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“Aiutateci a combattere la droga”

Da: “Il Tempo” di lunedì 22 marzo 2004
Il drammatico appello del presidente della Fondazione Villa Maraini, Massimo Barra
L’associazione del Portuense lancia una sottoscrizione popolare

OGNI giorno ne incontrano seicento. Tremila in un anno. Dal momento della sua nascita, più di trentamila tossicodipendenti sono «passati» dalla Fondazione Villa Maraini, creata da Massimo Barra nel lontano 1976. Ma da tempo ormai il più grande centro antidroga del Lazio è in emergenza perenne: le promesse abbondano, i soldi non arrivano. E da tre mesi i 70 collaboratori liberi professionisti della struttura lavorano senza stipendio. Così, vista la «latitanza delle istituzioni», Barra lancia un’iniziativa inedita per l’associazione e fa appello ai cittadini (che possono inviare il loro contributo al conto c/c postale 78172004 intestato a «Fondazione Villa Maraini Onlus»).

Presidente, che succede?
«Innanzi tutto voglio dire che la nostra filosofia d’intervento è basata su una terapia personalizzata, che si adatta al soggetto; e sulla conoscenza dell’ambiente. Un tossicodipendente sconosciuto è pericoloso due volte, per sé e per gli altri. Il metodo più efficace per ottenere questo risultato è andare a cercare la persona in questione e noi oggi possiamo dire di conoscere a fondo la situazione e le persone coinvolte. Ma a fronte del nostro impegno, i finanziamenti sono scarsi e intermittenti».

Perché?
«A partire dall’8586 la cosa è stata lasciata agli “umori” della burocrazia. Con questo sistema dei “progetti” che durano un anno o meno abbiamo servizi che sopravvivono da 15 anni grazie a trentaquaranta proroghe. Inoltre, se gli enti pubblici ci risarciscono a spesa avvenuta, il buco economico dell’associazione si allarga e i nostri progetti diventano sempre più aleatori».

Recentemente poi, la situazione è peggiorata…
«Sì, abbiamo perso una causa con tre psicologhe che hanno lavorato con noi dobbiamo dar loro denaro che non abbiamo e il giudice ha anche sequestrato il nostro conto corrente. Tra l’altro, quei soldi non sono sufficienti a pagare le psicologhe e sono vincolati a progetti già rendicontati. Quindi se le rimborsassimo sarebbe una distrazione di fondi…».

E le istituzioni?
«Latitano. Solo il presidente della Regione Storace mi ha chiamato e ha manifestato la volontà di darci una mano. La Croce Rossa che ha tre rappresentanti nel nostro CdA, dovrebbe riconoscerei come la sua agenzia. Così il nostro eterno “precariato” finirebbe. Ma non lo fa».

Perché crede che non ci sia la volontà politica di dare certezza e continuità ai vostri progetti?
«Credo che ci sia una parte politica convinta che se il tossicodipendente muore il problema della tossicodipendenza si risolve e se resta vivo il problema si perpetua. Invece è il contrario. Lo stigma, la discriminazione, l’emarginazione e l’indifferenza uccidono più della droga. Quaranta dei nostri operatori (70 liberi professionisti e 70 volontari, sono ex tossici. Si sono “redenti” e sono passati dall’altra parte. Ora aiutano quelli che una volta erano come loro. Insomma la lotta alla droga si può vincere senza dogmatismi, senza maltrattare o legare qualcuno. Chi ci vuole strumentalizzare non apprezza questa filosofia e non ama la nostra indipendenza dalla politica».

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