Servizi

La reazione delle comunità

Da: “RES – Risposte Esperienze Servizi” Agenzia di informazione sociale Anno IV – n.12 del 15 ottobre 1994
Tossicodipendenza

Le varie comunità, attraverso i loro responsabili, sembrano avere accettato favorevolmente i controlli proposti dai ministro. Da questo punto di vista uno dei più soddisfatti è sicuramente don Oreste Benzi, responsabile della comunità Giovanni XXIII di Rimini.

“Già nel marzo del 93 – dichiara don Benzi – avevo invitato le autorità a sollevare il velo sulle comunità, non per condannarle ma per salvarle demitizzandole”. Vale la pena ricordare che in quella occasione don Benzi aveva denunciato morti sospette, sparizioni, violenze e altri episodi oscuri sui quali indagare. Don Benzi chiede però che questi controlli non siano di tipo burocratico, ma finalizzato ad una verifica dei risultati, pur nel rispetto della “creatività di ogni comunità terapeutica”; chiede inoltre che siano riservati anche ai servizi pubblici e alle comunità gestite dai pubblico, altrimenti si tratterebbe di una discriminazione.

“Le nostre porte sono e rimarranno sempre aperte” rispondono ai CeIS di don Mario Picchi, mentre Massimo Barra della comunità “Villa Maraini” auspica che tali controlli vengano portati avanti in maniera intelligente e non si trasformino “nellÕesaltazione della burocrazia”. Ma Barra cerca di allargare il discorso, dichiarandosi stufo della “divisione manichea tra comunità e servizi pubblici”. A suo modo di dire esistono una serie di possibilità inesplorate che si collocano tra questi due estremi; egli inoltre invita il ministro ad una operazione di trasparenza, pubblicando l’entità dei contributi erogati dallo Stato, negli ultimi 10 anni, alle strutture private.

Don Vinicio Albanesi, presidente del Cnca, si definisce meravigliato che la questione dei controlli sia stata posta sul tappeto solamente ora, visto che episodi dubbi ve ne sono da lungo tempo e precedono di molto la vicenda San Patrignano. Albanesi dichiara che tale controllo è auspicabile perché le comunità anche se gestite dal privato sociale hanno interesse pubblico, e che esso deve riguardare anche i risultati ottenuti dalla struttura.

“Stia attento piuttosto il ministro Costa – dichiara don Albanesi – a chi sostiene la totale libertà di terapeuticità, appellandosi a strampalate teorie terapeutiche e sociali”. Albanesi ripercorre poi una vicenda sulla quale si colloca su posizioni opposte rispetto a quelle di molti responsabili di comunità: “Inoltre – sottolinea Albanesi – l’integrazione all’intesa Stato-Regioni, recentemente introdotta dal ministro, che garantisce la qualifica di operatore di comunità a chi ha esperienza di due anni, con la sola autocertificazione del responsabile della comunità stessa, non va certamente nel senso di sostegno alla scientificità, all’efficienza e alla trasparenza”.

,