 mila civili iracheni.

La Croce Rossa si conferma quindi legata ai grandi problemi della sanità. Quali sviluppi prevede in questo settore?
La nostra ausiliarità ai poteri pubblici ci consente di avventurarci in settori in cui il governo potrebbe avere delle difficoltà . Penso alle patologie che comportano stigmatizzazione e discriminazione ai danni di chi ne è affetto: tossicomania, aids , malattie mentali. Il mio impegno per il futuro sarà quello di far si che la Croce Rossa rappresenti in questi settori una vera e propria avanguardia dello Stato .

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