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Stop anche al “drugstop”

Da: “Corriere della Sera” venerdì 8 settembre 1995
Sospesa all’Ars Medica la discussa cura rapida contro l’eroina

Ars Medica, quartiere Vigna Clara, 40 posti letto, clinica molto conosciuta nella Roma bene. Anche qui come alla Santa Maria di Castellanza, nel Varesino, ieri hanno dovuto mandare indietro i due pazienti prenotati per sottoporsi all’Urod. Il metodo dì disintossicazione ultrarapido, che a Roma è stato ribattezzato Drugstop, è stato sospeso dal ministro della Sanità Elio Guzzanti dopo una riunione con la commissione di trenta esperti. A Castellanza è venuto giù il mondo, a Roma l’iniziativa ha suscitato critiche ma meno clamori.

La nota casa di cura fino a metà pomeriggio non aveva ricevuto dalla Regione Lazio nessuna comunicazione ufficiale. Ma il metodo sbandierato dai ricercatori israeliani come rapida via di fuga dall’eroina è stato comunque interrotto per evitare problemi. Il direttore sanitario Antonio Gualtieri è tranquillo e molto disponibile a dare informazioni. E non sembra temere il rischio di pubblicità negativa sulla struttura: “Abbiamo preferito rispettare immediatamente le decisioni del ministero perché confidiamo di poter riprendere presto il trattamento con le dovute autorizzazioni.

Noi ci siamo comportati con serietà e discrezione. Niente pubblicità niente striscioni come al San Raffaele. Abbiamo cominciato a collaborare con il gruppo Drugstop soltanto dopo aver ricevuto da loro precise garanzie”. Gualtieri ricorda come è nato l’accordo. Qualche mese fa l’Ars Medica ha ricevuto la richiesta di utilizzare le strutture della rianimazione dall’équipe della Drugstop, coordinata da Gabriele Losano e composta da medici italiani (anestesia Maria Teresa Michia, Federico Marini e Paolo Dionisi, consulente esterno Olga Naso, psicologo Franco Gallo, Clorinda Cantarmi e Palmira Sette, psichiatria Alessandra Mancuso).

La documentazione sulla validità scientifica del metodo che si intendeva praticare è passata all’esame di alcuni esperti italiani: “Ci interessava verificare che non ci fossero controindicazioni – dice Gualtieri – che non comportasse l’impiego di farmaci non registrati e che garantisse efficacia. Loro ci hanno dimostrato che la percentuale di successo era del 73 percento. Sulla base di questi elementi ho accordato l’ autorizzazione perché venisse utilizzata la nostra sala di rianimazione. La cura Drugstop costa 10 milioni più Iva, compresi i colloqui preliminari (non tutti vengono accettati, la selezione è compiuta anche sulla base delle condizioni d“ salute) e le sedute di psicoterapia (6-12 mesi).
Una parte di questa cifra viene versata alla clinica.

Qui non si trovano i grandi numeri di Castellanza, dove si prevedeva di trattare almeno 500 persone in tre mesi. Ogni giorno soltanto due pa-zienti entrano in rianimazione per cercare di interrompere il loro legame micidiale con l’eroina. La sperimentazione è partita martedì scorso, ieri doveva essere il turno di altri due ragazzi: “Abbiamo dovuto rimandarli a casa, sono scoppiati in lacrime, ora ai drogati non resta che il buco. Li attende una crisi di astinenza che supereranno con una nuova dose – è lo sfogo di Gualtieri – . Al ministro non interessano i loro piccoli problemi. Il grande assente è come al solito il paziente”. Poi un sospetto pesante. Il direttore arriva a ipotizzare che dietro il voltafaccia delle autorità ministeriali ci siano interessi economici e di potere. Secondo lui alcune strutture di riabilitazione avrebbero fatto pressioni su chi conta per non perdere clienti, attirati dalle prospettive di guarigione assicurata dal metodo arrivato da Tel Aviv.

Fra i più severi nel giudicare le terapie proposte a Roma e Castellanza c’è anche Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini, la prima comunità terapeutica semiresidenziale d’Italia, aperta nel ’76 sotto l’egida della Croce Rossa. Nel ’92 ha cominciato a funzionare l’unità di strada, il camper antidroga fermo alla stazione Termini. In tre anni, migliaia di interventi, oltre ai mille giovani passati per Villa Maraini. Barra ha bocciato l’Urod già a marzo, quando se ne cominciò a parlare in Italia.

Ora rincara la dose: “Non c’è dimostrazione scientifica che in ventiquattrore si possa uscire dalla droga. Quel metodo può essere utile, ma non ha nulla di magico. E poi ci devono dire cosa danno ai pazienti mentre sono in anestesia”. Nel Lazio il popolo dei drogati è una piccola città: 50-60 mila persone.

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