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La Croce Rossa decide di chiudere il centro antidroga del Portuense

Da: “Corriere della Sera” di venerdì 17 febbraio 1978
Un provvedimento destinato a suscitare polemiche

La Croce Rossa ha deciso di chiudere, a partire dal prossimo 31 marzo, il centro antidroga di Villa Maraini, al quartiere Portuense: si tratta dell’unica comunità “diurna” per tossicomani che esiste attualmente a Roma. Nel centro, vengono ospitati dalla mattina alla sera giovani eroinomani, i quali svolgono attività di lavoro, ricevono una paga e vengono avviati alla disintossicazione. Il lavoro riguarda la coltivazione dell’orto e del giardino.

L’allevamento di animali da cortile, l’artigianato con produzioni in pelle e lana e disegni su vetro. Attualmente, a Villa Maraini fanno parte della comunità dieci ragazzi, tutti poco più che ventenni. Ma in totale, in un anno e mezzo di vita del centro, sono oltre quaranta i ragazzi che hanno usufruito del servizio. Per una permanenza media di circa sei mesi. Va sottolineato che a Villa Maraini non viene seguita la terapia del metadone, anche se i giovani possono rifornirsi di questo farmaco sostitutivo dell’eroina, assai criticato, presso il Centro antidroga del Comune: un organismo che è legato a Villa Maraini da un rapporto di collaborazione.

Perché la Croce Rossa ha deciso di porre termine all’esperimento? La delibera è stata presa dal comitato centrale della Cri in seguito alla relazione di un’apposita commissione, composta in prevalenza da burocrati. La commissione ha giudicato positivo l’esperimento, ma sembra abbia sottolineato che il tipo di attività non rientra fra i compiti istituzionali dell’ente. Rilievo determinante è stato attribuito anche alla voce “spese”.

Ma qui s’innesta una polemica. I calcoli della commissione, infatti, si concludono con l’osservazione che sarebbero necessari, per fare funzionare il centro, 200 milioni l’anno. Il dottor Massimo Barra, medico di Villa Maraini, osserva: “Le spese complessive non sono state superiori a un milione al mese. Ciò senza tenere conto di un’unica voce aggiuntiva: lo stipendio delle cinque persone della Cri, di grado militare, che lavorano nel centro come medici o psicologi.

Occorre precisare, tuttavia, che queste persone prestano la propria opera anche in altri servizi dell’ente. Lo stipendio, quindi, pesa su Villa Maraini soltanto per una frazione del totale. Il resto dell’attività viene svolto da gruppi di volontari, soprattutto laureati in medicina. Quanto ai ragazzi, che provengono da tutte le classi sociali, e che in genere sono scelti fra i tossicomani in più critiche condizioni, essi ricevono quattromila lire al giorno.

Di questa somma, mille lire vengono però detratte per il pranzo, del quale si occupano gli stessi ragazzi nel corso della riunione della mattina. Quando vengono venduti gli oggetti artigianali dei giovani, il ricavato viene diviso fra i membri della comunità. La decisione della Croce Rossa, ora, ha colto un po’ tutti di sorpresa.

“Se non ci sarà un ripensamento”, affermano gli operatori del centro, “l’unica soluzione potrebbe essere quella di proseguire l’esperimento inserendolo nel piano antidroga della Regione, laddove essa prevede una serie di disposizioni sulle attività di volontariato.

Con la Croce Rossa, potrebbe essere stipulata in questo senso una convenzione. Per restare alle cifre, una giornata di ricovero di un giovane tossicomane in ospedale costa 60 mila lire al giorno. In un centro come questo, soltanto ottomila lire al giorno”.

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