Servizi

Una pasticca per sentirti come Superman

Da: “Il Messaggero” di giovedì 23 maggio 1996 – Roma
A CACCIA DI SENSAZIONI OLTRE I LIMITI

“Un tranquillo week end da paura, alla ricerca di sensazioni diverse”, per dirla con le parole degli amanti dello sballo. Come Daniele, 19 anni, di Montesacro, studente allo scientifico; Alessio, di San Giovanni, 19 anni, studente di sociologia all’università; Gabriele, dell’Eur 18 anni, liceo scientifico, e Alfredo, Vigne Nuove, 20 anni, facoltà di sociologia.

Sono quattro normalissimi ragazzi, frequentano agli “after hour” e “talvolta”, così dicono, prendono l’ecstasy. Sono quelli che gli esperti chiamano sensations seekers, “cercatori di sensazioni” appunto. Tipici perché il loro consumo di pasticche è “situazionale”; legato, cioè, alla discoteca, alla situazione che si crea o che, soprattutto, si cerca.

Finché qualcuno non ci lascia la pelle, come è successo a Luca Roscioli, morto a Perugia durante un after hour. Uno “stato di grazia”, il mix ecstasy-discoteca, sempre più ricercato se è vero, come dicono i quattro amici, che ogni fine settimana da Roma parte una carovana di diecimila, forse ventimila e più giovanissimi: destinazione Toscana, Umbria.

“Cerchiamo musica e ambienti diversi dal solito”, dice Daniele. In pratica, ammettono loro stessi, cercano un luogo dove non ci siano limiti. Intanto di orario: i party, invece di finire alle quattro come previsto dalla legge, vanno avanti anche fino a mezzogiorno. After hour, fuori orario: duecentomila lire, fra benzina, pasticche e ingresso in discoteca.

Licenza di sballo compresa nel prezzo: “Ecco perché serve l’ecstasy – spiega Alfredo – perché se no non reggi a ballare per dodici ore filate. E poi la pasticca ti fa star bene, ti libera, scioglie i rapporti umani, è facile “rimorchiare”. Poi, il lunedì, si torna al lavoro, allo studio, alla vita normale di tutti i giorni.

Agli amici di sempre, perché quelli della discoteca spesso durano quanto una pasticca. “Morire di ecstasy? Impossibile, impossibile un’overdose e poi di pasticca ne basta una – dice sicuro Daniele – Più pericolosi sono i cocktail con alcolici e altro”.

Di questo è convinto anche Alessandro Tagliamonte, direttore dell’istituto di farmacologia dell’Università di Siena: “L’ecstasy non è la droga più pericolosa per un fatto acuto – spiega – E’ più probabile che ad uccidere sia un cocktail micidiale, i cui e1ementi agiscono in sinergia fra di loro e si amplificano a vicenda.

L’ecstasy, che di per sé ha una pericolosità relativa, è entatogena: favorisce i contatti umani, aumenta l’empatia, allenta l’inibizione. Poi c’è la componente anfetaminica che dà sovraeccitazione, sicurezza in se stessi”. Ma che il rischio-cocktail sia dietro l’angolo, lo spiegano anche i ragazzi: “L’ecstasy mette sete.

Ma in queste discoteche – dice ancora Alfredo – l’acqua viene venduta a peso d’oro: addirittura quindicimila lire a bicchiere, quasi meno degli alcolici. Nei bagni, non viene messa acqua potabile… E’ chiaro che il grosso dell’incasso il gestore lo fa con i ricavi del bar”.

Più preoccupata è la visione di Massimo Barra, direttore della Fondazione Villa Maraini, un esperienza vastissima in materia: “Stiamo reclutando i futuri eroinomani – suona l’allarme – L’ecstasy eccita, brucia, produce un incendio: alla lunga serve l’eroina per spegnerlo. Per una parte di persone, la pasticca è l’anticamera del buco. Esattamente come venti anni fa: nel ’73 le pasticche si chiamavano Plegine, Preludin.

Oggi si chiamano ecstasy”. “E’ possibile – afferma Tagliamone – Non ho dati, ma la cosa non mi stupirebbe affatto”. “Non si può fare di ogni erba un fascio – reclamano invece i quattro amici, convinti di non avere un “percorso” segnato – dipende tutto dalla persona. Intanto l’ecstasy non dà dipendenza”.

Anche questo è vero, così come è vero che il senso di malattia, di dipendenza assale solo dopo il buco: “Questo è uno dei motivi per i quali ai Sert non vengono i consumatori di pasticche, ma solo gli eroinomani spiega Barra – Ma soprattutto ciò accade perché questa è l’unica dipendenza che può essere gestita farmacologicamente”.

E la prevenzione? “Impossibile con i soliti slogan, tipo “la droga fa male” – conclude Barra – . Di fronte al grigiore della routine, ogni stimolo”strano” va bene: ecco dunque l’ecstasy e la discoteca, oppure “fare il pelo al treno” o la roulette russa.

La sola prevenzione, forse, è tutto ciò che stimola le droghe endogene: ciò che nel nostro organismo provoca stati di benessere non artificiale. “Fatevi” di voi stessi”.

,