Servizi

“Arcipelago droga”

Da: Indagine conoscitiva a cura della “Logos-Ricerche”, commissionata da: Consiglio Regionale del Lazio, dalla Provincia di Roma e dal Comune di Roma – 1988 – Roma.
Traffico di stupefacenti e tossicodipendenze a Roma e nel Lazio dal 1960 al 1987
Da oltre dieci anni Massimo Barra dirige Villa Maraini e passa qui la maggior parte del suo tempo.

– Come e quanto è cambiata questa struttura?
– Si è allargata, si è rafforzata, è divenuta una centrale a cui fanno capo altre strutture. All’inizio eravamo quattro-cinque persone che facevano un tentativo. Noi stessi avevamo molto da imparare.

– Che cosa avete imparato?
– Per esempio, l’importanza del lavoro nel recupero dei tossicodipendenti. Non solo nel senso dell’ergoterapia ma anche e soprattutto come elemento riequilibratore nel rapporto con il denaro.

– Può precisare meglio?
– Per un tossicodipendente il denaro non è un “oggetto” normale ma è frutto di furti o di collette e serve solo a comprare la droga. Il rapporto con il denaro è profondamente deformato. Il lavoro, anche minimamente retribuito, raddrizza o comincia a raddrizzare questo rapporto.

– I primi ospiti di Villa Maraini, quelli che entrarono qui nel ’76, dove sono oggi?
– Il nucleo iniziale era di circa trenta persone. La maggior parte di loro non si buca più. Molti sono diventati operatori dello SCIA. Uno è cameriere.

– Succede spesso che un ex tossicodipendente diventi operatore in una comunità?
– Molto spesso ed è un fenomeno tutto sommato abbastanza logico. Si può riuscire a fare a meno della droga ma la dipendenza dal “clima” della droga è qualcosa di più sottile e a cui si rinuncia con maggiore difficoltà.

– Vuoi dire che la malattia non coincide con l’assunzione della droga ma va al di là?
– Esattamente. Si può continuare ad avere bisogno di una sorta di protezione rappresentata da quel mondo. Del resto, i concetti di malattia e guarigione hanno contorni molto sfuggenti. Può essere guarito, diciamo così, chi ha bisogno solo di un buco al mese e questo gli basta per andare avanti e magari anche per lavorare. Può essere ammalatissimo chi ha smesso del tutto ma è dissociato e incapace di vivere.

– Qui a Villa Maraini molti operatori sono ex tossicodipendenti. Sono più bravi degli altri?
– Forse hanno qualche carta in più. Per esempio, instaurano con i tossicodipendenti un rapporto di complicità che può molto nei confronti della loro diffidenza. Certo, a volte si tratta di rapporti ambivalenti: la salvezza che si specchia nella distruzione, l’amore che ha bisogno dell’odio. Però è vero che negli operatori ex tossicodipendenti procede con maggiore lentezza la sindrome del “burnout”.

– Che cos’è questa sindrome?
– Bruciarsi. Psicologi, medici, operatori che lavorano con i tossicodipendenti si bruciano. Occorrono spalle robuste.E’ molto alta la percentuale di assenteismo, di congedi per malattie, di conflittualità, di richieste di trasferimento. Gli operatori ex tossicodipendenti resistono di più. Forse sono più motivati perchŽ sentono che con questo lavoro stanno salvando se stessi.

– A Villa Maraini l’accettazione è in qualche modo regolata o possono arrivare tutti?
– Un posto di frontiera. Può arrivare chiunque e non ci sono filtri. In questo senso, il pericolo è sempre dietro l’angolo. (Segue alla pagina successiva >>)

,