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“Per i drogati non c’è un solo posto letto in tutta la città”

Da: “Il Tempo” di venerdì 3 gennaio 1992 – Roma.
Il bilancio del 1991 con Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini e consulente del Comune

Il primo morto per droga del 1992 è stato trovato nei bagni della stazione Termini vicino al binario 22. Si chiamava Giovanni Pancrazi. Accanto al suo corpo l’ultima siringa con le tracce dell’overdose di eroina che gli è stata fatale. Aveva venticinque anni, come quasi tutti i 96 morti dell’anno appena concluso.

Cinque in meno del 1990, ma dieci in più dell’88 e undici in più dell’89. Polizia e Carabinieri hanno arrestato l’anno scorso duemilacinquecento spacciatori e sequestrato trenta chili di eroina, settanta di cocaina e sessanta di cannabis.

La Guardia di Finanza ha invece sequestrato mezza tonnellata di sostanze stupefacenti e accertato trecentosessanta violazioni alla legge. Duecentottantuno persone sono state arrestate su un totale di 544 operazioni contro gli spacciatori.

I rapporti sul consumo di Sostanze stupefacenti considerano le quantità sequestrate appena il dieci per cento di quelle immesse sul mercato. Ed è questa la prima ragione dell’enorme importanza in cui vengono tenute le strutture di recupero e assistenza.

La legge contro la droga continua ad essere considerata un rimedio inefficace anche e soprattutto a Roma dove da un esame delle iniziative intraprese durante il ’91 appare il primo è più sconfortante dato. Manca il raccordo fra Comune, Usl e Regione.

Come pure è inesistente qualsiasi tipo di contatto fra i due assessorati comunali alla Sanità e all’Assistenza Sociale. Lo stesso assessore all’Assistenza ha dovuto ammettere che il Campidoglio non può affrontare alcun passo senza l’appoggio dei volontari e la scuola degli enti privati. Le cronache confermano.

Per anni Villa Maraini e il Ceis di Don Picchi, fra gli altri, hanno lavorato nel silenzio e lontano da ogni clamore. Il 1991 è stato l’anno dei primi passi delle Istituzioni verso un riconoscimento concreto. Di un’emergenza fatta di tre/quattromila tossicodipendenti che ogni giorno vengono assistiti dalle undici Usl abilitate e da dieci enti privati.

Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini e consulente del Comune, considera l’aumento delle richieste d’aiuto una delle poche luci contrapposte alle tante ombre nel cammino contro la droga. “Non c’è un solo posto letto – denuncia – per ricoverare i tossicodipendenti in crisi grave di astinenza.

Mi accontenterei se ne istituissero venti, invece niente. Gli ospedali non sono il posto giusto, ma quando è indispensabile si riesce a trovare un posto solo per grazia ricevuta. E’ assurdo”. E le carceri? “Il cinquanta per cento dei detenuti a Roma fa uso di sostanze stupefacenti.

Né a Rebibbia né a Regina Coeli c’è un presidio antidroga. Quando sollevo il problema mi rispondono che ci sono problemi di personale. Bene, nulla di più facile che trasferire quelli esterni delle Usl di competenza all’interno delle carceri.

Purtroppo questo non conviene a nessuno e allora nascono gli intoppi burocratici. Senza riflettere sul fatto che il detenuto in crisi è quello che ha più speranze di tentare la strada del recupero”.

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