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Nessuna risposta per Villa Maraini

Da: “Avvenire” di mercoledì 29 marzo 1978
TRA MAGRI FINANZIAMENTI E DISINTERESSE

Il direttore sanitario del San Camillo prof. Carlo Mastantuono, nella lettera che pubblichiamo in questa stessa pagina spiega alcune cose delle quali abbiamo detto ci sembra doveroso prendere atto. I termini però non li cambiamo proprio. Anzi sarebbe il caso di cominciare, magari per convenzione se non per convinzione, a usare tutti la stessa lingua parlando attorno alle tossicodipendenze. Non cambiamo i termini e ripetiamo: sulla pelle del tossicomane si continua a giocare a nascondino.

E, quel che è peggio, quando non si gioca ci si nasconde dietro i fili d’erba. Poi c’è anche chi fa come gli struzzi, ma quelli, l’hanno capito un po’ tutti, è meglio lasciarli stare. L’altro episodio di cui parliamo vede al centro, ancora una volta, la comunità terapeutica della Croce Rossa Italiana Villa Maraini, in via Ramazzini.

Ma la questione che ne discende tocca, in pratica, la maggior parte dei centri che si occupano dl terapia e riabilitazione nel settore delle tossicodipendenze: quella dell’interessamento e del finanziamento da parte delle istituzioni pubbliche. Qui, una volta tanto, non si parla, soltanto di soldi. Si parla invece anche di proposte, di buona volontà mostrata, di disponibilità.

Tutte cose non recepite evidentemente. Ecco, in breve, i fatti. Il 18 marzo 1980 il dottor Massimo Barra medico responsabile di Villa Maraini. scrive un promemoria sintetico ed esplicito: “Per L’On. Assessore alla Sanità del Comune di Roma”. In una cinquantina di righe dice esplicitamente: “Cari signori,Villa Maraini, oggi come oggi, comprende tre possibilità operative: centro diurno comunitario di assistenza e terapia, cooperativa di lavoro, attività ambulatoriale.

Funziona così, la frequentano tot. persone. Gli eroinomani seguiti assiduamente sono stati 250 in quasi tre anni di attività. Però, dice ancora con chiarezza il dottor Barra, ci sono anche dei limiti: l’assoluta mancanza di fondi, la limitazione dell’orario di apertura a 12 ore, l’impossibilità di attuare programmi di svezzamento rapido in ambiente alternativo al ricovero ospedaliero.

Per ovviare ai problemi, nella lettera, anzi nel “promemoria” inviato all’Assessore, da Villa Maraini si propongono nuove ipotesi operative: l’ampliamento del servizio fino a coprire le 24 ore, quindi l’istituzione di una comunità terapeutica a tempo pieno, l’istituzione di un valido centro clinico di svezzamento fuori dell’ambito ospedaliero.

Poi si prospetta anche l’impiego di farmaci sostitutivi nel centro clinico e nella CT a tempo pieno. Tutto in cinquanta righe, appena sfiorando con altrettanta chiarezza, il peso economico della riconversione, peraltro modesto. Sono trascorsi centocinquantaquattro giorni e dal Comune non è arrivata nemmeno una nota di risposta. A Villa Maraini cominciamo a credere che l’Assessore sia stato rapito.

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