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Tossicodipendenze: Don Mazzi, serve un cartello delle comunità

Da: “ANSA” di lunedì 22 luglio 1996 ore 20.55 – Roma.

Sull’importanza del volontariato è intervenuto il ministro di Grazia e Giustizia, Giovanni Maria Flick, sostenendo in merito al capitolo carceri, che le comunità “possono rappresentare un ponte tra gli istituti di pena e la realtà”. Il carcere – ha sostenuto Flick – “credo sia considerato come qualcosa di alieno e il volontariato può fare moltissimo.

Non possiamo permetterci il lusso di tenere le carceri staccate dal mondo e l’augurio è che insieme possiamo aprire questo cammino”. Villa Maraini, ha ricordato il suo fondatore Massimo Barra, ospita 1000 tossicodipendenti nei vari servizi ed è “l’unica comunità ad abbinare la terapia farmacologica a quella del recupero socio-psichico.

Una tecnica che non rientra negli schemi. Dal ’76 pratichiamo la riduzione del danno per primi, fornendo il ricovero anche a chi non vuole smettere”. La terapia per il leader di Villa Maraini, è “il tempo, senza forzare la mano con altre soluzioni”. Barra ha ricordato la tecnica usata da Villa Maraini: invertire il rapporto con i tossicodipendenti, cioè andare nelle strade per assisterli.

L’unità di emergenza, creata con la croce rossa italiana (presente al ventennale il commissario straordinario, Maria Pia Garavaglia) da gennaio ’95 a giugno ’96 ha fatto 778 interventi, di cui 340 per astinenza e 188 per overdose. In particolare, Barra ha riferito che solo alla stazione Termini il camper che vi staziona dalle 18 alle 24, negli ultimi quattro anni ha contattato 5.000 tossicodipendenti ed ha fatto 250 interventi per overdose, tutti con effetti positivi.

Alla cerimonia per Villa Maraini sono intervenuti anche il presidente della Regione Lazio, Piero Badaloni, e l’assessore alle politiche sociali del Comune di Roma, Amedeo Piva. In particolare, Badaloni ha sottolineato le difficoltà legislative sulla materia delle tossicodipendenze.
“Ci sono troppi lacci e lacciuoli – ha detto – che impediscono anche a chi ha la volontà politica di intervenire in modo efficace. Occorre cambiare le norme che risultano inadatte a una realtà, quella delle comunità di recupero, che si è evoluta e che chiede risposte diverse”.

Il presidente si riferisce al decreto che sta per essere reiterato per la 19/a volta, in cui sono contenuti “certi paletti che impediscono l’utilizzo dei fondi”. Sui fondi si è soffermato Piva, per il quale a causa di questo decreto “la disponibilità di risorse di una certa consistenza trova difficile finalizzazione” e ha annunciato che il Comune sta studiando modalità di convenzione per sbloccare questi fondi.

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