Servizi

“Villa Maraini” Una soluzione è ancora lontana

Da: “Il Tempo” di giovedì 17 gennaio 1980
La protesta dei tossicodipendenti
Gli operatori si dissociano dalla manifestazione pur condividendone le ragioni – Ieri interrotta l’occupazione

L’occupazione di “Villa Maraini”, il centro di assistenza per tossicodipendenti di via Ramazzini è stata sospesa dopo che la polizia aveva invitato i tossicodipendenti a lasciare lo stabile. Ad occupare i locali erano una ventina di giovani, tutti abituali utenti del servizio che il centro presta da anni. Le ragioni della protesta che durava da martedì sera, sono riassumibili in una richiesta avanzata già da tempo dai tossicodipendenti che frequentano “Villa Maraini”.

Il problema è tutto nella questione degli orari di funzionamento del centro. Attualmente il servizio funziona dalle nove del mattino fino alle ventuno. Ora i giovani chiedono la possibilità di pernottare nella stessa sede. La cosa, dal punto di vista formativo, è attualmente impossibile. La Croce. Rossa Italiana infatti, alla quale appartengono i locali, ha sempre escluso questa possibilità. Inoltre c’è il problema collaterale della carenza di attrezzature e di personale che sarebbe necessario per far funzionare il centro 24 ore su 24. Resta il fatto che, dal canto loro, gli autori dell’occupazione hanno ragioni da vendere. Una “comunità aperta”, – qual è oggi “Villa Maraini” – è un polo sicuro di riferimento per i tossicodipendenti in difficoltà. Ora ci vuol poco a capire che i problemi di ogni tipo (da una crisi improvvisa, al desiderio di avviare una Psicoterapia) non hanno orari.

L’esigenza di una struttura a carattere non ospedaliero in grado di funzionare in continuazione è dunque realistica è tutt’altro che pretestuosa. C’è però da evidenziare che non è certo con un’occupazione dei locali procedura, tra l’altro, che genera problemi accessori che si può trovare una rapida soluzione. Sulla repentina azione dei tossicodipendenti che hanno occupato “Villa Maraini” si sono pronunciati sfavorevolmente anche gli operatori, – medici e psicologi – che vi lavorano.

Ieri infatti, dopo un breve incontro che ha visto tutti d’accordo (un solo astenuto) gli operatori hanno inviato un fonogramma alla CRI e agli assessorati competenti in cui, facendo riferimento all’occupazione in atto, declinano ogni responsabilità in attesa di disposizioni superiori. Queste però, almeno sul piano operativo, potranno avvenire con ogni probabilità soltanto in un’ottica non molto positiva.

C’è infatti la possibilità che il pernottamento non autorizzato venga interrotto su richiesta della Croce Rossa. Oppure, rischio con prospettive analoghe, che nessuno dia peso alla faccenda e che – sempre in assenza di direttive – il tentativo di far funzionare la struttura con orario continuativo resti solo un progetto. Ieri Intanto c’è stato un incontro fra il direttore del centro di “Villa Maraini”, il dottor Massimo Barra, e l’assessore alla Sanità del Comune, dottor Argiuna Mazzotti. Soluzioni tempestive, da parte dell’assessorato, non sono state avanzate.

Dovrebbe essere tutto inserito – almeno così sembra – nel piano più vasto che sta per essere varato in materia di tossicodipendenze. Questo il fronte ufficiale. Dal canto loro i protagonisti dell’occupazione – ricalcando una metodologia più volte fallita in altri campi – ribadiscono di volere una soluzione immediata “Villa Maraini” – dicono in pratica – deve funzionare giorno e notte per evitare a chi non ha un alloggio di ritrovarsi a vivere di espedienti ricadendo nel giro dal quale, con la propria presenza al centro, ha dato prova di volersi allontanare.

Prospettive diverse ce ne sarebbero, comunque. Prima tra tutte quella di avviare, in parallelo con “Villa Maraini”, l’esperienza di una comunità terapeutica aperta destinata al funzionamento notturno o, se possibile, a tempo pieno. I locali si troverebbero con facilità (basti pensare agli Istituti semivuoti – o vuoti – di molti enti disciolti); quanto al personale la soluzione è analoga. Si potrebbe aggiornare quello già impiegato in altri istituti attraverso un breve training di formazione.

Dunque, almeno a quanto sembra, il problema è di volontà. Una volontà che in questi ultimi mesi sembra essersi fiaccata in maniera strumentale. Cinque mesi fa morire di droga era una notizia di rilievo nel baillame – propagandistico e non – sul fenomeno delle tossicodipendenze. Poi, come avviene per ogni cosa, i grandi impegni sono andati scemando. Al punto che anche quella relazione del ministro della Sanità, rimandata per due volte e poi annunciata per il 15 dicembre, non l’ha mai conosciuta nessuno. Anche perché non è mai stata pronunciata. Così come il famoso progetto nazionale sulle tossicodipendenze.

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