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Una lotta disperata e quotidiana nella “trincea” dei Sat

Da: “Il Tempo” del 1990 – Roma.
Parla il dottor Massimo Barra, consulente del Comune per le tossicodipendenze presso l’assessorato alla Sanità
“Le strutture territoriali vanno riviste ma restano strumento indispensabile per il recupero”

“I buoni frutti non si colgono solo nelle comunità. L’attività dei Sat è importantissima, anche se a Roma questi sono fortemente penalizzati dalla mancanza di strategia unitaria” “In estate si muore di più perché anche i “tossici”, che sono persone sofferenti, risentono delle crisi di abbandono.

Ed è più facile incappare in chi vende “roba” cattiva” “E’ vero, d’estate si muore di droga più che nelle altre stagioni dell’anno. Così come si muore per una “overdose” più durante i week-end. E’ esperienza consolidata e varie sono le spiegazioni.

La prima sta nel fatto che in vacanza ci si muove di più e quindi si rischia di più. Un tossico in genere si fa quella dose, con quel determinato taglio, in quella luce, in quel preciso ambiente. Basta che cambi posto e abitudini che si modifica anche la sua resistenza. Così rischia maggiormente l’incidente. Chi parla è il dott. Massimo Barra, fondatore e direttore della comunità “Villa Maraini” che dal primo settembre è consulente del Comune di Roma per le tossicodipendenze presso l’assessorato alla sanità. In sostanza ha in mano l’intera gestione dei SAT e di questo con lui parleremo più avanti. Ma torniamo per un attimo alle morti per droga d’estate. “Un’altra spiegazione sta nel fatto che durante il periodo di vacanze il tossicodipendente è più depresso e più angosciato perché gli vengono a mancare quei punti di riferimento che sono gli amici o i consueti spacciatori.

Chi è psichicamente sofferente d’estate soffre di più: il drogato è un sofferente, è un malato che di “crisi d’abbandono” soffre paurosamente. Nei mesi caldi ci sono più delitti e più suicidi. è stato condotto tempo fa uno studio in Inghilterra presso un posto di polizia e si è accertato che le fasi lunari hanno enorme influenza sugli istinti degli uomini. Insomma l’influsso atmosferico agisce violentemente sul nostro sistema nervoso.

Infine non dimentichiamo che anche gli spacciatori vanno in ferie ed è facile cadere nella trappola di chi vende “roba cattiva, spesso mortale”. E veniamo ai SAT. Per martedì prossimo il dott. Barra ha convocato una riunione di tutti gli operatori “perché come funzionano adesso i SAT non mi piace per niente. Spero che le cose cambino da qui a un anno: non sono un politico che deve fare promesse e poi non le mantiene.

Da privato ci metterò l’anima per migliorare questo importantissimo servizio – dice – Innanzi tutto partendo dalla consapevolezza del presupposto che i SAT hanno il compito più ingrato nella lotta alla tossicodipendenza, fungono da “trincea”, non possono rifiutare nessuno, nemmeno coloro che non sono convinti di uscire da quel tunnel come lo sono invece gli ospiti delle comunità terapeutiche.
Per gli operatori è un lavoro difficile e spesso disperato: da qui la loro depressione, il loro malcontento generato anche – bisogna dirlo – dalla convinzione comune che i buoni frutti si colgano solo nelle comunità”. “Opinione diffusa e sbagliatissima. Se i Sat fossero aboliti sarebbe una vera tragedia, sono assolutamente indispensabili.

Ma a Roma essi sono fortemente penalizzati – spiega il dott. Barra – per una totale mancanza di strategia unitaria. Ogni SAT oggi è come un repubblica indipendente che fa riferimento a un’altra repubblica indipendente che è la USL. Veramente, vi si attua una politica ancor meno unitaria di quella che si faceva per i Comuni nel 1300. Per questo il mio impegno sarà quello di cercare di farli funzionare in modo armonico, e l’importante è capire quale sia la maniera migliore per farlo”.
“Dobbiamo abbattere questo feudalesimo dell’igiene mentale che si è instaurato negli ultimi anni – continua – Si pensi solo alla “legge 685” che consente ai tossicodipendenti la libera scelta del medico e del tipo di cura. Ebbene, un tossicodipendente che cerca aiuto nei SAT è costretto a rivolgersi a quello del suo territorio.

Ne nasce di conseguenza il fatto che bene o male i SAT lavorano comunque perché hanno sempre “clienti”, ma non per questo lavorano come si dovrebbe. Io voglio una situazione competitiva all’interno di queste strutture pubbliche perché il servizio migliori. E voglio anche che i tossicodipendenti siano coinvolti in prima persona contribuendo alla sua gestione.

Ho infatti pensato alla costituzione di un gruppo paritetico di lavoro fra gli operatori e i tossici per stabilire i diritti-doveri di questi ultimi mentre sono in terapia e verificare la qualità del servizio prestato”.

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