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Una terapia che fa paura

Da: “Roma Circoscrizione XVI” marzo 1992
A colloquio con Massimo Barra
Il direttore di Villa Maraini critica le scelte del Comune

E’ iniziato un periodo critico per Villa Maraini?
Dal primo gennaio non abbiamo più la convenzione con il Comune che ci aveva permesso di vivere fino ad ora. A fronte di questa mancata convenzione il Ministero degli Affari sociali ci ha dato un finanziamento di 300 milioni, che in verità non abbiamo ancora visto ma che in ogni caso copre solo la metà del nostro fabbisogno annuo. Il problema è che noi non facciamo preventivi gonfiati. Gli altri hanno ottenuto finanziamenti di miliardi su progetti più o meno fumosi e senza aver mai visto un tossicomane, noi fotografiamo una esigenza reale partendo da quindici anni di esperienza diretta per vederci finanziati al cinquanta per cento. Ora siamo in attesa che qualche anima pia, ad iniziare dal Sindaco, si commuova e ci copra il disavanzo.

Poi ogni anno si presenterà nuovamente il problema?
Certo, mentre il Comune ha avuto il coraggio di affidare questa specie di telefono amico, che è cosa ben diversa dal nostro telefono in aiuto, con una delibera di finanziamento di tre anni. E’ una cosa di una tale offensività morale che viene da chiedersi se c’è un limite all’arroganza della politica.

Qual è la differenza tra Villa Maraini e le altre esperienze di intervento sulla tossicodipendenza?
E’ soprattutto una differenza di filosofia. La nostra esperienza ci dice che non esiste la tossicomania come realtà oggettiva, e quindi non esiste “la” risposta efficace. Noi prima vogliamo capire chi abbiamo di fronte, fare la diagnosi e poi intervenire in maniera differenziata. Il nostro principio è che sia la terapia ad adattarsi al tossicomane e non viceversa. Questa è una filosofia che suona sgradita a molti, anche se noi crediamo sia la più rispettosa nei confronti di un tossico, che deve essere considerato come malato e non come peccatore. Il problema del drogato è la droga. Questo lo dimenticano in molti, compresi gli anti-proibizionisti. La dipendenza nasce dagli effetti dellÕeroina sull’organismo, quindi il problema dell’eroinomane è l’eroina, come il problema dell’alcolista è l’alcol, anche se questa, essendo una droga legale, presenta meno complicazioni sociali.

Posso chiederle un bilancio sulla legge 162 Russo-Jervolino?
Non credo che una legge possa risolvere il problema della droga. In questa ottica sento di poter criticare tutti quelli che vedevano in questa legge l’inizio di una nuova era. Trovo anche molto squallido questo calcolo dei morti e delle percentuali, anche perché non è detto che la diminuzione o l’aumento sia direttamente proporzionale alla diffusione e gravità del fenomeno. Dal punto di vista delle strutture pubbliche non  cambiato nulla e questa è la conseguenza di una filosofia che tende ad assolutizzare la comunità terapeutica come ricetta risolutiva. Se c’era una cosa che funzionava, prima della 162, era l’integrazione fra pubblico e privato, co i privati che gestivano le comunità di recupero ed il pubblico che si faceva carico, con i trattamenti farmacologici, delle forme più incallite e pericolose di tossicomania. Questi servizi pubblici sono ormai bistrattati: i S.A.T. dovevano essere aperti ventiquattro ore su ventiquattro, invece, dopo vari aggiustamenti legislativi, tutto è rimasto come prima.

Si può parlare di un rapporto di Villa Maraini con il territorio della XVI Circoscrizione?
La città ospedaliera che ci ospita ci ha subito “digerito” senza problemi, anche perché all’inizio della sua storia Villa Maraini era una piccola realtà, che poi è cresciuta lentamente, fino a diventare una grande struttura che oggi segue ben quattrocento ragazzi. Villa Maraini continuerà comunque ad esistere. Se le autorità pubbliche saranno così pezzenti da negarci ogni sostegno, continueremo a lavorare autofinanziandoci; i genitori di Villa Maraini sono già disponibili a collaborare. Rimarrebbe l’amarezza di avere di fronte uno Stato che sperpera miliardi e che rifiuta pochi milioni ad una struttura utile e collaudata come la nostra. Alla lunga il nostro sistema paga; pensiamo di essere un modello che sarà imitato, i già altre esperienze internazionali si muovono sulla linea della polifattorialità e politica articolata di interventi. Abbiamo innescano un meccanismo terapeutico che non può che crescere, e continueremo a lavorare in questa direzione. Prossimamente faremo una conferenza stampa in qui presenteremo un progetto di intervento mobile con una presenza nelle zone a rischio.

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