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L’inchiesta sulla Croce Rossa “una vicenda che ci offende”

Da: “Il Tempo” di martedì 29 luglio 1986 – Roma.
Il direttore generale difende l’associazione

La buona immagine della Croce Rossa e la dignità del personale dipendente sono state difese, ieri mattina, durante una conferenza stampa, dal direttore generale, professor Renato Pons. L’incontro con i giornalisti è avvenuto nella sede del Comitato centrale, in via Toscana.

Il professor Pons ha illustrato la posizione ufficiale dell’associazione sui recenti sviluppi dell’inchiesta giudiziaria che ha portato all’emissione di 8 ordini di cattura e di oltre 50 comunicazioni contro altrettanti operatori della CRI romana (addetti al trasporto infermi) coinvolti in una serie di illeciti. “Siamo qui” – ha detto il direttore generale – “per fare il punto su una vicenda che ci fa dolore e profondamente ci offende.

Nei giorni scorsi la Croce Rossa si è trovata come travolta in un pantano e contro quest’associazione è iniziato una specie di gioco gratuito al massacro. Se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi ma non si può fare di tutta l’erba un fascio. L’operato di poche persone non può compromettere il corretto ed onesto comportamento della stragrande maggioranza degli operatori”.

“Per quanto riguarda l’inchiesta della magistratura” – ha continuato il direttore generale – “va chiarito che l’amministrazione ha denunciato per prima una serie di illeciti che vedevano coinvolti alcuni dipendenti e ha disposto l’avvio di un’indagine conoscitiva che, attualmente, ha portato alla sospensione di sei persone. In particolare le denunce sono state inviate il 18.2.82, il 22.11.84, il 9.9.85, il 5.8.85 e il 19.7.86.

Oltre a ciò, si è provveduto a fornire una serie di dati e di notizie richieste dalla Squadra traffico della Questura nel corso delle indagini”. “I problemi dell’associazione” (a parte quello della mancata definizione del ruolo e dei compiti istituzionali) “hanno un’origine lontana” – ha sottolineato il professor Pons. “La CRI, ha un deficit annuo di 12 miliardi e i politici non ne consentono il ripianamento. Anzi, le nuove assegnazioni non hanno superato il 6 per cento della spesa.

E pensare che un’autoambulanza nuova costa 40 milioni mentre una vettura attrezzata con apparecchiature di rianimazione supera anche i 100 milioni. Tutto ciò mentre l’organico continua ad essere ridotto del 30 per cento e il personale è costretto a lavorare in condizioni di grave disagio e ad effettuare turni massacranti. Unica “boccata d’ossigeno”: i cosiddetti lavoratori trimestrali che provengono dall’Ufficio di collocamento. Troppo poco se si pensa alla gravosità del servizio”.

“Invano” – ha concluso il direttore della CRI – “abbiamo chiesto, per Roma, l’istituzione dei distaccamenti di Pronto soccorso (ne occorrono 15). La centrale operativa di via Pacinotti non può fare i miracoli. Avremmo bisogno di 100 nuove autoambulanze. Nell’85 ce ne hanno dato 20, quest’anno solo 16. Di quelle in funzione, solitamente un terzo è in riparazione. Cosa si pretende dal personale in queste condizioni?”.

Fin qui la conferenza stampa. I recenti sviluppi dell’inchiesta giudiziaria hanno provocato intanto alcune prese di posizione tra le varie componenti della Croce Rossa. Il dottor Massimo Barra, Ispettore nazionale del Volontari del soccorso (a Roma sono oltre 200 e dipendono direttamente dal Comitato centrale della CRI) ha precisato che “l’opera dei volontari è del tutto gratuita” e che non deve essere creata confusione tra questi e chi, tra gli operatori del trasporto infermi, “si è lasciato trascinare in gravi episodi di cronaca nera”.

“Nella capitale” – spiega il dottor Barra – “i volontari provvedono al trasporto delle persone ammalate, da casa a casa o da casa all’ospedale e viceversa. Il servizio si svolge per prenotazione. Le autoambulanze a disposizione sono tre in tutto. I volontari prestano la propria opera per amore della comunità ed è per questo che, come tutti gli operatori onesti della CRI, rigettano con forza ogni tentativo generalizzato di criminalizzazione”.

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