Servizi

Sei drogato? Lo Stato non ti cura, licenzia

Da: “Corriere della Sera” del 19 febbraio 1985 – Roma.
Dibattito con Muccioli sulle tossicodipendenze

Lo Stato è generalmente un datore di lavoro di “manica” molto larga. Tollera quasi tutto. Non così invece nei confronti dei tossicodipendenti. Ne sa qualcosa Luigi Boe, commesso presso gli istituti di previdenza del Tesoro. Quando si è trattato di essere assunto definitivamente, dopo quattro anni di “285” si è visto chiudere la porta in faccia dall’amministrazione.

Troppo avevano pesato le continue assenze e il rendimento discontinuo che la sua condizione comportava. Ma il provvedimento è legittimo, è giusto? E’ l’interrogativo che si sono posti i sindacati dello Stato, CGIL, CISL, UIL e UNSA in una tavola rotonda alla quale hanno partecipato Vincenzo Muccioli della Comunità di San Patrignano, Alberto Bucci, presidente della sezione specializzata per le tossicodipendenze del tribunale civile di Roma, lo psichiatra Luigi Cancrini, il medico Massimo Barra del centro Villa Maraini.

Il “via” al dibattito è stato dato dallo stesso Muccioli, il quale ha sottolineato come il posto di lavoro sia un luogo “prezioso” per cogliere le situazioni di difficoltà esistenziale di un essere umano: “e la soluzione giusta non è il licenziamento ma l’affiancamento”.

E, ha aggiunto polemicamente, se è necessario creare queste strutture “lo si faccia, magari senza denigrare quelle esistenti”. Proprio la mancanza di assistenza da parte dello Stato è stata ricordata da Alberto Bucci, che con queste carenze si scontra ogni giorno nella sua azione di magistrato. Ha ricordato come una legge lungimirante come la 685 sulle tossicodipendenze non sia mai stata riempita con una normativa adeguata. La situazione attuale ha detto, “è assolutamente carente, schizofrenica, contraddittoria”.

Solo 17 USL, a Roma sono infatti dotate dei prescritti servizi assistenza tossicodipendenti (SAT). E anche dove il SAT esiste spesso non funziona. Difficoltà che sono state sottolineate anche da Massimo Barra del centro Villa Maraini. Barra ha parlato contro la tentazione di semplificare il problema della tossicodipendenza.

“La realtà non è una favola”, ha detto, “che si conclude con la “redenzione” finale. Ci sono molte fasi di tossicodipendenza e ciascuna va valutata per quello che è”. La soluzione non è dunque per Barra nell’ottenere un periodo di aspettativa per il lavoratore, quanto di stabilire un criterio di compatibilità tra la terapia e la condizione lavorativa del tossicodipendente.

Il professor Cancrini ha messo l’accento invece su due punti: quello della presenza sanitaria sui luoghi di lavoro e quello di un modo diverso di affrontare il problema della salute sul posto di lavoro. Che tenga conto, come sottolinea anche un documento sindacale, della possibilità di cure lunghe per malattie non irreversibili.

,