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A Roma si spende di più per il canile

Da: “Vita” di sabato 11 gennaio 1997 – Roma.
STORIE D’ITALIA VILLA MARAINI

“Ci siamo dati tempo fino al 28 febbraio. Poi chiuderemo i battenti. E voglio proprio vedere se non sentiranno la nostra mancanza. Se tossicodipendenti saranno aiutati meglio dai Sert o da qualcun altro oppure vagheranno per le strade senza meta”. Pausa abbastanza lunga, via cavo. Pausa che ti fa capire come le parole a volte possono anche essere macigni.

Da lanciare prendendo la mira. Parla Massimo Barra, presidente dell’associazione romana Villa Maraini. Spiega: “Le risorse finanziarie sono al lumicino, questo è quanto. Abbiamo anche deciso di ridurci lo stipendio del dieci per cento.

Tutto inutile. Ma c’è dell’altro. C’è sopra tutto la volontà da parte nostra di mettere fine a un’esperienza che ci vede protagonisti da vent’anni ma dimenticati ormai da tutti”. Tutti chi? “Che domanda, le istituzioni, i funzionari pubblici, tutti quelli che potrebbero allungare una mano ma non lo fanno”.

Maledetta burocrazia Perché?
”La burocrazia, caro mio. Proprio quella che genera potere e immobilismo è la mia rovina e l’handicap per centinaia di ragazzi che sono l’antitesi del lassismo amministrativo, che non hanno tempo di aspettare perché presi nel vortice della droga, che hanno bisogno di cambiare in fretta. Parte dai vertici l’incapacità a muoversi, dalla presidenza del Consiglio che gestisce i fondi con un dpr del 1990 e dovrebbe sollecitare le realtà locali.

E arriva nelle nostre stanze a Roma, dove quotidianamente, con mezzi appena sufficienti, facciamo l’impossibile per aiutare chiunque viene da noi”. Considerazioni amare e colme di delusione quelle del fondatore di Villa Maraini, il centro più importante della capitale per il recupero terapeutico e psicologico dei ragazzi tossicodipendenti.

E che purtroppo, questa volta ufficialmente, ha i giorni contati. La struttura di via Ramazzini, fondazione dal 16 marzo 1988 e legata alla Croce Rossa che ha messo a sua disposizione una sede in comodato gratuito, in due decenni di utile e ostinato lavoro secondo la filosofia della riduzione del danno ha infatti conquistato la fiducia e la stima di chi opera nel sociale nonché l’affetto di tanti ragazzi appesi a un filo di speranza (1.050 tossicodipendenti ogni giorno, oltre 10 mila malati l’anno) ma anche convissuto con mezze certezze e false promesse.

Mai infatti una convenzione duratura con un ente pubblico per avere soldi e quindi ossigeno assicurati ma sempre a tempo determinato come quella triennale con la Usl a partire dal 1981 o parziale per singoli servizi come quella con il comune cinque anni fa. Eppure l’interesse, forse l’opportunismo, di Regione, Provincia, Comune e Usl a deliberare più volte in favore del centro che funziona, salva, recupera vite giovani e snellisce i costi delle amministrazioni.

Ogni volta un ricevere a metà e un dare, invece, a pieni mani, con competenza e professionalità. Sempre la spinta a inventare progetti nuovi per partecipare ai bandi promossi dal comune per l’assegnazione dei servizi e ora, infine, la lucidità per capire di stare sempre in mezzo al guado e dire che il sistema cos“ davvero non funziona. L’idea perenne di stare su un’altalena, con il vuoto sotto, di quelli che fanno venire le vertigini.

Questi politici non ci sentono 
”Maledetti bandi” continua Massimo Barra “se chiudiamo mi voglio togliere assolutamente una soddisfazione. Andare in comune e urlare ai politicanti di turno che senso ha ogni volta definire un concorso per capire quali sono le strutture che hanno il diritto di lavorare nel sociale. Nel 1993, dopo quasi diciott’anni di lavoro prezioso, abbiamo dovuto pensare all’ennesimo nuovo progetto per conquistare lo spazio necessario a portare avanti il nostro operato.

Alla fine siamo costretti a riproporre le solite cose, a riscaldare la solita minestra in salse varie, a proporre ai signori politici con modalità diverse ciò che facciamo da anni con la stessa bravura. In tutti i posti civili e intelligenti se qualcuno ha dimostrato di saper fare qualcosa a lungo riceve una gratificazione e gli incentivi utili a perseverare nel lavoro e a migliorarlo.

Qui no. Non è possibile. Attendiamo ancora i soldi del 1994, comunque briciole. La burocrazia serve solo per dare lavoro al fortunato del giorno e a rispettare i compromessi, tutto è fittizio e frammentario, tutto inutile, alla sostanza non guarda veramente nessuno”.

Due mesi di vita 
Sta rosicchiando i suoi ultimi risparmi la fondazione, circa 400 milioni che bastano per un paio di mesi, ma intanto le trattative continuano, serve un budget più alto per poi dare una seria sterzata al modo di lavorare.

Barra non si arrende, corre freneticamente da un ufficio all’altro, convoca riunioni e spedisce lettere, anche se non tutte ricevono adeguata risposta e dice, tra le righe, che se finisce male si potrebbe anche ricominciare il giorno dopo “perché un know how come il nostro non può essere gettato al vento cos“ stupidamente”.

La verità quando si saprà? “Molto presto. Se siamo degni di avere un bilancio inferiore a quello del canile municipale, basta dirlo”.

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