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La Croce Rossa nel Sahel

Da: Croce Rossa Italiana Notizie Rivista Bimestrale Anno III – N.4 Luglio-Agosto 1985
Intervista a Massimo Barra

Il Dottor Massimo Barra, Presidente della Commissione sviluppo della Lega ha visitato Niamey e tre paesi della regione per rendersi conto del lavoro della delegazione Sahel che, secondo lui, è “la più forte espressione della volontà di integrare le operazioni di soccorso con lo sviluppo delle società nazionali”. E’ stato a Niamey l’8 maggio, giornata mondiale della Croce Rossa. In quella occasione Jean Michel Delmotte (Giornalista belga) delegato presso la Lega delle Società di Croce Rossa all’Informazione per le Operazioni di soccorso e di sviluppo nel Sahel, risiedente a Niamey (Nigere) con la delegazione Ligue Sahel, ha rivolto al Dr. Barra alcune domande:

Allora, “la jeunesse, ça marche”?
Certamente. I giovani sono, nello stesso tempo, la maggioranza ed il futuro. Lo sviluppo delle società passa dunque attraverso loro. La Croce Rossa non deve avere niente di un’organizzazione aristocratica, nasce dalla base e la base è la gioventù. Oggi giorno ovunque nel mondo, la Croce Rossa offre ai giovani la possibilità di impegnarsi in progetti ambiziosi ed entusiasmanti.

Che tipo di progetti?
L’aiuto alle vittime di catastrofi, della siccità, per esempio: nei paesi ricchi come quelli in via di sviluppo. Ogni azione di soccorso, al nord ed al sud, è la base dello sviluppo di una società nazionale. Certamente la catastrofe non è fine a se stessa; ma essa porta con se impegno ed entusiasmo. La disgrazia degli uni attira verso la Croce Rossa numerosi volontari che, spontaneamente, offrono il loro servizio e si organizzano.

Anche qui in Africa?
E consuetudine che bisogna creare. Il concetto che le azioni di soccorso generano lo sviluppo della Società nazionale, che sono i volontari presenti presso i delegati della lega che creano e costruiscono la Croce Rossa, è un concetto nuovo nel Sahel. Ma questa idea si sta facendo strada. E irreversibile; legata alla storia. Sono i volontari, riuniti in comitati locali, che sono il potere reale di una società di Croce Rossa; la democrazia diretta, in un certo senso. Tutto ciò è nuovo in questi paesi in cui la struttura dirigente esisteva senza alcuna base importante. Occorre dunque, ora che le operazioni di soccorso hanno suscitato un volontariato organizzato, che si operi la sintesi tra la base ed il vertice.

Non è questo il compito dei delegati allo sviluppo?
Certamente. E’ un compito delicato, di sensibilità, poiché occorre contemporaneamente formare i quadri della Croce Rossa alla base e dare prova alla struttura dirigente della validità di queste formazioni. Un lavoro difficile che richiede tatto per non traumatizzare tutto ciò che ha il merito di già esistere. Il delegato deve esplorare ed aprire una via accettabile da tutti.

In pratica, cosa può significare tutto ciò in un paese del Sahel?
Deve innanzi tutto essere l’associazione sistematica della Società nazionale alle operazioni di soccorso. Inoltre l’addestramento Croce Rossa per i soccorritori ed i volontari. Infine la costituzione di gruppi organizzati. Da questi gruppi nascerà una vita associata e sociale e… altre attività di sviluppo.Tutto ciò, tengo a ripeterlo, senza scossoni e senza caos. Passo dopo passo.

A che punto sono i “Consorzi”?
L’idea di associazione è antica come il mondo. Di paesi che si associano per soccorrerne un altro sono piene le pagine della storia. E lo slogan che è nuovo. Bisogna dire che l’aspetto importante dei consorzi è l’alimentazione delle identità nazionali in un contenitore comune, esclusivamente solidale ed umanitario con ciascun paese che lasci nel guardaroba i propri limiti geopolitici. Ecco una grande idea della Croce Rossa: l’avere oltrepassato le visuali provinciali e dimostrato che un Umanesimo universale e disinteressato è possibile. La migliore prova è data da quelle società nazionali che ingaggiano delegati di altre nazionalità.

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