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Vogliono guarire. Ora gli chiudono la porta in faccia

Da: “Il Messaggero” di venerdì 17 febbraio 1978
LA CRI “SFRATTA” I TOSSICOMANI DI VILLA MARAINI

“Assistere i tossicomani, aiutarli a trovare il coraggio e la forza di vincere la schiavitù della droga per poi reinserirsi con un ruolo specifico, nella vita normale. E’ un impegno che la Croce rossa deve assumere nel quadro della sua missione umanitaria “. Dal settembre di otto anni fa, quando venne enunciata a Ginevra, in occasione della l4ma sessione, delle sezioni giovanili della Croce Rossa Internazionale, questa “raccomandazione” ha trovato applicazione in molti Paesi, anche in Italia e con risultati apprezzabili stando alle esperienze che si stanno confrontando in questi giorni a Roma nel corso del seminario internazionale sulla droga organizzato dalla Croce Rossa Internazionale con le collaborazioni delle associazioni scoutistiche ed al quale partecipano delegati di 24 Paesi, compresi quelli dell’est.

Tra gli esempi di “iniziative riuscite”, il sottosegretario alla Sanità, Ferdinando Russo, intervenuto al seminario, ha citato la “Comunità” di Villa Maraini dove, da 15 mesi, con l’aiuto materiale e finanziario della Croce rossa italiana, che ha messo a disposizione i locali a ridosso del “Forlanini”, un milione al mese e medici, psicologi e assistenti. Un gruppo di tossicomani conduce una vita di gruppo all’insegna del motto “crescere insieme” nel tentativo, in alcuni casi – dicono – riuscito di uscire definitivamente dal tunnel della tossicodipendenza, dopo aver trovato la strada della socializzazione.

Ebbene, questa “Comunità” che ospita numerosi giovani emarginati il 31 marzo chiuderà i battenti, come è stato deciso dai vertici della Croce Rossa italiana che pure, sere fa, si è sentita in dovere di offrire ai partecipanti al seminario sulla droga un cocktail nei suoi locali dìivia Toscana. Le ragioni della chiusura non sembra dipendere dalla più o meno disponibilità di “fondi”. La Croce Rossa avrebbe, infatti, scoperto che, nonostante la riuscita della iniziativa, essa “non rientra nella sfera delle sue competenze” nonostante che la “raccomandazione” citata all’inizio venga ripetuta in ogni occasione.

“Il fatto è – dice uno degli ospiti di Villa Maraini – che anche all’interno della Croce Rossa il problema dei tossicomani è impopolare”. “Meglio farsi fotografare – aggiunge polemicamente una ragazza – il giorno della befana con in mano i pacchi dono per i bisognosi, che avere a che fare con noi”. Non c’è dubbio che la motivazione data alla decisone di chiudere villa Maraini sia strumentale. Difficile però sapere la verità in questi casi. C’è tuttavia chi azzarda un’ipotesi che noi vorremmo nemmeno fosse stata pensata.

E’ un fatto comunque che i tossicomani sono spesso considerati alla stessa stregua di criminali o di gente dalla quale “è meglio star lontani”: tipico di una condizione di sottosviluppo culturale che porta a conclusioni degne del peggiore razzismo. “Più di una volta è accaduto – racconta infatti un appartenente alla “comunità” di Villa Maraini – che ci siamo sentiti addossare la colpa di furti commessi nel quartiere.

E chi ci dice che, in base a menzogne di questo genere o di chissà quali altri timori, non ci siano state pressioni sui dirigenti della Croce Rossa per farci sloggiare? Altro non osiamo pensare. Qui dentro non è mai accaduto niente che non rispondesse ai criteri di una vita sana e socializzante, non è mai entrata una dose di eroina; piuttosto, alcuni di noi sono riusciti a liberarsi dal demone e a tornare alla normalità”. La “Comunità” occupa alcune stanze al piano terreno di una delle palazzine del complesso di proprietà della Croce Rossa.

C’è di tutto (cucina, sale da pranzo, servizi, infermeria, piccoli laboratori, orto, pollaio, conigliera) meno le stanze da letto in quanto la sera ognuno se ne torna a casa sua perché non abbiano l’impressione che la “Comunità” sia una specie di ricovero coatto, la maniera peggiore – a giudizio di molti studiosi – di “trattare” il reinserimento del tossicomane nella società. A Villa Maraini, annullate le “distanze”, tossicomani e “operatori” (psicologi, medici, assistenti sociali, infermieri) formano un tutt’uno alternandosi nella conduzione della piccola comunità.

Ogni mattina – spiegano – ci si riunisce e si organizza la giornata, stabilendo chi deve fare la spesa, chi cucinare, chi pulire i piatti, chi governare il pollaio (82 galline e due galli) e chi la conigliera in via di ampliamento, chi coltivare l’orto e chi provvedere al riadattamento dei locali fatiscenti di villa Maraini”. Sotto incombenze cui neanche gli “specializzati” (artigiani della pelle, dell’incisione su vetro) si sottraggono, dedicando anch’essi parte del tempo a cucinare o alla pulizia dei locali.

E per tutto ciò c’è anche una paga: quattro mila lire al giorno, di cui mille vanno nella cassa comune per le spese del vitto. ” E’ poco – ammette uno degli operatori, il dottor Massimo Barra, ideatore dell’iniziativa – ma quanto basta a completare con i guadagni delle specifiche attività la responsabilizzazione di ognuno”. Ma tutto ciò, come si è detto, finirà il 31 marzo. E poi, prossima drammatica occasione diremo ancora: ” In questo Paese mancano le strutture”.

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