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“Mio figlio si droga, fermatelo”

Da: “Corriere della Sera” di giovedì 14 dicembre 1995 – Roma
LA STORIA/Il giovane in crisi di astinenza è stato portatoa Villa Maraini ma è tornato in strada
Non vuole disintossicarsi, picchia il padre per avere i soldi

“Catturate mio figlio, obbligatelo a disintossicarsi. Io non ne posso più”. Ivo Travaglino, 50 anni, dipendente del Cotral è un padre disperato. Vive barricato nel suo appartamento di Castelnuovo di Porto, sulla Tiberina, col terrore delle ricorrenti sfuriate del ragazzo, pronto a tutto pur di ottenere il denaro che gli serve a bucarsi. Anche l’altra notte è successa la stessa storia.

In preda ad una violenta crisi di astinenza il giovane si è messo a tirar sassi alla finestra rompendo tutti i vetri. Urla, minacce, una scena sconvolgente. Di solito finiva che Ivo, non sopportando più quella pressione, gli passasse qualche biglietto da cinquanta per la dose. Ma stavolta non ha ceduto al ricatto ed ha chiuso a chiave il portone di casa.

A quel punto il figlio gli ha chiesto di telefonare a Villa Maraini dove esiste un servizio di pronto intervento droga attivo 24 ore su 24. Lui lo conosce per essersi già rivolto agli operatori del camper della stazione Termini. Un’ambulanza dei volontari del soccorso di Morlupo lo ha trasportato verso mezzanotte nel centro romano. Il ragazzo è stato assistito farmacologicamente, ha superato la crisi.

Ma ieri mattina se ne è andato via. Fra qualche giorno, forse già oggi potrebbe ricominciare a torturare il padre, un uomo esasperato che ha dilapidato tutti i suoi pochi averi per curare e foraggiare il figlio ventiquattrenne, eroinomane da cinque anni, completamente sbandato. Ora non ce la fa più e pone un interrogativo che riapre un dibattito sopito: “La mia casa e distrutta, io per curarlo sono finito sul lastrico. Le autorità non possono far finta di non accorgersi di niente.

Devono intervenire. Non è giusto che la legge aspetti il consenso del tossicodipendente perché inizi la terapia. Per il bene della famiglia e della società la cura dovrebbe essere imposta non appena viene segnalato il disagio”. Ma il trattamento sanitario obbligatorio non è previsto dalla legge Jervolino-Vassalli sulla droga, in vigore dal ’90.

Era invece contemplato dalla normativa precedente, la numero 685, giudicata paradossalmente una legge lassista. Fino ad allora però questa regola veniva applicata all’incontrario: in genere era il tossicodipendente che, respinto da un ospedale per curarsi, andava a far denuncia. Massimo Barra, presidente della Fondazione Villa Maraini quando parla di questo argomento alza la voce e si infervora: “Io sostengo che il ricovero coatto sia oltre che legittimo, doveroso.

Però deve essere limitato alle fasi in cui il soggetto è così assatanato da essere incapace di intendere e di volere. E poi dovrebbero esistere strutture idonee a questo tipo di emergenza e in Italia non ce ne sono e il tossicodipendente non può essere curato fra i malati normali. II problema secondo Barra viene completamente trascurato dalle comunità terapeutiche “impegnate sul fronte della rieducazione e non, come noi, su quello sanitario”.

Villa Maraini è l’unica struttura italiana attrezzata per le emergenze da droga (astinenza e overdose). Una Panda con a bordo medico, psicologo, un ex tossicodipendente e un volontario del soccorso si muove a qualsiasi ora del giorno e della notte per prendere i ragazzi a domicilio. Succede anche tre, quattro volte a notte. Travaglini è arrivato al centro con un occhio pesto e ha raccontato di aver ricevuto un pugno dal padre che non voleva sganciare i soldi.

Una storia drammatica. Vive di piccoli furti, dorme per strada, è scappato tre volte da una comunità francese e da quella di Amelia, è stato in carcere. “Mio figlio non può restare in circolazione – dice con un fil di voce il signor Ivo -. E’ pericoloso.

Io stesso l’ho denunciato ai carabinieri e alla procura. Ma nessuno mi ascolta”. L’ultima sua speranza è di poter portare il figlio al centro Cusmano di Anguillara Sabazia alla cui nascita hanno collaborato dieci comuni della provincia di Roma, tra i quali Castelnuovo di Porto.

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