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Liberi da “buco” in 24 ore ? “Così si spaccia speranza”

Da: “L’Unità” di lunedì 29 maggio 1995
Il “Giornale” lancia un metodo rivoluzionario per “guarire”.
Gli esperti ribattono: “Terribili illusioni per chi soffre”

Tutte negative, le reazioni all’articolo sul “rivoluzionario metodo” per uscire dall’eroina “in 24 ore” con cui ieri apriva Il Giornale. Manconi: “Spacciare speranze su questa materia è da irresponsabili”. Il fondatore di Villa Maraini, Massimo Barra: “Illusioni date a quei poveri disperati. E’ cattiveria della scienza “paludata””. Lo psichiatra Fanelli: “Formule magiche banalizzanti”. Feltri replica: “Noi abbiamo reazioni di speranza. Per esempio, Muccioli”.

ROMA “Liberi dalla droga in solo 24 ore”. Così ieri recitava il titolo d’apertura del Giornale. E spiegava poi come in una clinica del Nord Italia “sarà introdotto tra venti giorni un rivoluzionario metodo chirurgico che in un giorno elimina la schiavitù del “buco” senza dover affrontare le crisi di astinenza”. Nell’articolo si spiega che il metodo, ideato in Spagna dallo psichiatra Juan José Lagarda, consiste in una somministrazione sotto narcosi del noto farmaco antagonista degli oppiacei Naltrexone, usato con un “trucco”, non chiarito, nei tempi e nel dosaggio.

Si scrive poi che è stato esportato in Israele, Grecia, Messico, Portorico. E che su 1.500 casi, a dieci mesi dal trattamento le guarigioni sono oltre il 70 percento. Si scrive anche che “la detossificazione totale è avvenuta nel cento per cento dei casi”. Anzi lo dice, tra virgolette, un anonimo medico dell’anonimo centro italiano. Motivo del segreto, secondo l’articolo, il timore di un’ondata di richieste che “potrebbero travolgere la neonata, fragile struttura”.

Sarà poi lo stesso Vittorio Feltri a spiegare che nomi e indirizzo dovrebbero essere invece dati nei prossimi giorni. Le reazioni allo “scoop” sono negative, ma Feltri non si scompone. “Cosa dica Cancrini non mi interessa. Noi anzi abbiamo registrato reazioni di speranza e interesse da parte degli addetti ai Lavori. Per esempio, da parte di Muccioli. E poi, in casi simili, si sa che c’è sempre chi reagisce negando”. Non ravvisa, Feltri, alcun inganno nel modo di presentare la notizia.

“E’ irresponsabile spacciare speranze su materia che più delicata al mondo non esiste”. Il senatore Luigi Manconi, che segue da tempo la “materia” droga, ha letto con attenzione l’articolo. “Purtroppo – prosegue – come fonte abbiamo solo quella, per ora. E dunque debbo dire che trattare le terapie come la Madonna di Civitavecchia richiama, in effetti, il reato di abuso della credulità popolare. Fatto tanto più grave, in questo caso, perché i destinatari del messaggio sono soggetti ancor più fragili ed esposti dei tossicodipendenti, ovvero i loro familiari”.

E siccome nell’articolo si parla di detossificazione al 100×100, Manconi sottolinea: “Questo metodo, per come è stato presentato, equivale alle bottigliette per guarire gli storpi di Aldo Giacomo Giovanni della Gialappa’s band. Voglio dire, siamo seri: i meccanismi che producono la tossicodipendenza sono assai complessi e altrettanto complesse sono le strategie per curarla. Nessuna terapia unilaterale è efficace, se non si agisce contemporaneamente sul piano psicologico e sociale, farmacologico e relazionale”. Massimo Barra, fondatore e direttore del centro di Villa Maraini, è ancora più duro.

“Il Giornale ha avuto momenti migliori, in passato. Mi dispiace soprattutto per le solite illusioni che vengono date a quei poveri disperati e ai genitori. Quel metodo mi sembra una delle tante cattiverie che la scienza “paludata” fa ai tossicodipendenti. Il Naltrexone noi lo usiamo. E’ un ottimo drug free, in soggetti motivati. Però non è vero che produce tremende crisi di astinenza, come dice l’articolo. In realtà, non va dato quando la dipendenza è in atto.

E noi infatti lo somministriamo in pillole, ma solo dopo dieci giorni in cui il soggetto non si è drogato. Loro invece propongono un metodo da cavalli. Secondo me, i giornali che pubblicano cose del genere sono criminali. Bisognerebbe spiegare che si è tentato anche mettendo le pasticche di Naltrexone sotto cute, ma c’è chi se lì strappate via dall’inguine con le unghie. Il problema fondamentale non è smettere di drogarsi, ma la voglia di ricominciare.

E’ quella l’essenza della tossicomania. Se il soggetto non è motivato, è tutto inutile. In passato, facevano gli elettroschok, o anche gli schok insulinici. I tossicodipendenti ne uscivano senza sapere più nemmeno il proprio nome. Ma la prima cosa che ricordavano era il nome dello spacciatore”. Antonio Fenelli, psichiatra, lavora nella periferia romana del Laurentino 38, spesso anche con tossicodipendenti.

“Del collega spagnolo non si può ancora dire, non sapendone nulla, se magari abbia fatto studi che risulteranno utilissimi. Ma certo il primo impatto è brutto: la formula magica, la banalizzazione dell’uomo. In questa fase, comunque, c’è una rinascita virulenta della psichiatria biologica. Si definiscono in termini di malattie biochimiche tutte le malattie mentali. Di conseguenza, lo si fa anche con la tossicomania. Così si rischia di scordare che non c’è una mente separata dal corpo, che non esistono le malattie ma i malati.

Creare l’aspettativa di una soluzione farmacologia, in realtà, significa chiudere un cerchio. Già l’assunzione di droga è un modo per mettere tra sé e il mondo una sostanza che aiuta. Con il farmaco si fa la stessa cosa”. Infine, lo psichiatra segnala una novità: “Gli ex tossicodipendenti che vengono da noi sono in aumento. In molti, usciti dalla dipendenza, cercano una cura mentale”.

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