Servizi

Un’emergenza mai terminata

Da: “Roma-Sette” di domenica 24 aprile 1988 – Roma.
Il quadro della tossicodipendenza a Roma e nel Lazio: ai primi posti in Italia per quanto riguarda decessi da overdose e quantitativi di droga sequestrati

Di droga a Roma si continua a morire. Per le dosi quotidiane si ruba e si uccide sempre di più. E intanto la malavita organizzata sul traffico degli stupefacenti prospera come non mai. “Nuova emergenza”, l’ha chiamata qualcuno, ma l’emergenza era mai terminata? I decessi segnalati per overdose nel Lazio sono stati 52 nel 1964, 45 nell’85, 26 nell’86, 64 nell’87 e sono già 8 solo a Roma in questi primi mesi dell’88.

Secondo i dati resi noti dal ministero dell’Interno tramite il dossier “osservatorio permanente sul fenomeno della droga” la nostra regione sta al passo con le regioni settentrionali, che restano quelle a più alto rischio, prima fra tutte la Lombardia. Infatti il Lazio risulta sesto per quanto riguarda il numero delle persone decedute per droga nei primi sei mesi dello scorso anno (14 in tutto).

Pure sesto nella classifica dei quantitativi di sostanze stupefacenti sequestrate: oltre 36 chili di eroina, 30 di cocaina, un quintale circa di Cannabis e i suoi derivati (olio di hashish, hashish e marijuana). E addirittura secondo in fatto di denunce: ben 1598, cui hanno fatto seguito 1461 arresti, sempre nei primi sei mesi del 1987.

E non possiamo che rabbrividire di fronte alle cifre, ovviamente interlocutorie, dell’anno in corso: tra polizia e carabinieri in tre mesi sono già stati sequestrati 23 chili di eroina, 73 di cocaina e dieci quintali di hashish. Se dal punto di vista dei decessi segnalati non si registra un notevole balzo in avanti (e comunque questi “numeri”, vanno interpretati sempre con molta prudenza, in quanto molto spesso sfuggono tutti quei casi nei quali la droga rappresenta una concausa seppur determinante), ci si avvia a record assoluti in quello dell’attività della criminalità organizzata, regina incontrastata “dell’affare” droga, e della microcriminalità, vale a dire i piccoli furti e gli scippi, che non di rado hanno un tragico epilogo, messa in atto dai tossicodipendenti a caccia di soldi per la dose.

Dall’inizio dell’anno sono già state individuate sedici associazioni a delinquere (circa centoventi persone coinvolte) soltanto nel traffico della cocaina. Per traffico e spaccio i carabinieri del reparto operativo hanno già arrestato 280 persone ed è ipotizzabile un totale di duemila arresti entro la fine dell’anno. “In tutte le inchieste c’è dietro la riconversione in traffico di stupefacenti”, afferma il colonnello Conforti, che comanda proprio il reparto operativo della legione Roma dell’Arma.

“Rapine, furti nei “caveau”, bische clandestine” – continua il colonnello Conforti – “servono a procurarsi i capitali necessari per entrare nel “grande giro” della droga. E poi si decolla. C’è chi spende milioni in boutique e magari pochi mesi prima faceva vita di borgata”. A Roma convivono molte organizzazioni, in genere composte da una decina di persone, che agiscono sfruttando i canali più disparati. Sono favoriti dal fatto che la capitale è per forza di cose al centro di tutte le “strade” sulle quali viaggia la droga, sia all’estero che all’interno. Si pensi che tra l’85 e l’86 il 70% della cocaina sequestrata sull’intero territorio italiano è stata scoperta all’aeroporto di Fiumicino.

Il “mercato” romano è alimentato da una struttura malavitosa quanto mai articolata: mafia, camorra, ‘ndrangheta collaborano con le organizzazioni romane, con i trafficanti sudamericani (colombiani in particolare, specialisti in cocaina) e dell’Estremo Oriente. Non è ben chiaro quali rapporti vi siano con gli spacciatori africani, i quali provengono soprattutto dalla Nigeria, dal Senegal, dalla Tunisia e dall’Algeria per quanto concerne l’eroina; dal Marocco per l’hashish.

Le zone di spaccio sono le più varie, ma pare che per l’eroina quella elettiva sia nei pressi della stazione Termini e di piazza Vittorio Emanuele; per la cocaina in Trastevere, zona Bravetta, Primavalle e Monte Mario; per l’hashish nel quartiere Tuscolano, tra Cinecittà e Centocelle. E questo giro, che rende molte centinaia di miliardi ogni anno, vive sulla pelle di persone che per illudersi di dare un sollievo al proprio disagio, spesso ricorrono alla violenza: è pressoché certo che il 90% dei reati commessi dalla microcriminalità, quali scippi, furti su auto e in appartamenti, rapine, sono da ascrivere a tossicodipendenti.

Si calcola che essi siano oltre 60 mila, fra i pochi assistiti in strutture pubbliche e in comunità private e i molti non individuabili: vengono infatti valutati in 15mila i drogati del fine settimana e cioè studenti, “colletti bianchi”, liberi professionisti. Ma a Roma c’è anche chi si batte già da molti anni per dare un aiuto concreto a coloro i quali cadono nella trappola tragica della droga: dalle strutture pubbliche alle comunità terapeutiche residenziali private.

E di veramente nuovo c’è che dal 1¡ maggio, grazie ad una delibera approvata dalla Giunta capitolina il 30 marzo scorso, sarà portato finalmente a completamento il Sistema Cittadino Integrato Antidroga (Scia). Nato due anni fa sulla base di un’esperienza decennale, quella della comunità terapeutica di Villa Maraini, lo Scia è “un insieme di strutture” – spiega il dottor Massimo Barra – “accomunate dall’unico obiettivo di costituire tappe del lungo cammino che il tossicomane deve percorrere per riacquistare benessere e indipendenza.

Prevede una serie di modalità terapeutiche capaci di dare risposte valide a tutte le variegate forme di richiesta d’aiuto”. Il Sistema integrato comprende oltre a Villa Maraini (che è il centro operativo dell’assistenza pubblica ai tossicodipendenti romani e che accoglie la comunità terapeutica, una cooperativa di lavoro e il “Progetto carcere” per l’assistenza ai tossicodipendenti carcerati di Regina Coeli e Rebibbia) anche la Comunità terapeutica Co.Meta di Massimina e la Comunità di Città della Pieve, entrambe gestite dal Comune; e inoltre il Servizio assistenza tossicodipendenti (Sat) dell’ospedale S. Camillo, gestito dalla Usl Rm 16.

In più tra una decina di giorni il servizio “Telefono in aiuto”, l’ormai noto 53.11.507, sarà attivo tutti i giorni dell’anno, 24 ore su 24, permettendo cos“ gli interventi notturni. “Si tratta” – aggiunge il dottor Barra – “di una vera rivoluzione culturale. Un ente comunale che va a casa la notte. Per˜ la delibera è valida solo cinque mesi. Voglio sperare che non saranno fatti passi indietro, dato che Roma ora pu˜ vantarsi di essere tra i rarissimi casi in tutta Italia”.

Dal “Telefono in aiuto” dipenderanno i due “Appartamenti crisi” nel quartiere Casilino, nei quali sarà possibile dare alloggio notturno sino ad un massimo di otto persone. Nel primo semestre del 1987 i tossicodipendenti in trattamento terapeutico, farmacologico e non, presso strutture sanitarie pubbliche erano 2.027; in quelle private, invece, 315. Pochissimi in confronto alla valanga di chiamate giunte al “Telefono in aiuto” di Villa Maraini negli ultimi otto mesi dello scorso anno: ben 11.588.
Nonostante passi in avanti (dovuti più ai sacrifici di medici, volontari e genitori che all’intervento concreto delle istituzioni, leggi “sovvenzionamenti”) ne siano stati compiuti, il baratro tra esigenze e servizi è sempre troppo ampio.

,