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Le comunità: “Si ai controlli”

Da: “Il Manifesto” di martedì 15 novembre 1994

I controlli? Ben vengano. L’iniziativa del ministro della sanità Raffaele Costa, che ha annunciato di voler avviare dei controlli nelle comunità di recupero dei tossicodipendenti, non spaventa i responsabili delle strutture che annunciano porte agli ispettori ministeriali. “Plaude” addirittura il fondatore dalla comunità “Giovanni XXIII”, don Oreste Benzi. “Già nel marzo del ’93 – ha detto il sacerdote – avevo invitato le autorità a sollevare il velo sulle comunità, non per condannarle ma per salvarle demitizzandole. In quella occasione denunciai l’esistenza di violenze, casi di morte sospette, desaparecidos, violenze sessuali, su cui indagare”.

“Concordo pertanto con il ministro Costa – ha proseguito Benzi – sull’esigenza di attivare controlli sistematici che non devono però essere di tipo burocratico, come prevedeva l’accordo Stato-regioni, ma finalizzati a verificare i risultati pur nel rispetto della creatività di ogni comunità terapeutica”. “Chiediamo però al ministro – ha detto in conclusione don Benzi – che i controlli interessino anche l’operato dei servizi pubblici e le comunità gestite da enti pubblici, altrimenti l’iniziativa annunciata da Costa sarebbe discriminatoria e inaccettabile”.

“Aperti e disponibili a qualsiasi forma di controllo sul percorso terapeutico adottato” si sono detti anche i responsabili della comunità “Ceis” di don Mario Picchi. “Le nostre porte – dicono al Ceis – sono e rimarranno sempre aperte”. Ad auspicare che i controlli annunciati “siano fatti in maniera intelligente e non si trasformino nell’esaltazione della burocrazia” è stato anche Massima Barra, responsabile della comunità “Villa Maraini”. “In questa fase di revisionismo – ha affermato Barra – sarebbe opportuno smetterla con la divisione manichea tra comunità e servizi pubblici”.

“Nel mezzo esiste una vasta gamma di possibilità terapeutiche non sfruttate, ad esempio, si potrebbe consentire alle comunità di gestire la terapia farmacologica”. “Al fine di fare veramente chiarezza, inoltre, invito il ministro Costa – ha concluso Barra – a rendere pubbici gli elenchi dei contributi erogati dallo Stato negli ultimi 10 anni alle strutture private”. “Stupito” che si pensi a introdurre controlli “solo ora” si è detto don Vinicio Albanesi, fondatore della comunità di Capodarco e presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca).

“Al di là delle vicende di San Patrignano – ha detto Albanesi – già in tempi passati si erano verificati casi di irregolarità (truffe, abusi, improvvisazioni), condannati dalla magistratura. Ci auguriamo che queste verifiche avvengano affrontando tutti i veri problemi degli interventi dl recupero compresi i risultati”. “Inoltre – ha sottolineato Albanesi – l’integrazione d’intesa Stato-regioni recentemente introdotta dal ministro, che garantisce la qualifica di operatore di comunità a chi ha esperienza ci due anni, con la sola autocertificazione del responsabile della comunità stessa, non va certamente nel senso di sostegno alla scientificità, all’efficienza e alla trasparenza”

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