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Sedici idee antidroga

Da: “Il Manifesto” di sabato 28 agosto1993

Sedici proposte concrete. Per migliorare l’assistenza ai drogati e far decollare a Roma e provincia un sistema integrato, una rete di interventi differenziati di prevenzione e cura, sfruttando al meglio uomini e strutture esistenti. Proposte quasi a costo zero che, anzi, farebbero diminuire la spesa sanitaria complessiva.

E’ il programma del nuovo assessore provinciale alle politiche della solidarietà, il “tecnico” Massimo Barra, fondatore della comunità di Villa Maraini. Barra intende così rilanciare – “come integrazione e in perfetta sinergia” – il lavoro propedeutico già svolto da l’antiproibizionista Vanna Barenghi. alla quale il consiglio provinciale ha conferito una speciale delega per occuparsi dei problemi della tossicodipendenza. E il fondatore di Villa Maraini spera questa volta di trovare ascolto e collaborazione nelle altre istituzioni: dall’assessorato regionale alla sanità all’ordine dei medici, dalle Usl al comune e alla prefettura.

A disposizione, per il momento, solo una settantina di milioni, che il presidente Ricci promette di aumentare con il prossimo assestamento di bilancio. Ma Barra assicura che “comunque, anche senza soldi, andremo avanti lo stesso come abbiamo sempre fatto”. “La linea chiave del progetto – spiega Barra – è che per curare i tossicomani vi vuole gente competente e qualificata: non ci si deve permettere di trattare i tossicomani come malati di serie B, affidandoli al primo che capita. E non è possibile che chi ha raggiunto una competenza sia trasferito casualmente. Questi servizi devono avere pari dignità con gli altri”.

Per questo viene proposta una maggiore professionalizzazione del personale dei Sert con corsi di formazione intensivi. E gli stessi Sert – secondo Barra – devono essere riorganizzati (liberalizzando l’accesso), resi più flessibili e sburocratizzati. Come seconda priorità Barra auspica un migliore coordinamento tra tutte le realtà provinciali antidroga, per superare la logica dei compartimenti stagni e trasformarli in vasi comunicanti.

Un “tavolo permanente di incontro” dotato di poteri precisi, come quello di fornire pareri obbligatori anche se non vincolanti sulla destinazione dei finanziamenti per la lotta alla droga. Un modo per interrompere la latitanza della regione e per ridare voce agli operatori. frustrati dallo strapotere delle burocrazie.

“Sono schiacciati tra due fuochi – dice Barra – quello della lentezza dell’amministrazione e quello della disperazione del tossicomane che vuole tutto e subito”. Lo scandalo più grande però – secondo il nuovo assessore provinciale – è l’assenza a Roma e provincia di un servizio di assistenza di emergenza ai tossicomani aperto 24 ore su 24, “I Sert sono aperti solo di giorno, come se la notte non fosse il periodo più drammatico e disperato per chi soffre nella propria pelle”.

“C’è un medico per i concerti di musica classica all’Auditorium – dice Barra – ma non c’è un posto medico fisso a Termini, dove l’emergenza è quotidiana, ogni minuto”. I vantaggi di una struttura aperta anche di notte sarebbero immediati perché i tossicodipendenti, invece di rivolgersi impropriamente ai pronto soccorso degli ospedali “dove per paura vengono accolti malamente con reazioni aggressive di ignoranza e violenza” potrebbero trovare, in caso di necessità, un centro specializzate con personale qualificato.

Barra suggerisce una sperimentazione presso il Sert della Usl Rm10. Tra le altre proposte anche quella di utilizzare gli ex tossi-codipendenti nelle attività terapeutiche pubbliche e in progetti di “lavoro protetto”; un invito alla regione per la realizzazione di almeno 25 posti letto ospedalieri “dedicati” ai drogati; la creazione di “poli per le emergenze” dove convogliare le telefonate di soccorso e di un gruppo di lavoro presso la prefettura.

Infine, non ultimo per importanza, il potenziamento delle unità mobili di strada (sull’esempio del Camper Cri), per andare incontro ai drogati, e distribuzione di siringhe e profilattici per combattere la diffusione dell’infezione da Hiv (circa la metà dei tossicodipendenti sono sieropositivi). “L’obiettivo minimale comune – conclude Barra – è quello della riduzione del rischio: un tossicodipendente morto non si può più curare”.

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