Servizi

Influenza, l’ospedale chiede aiuto alla Croce Rossa

Da: “Corriere della Sera” di sabato 27 gennaio 1990 – Roma
Ventotto volontari presteranno servizio al Policlinico di Roma affollato di malati

L’influenza “cinese”, dopo aver messo a letto mezza Italia, rischia adesso di mettere in ginocchio le strutture ospedaliere romane. I reparti di medicina interna sono ovunque saturi: il San Giovanni ha disposto la chiusura dell’accettazione, il Policlinico, il più grande ospedale di Roma, e del Centro-Sud, ha chiesto aiuto alla Croce Rossa.

L’invito è stato raccolto e dieci infermiere volontarie, dieci volontari del soccorso ed otto pionieri sono stati messi a disposizione del direttore sanitario del Policlinico Carlo Mastrantuono. Il personale “servirà ad assistere i malati” spiega il dottor Massimo Barra, ispettore generale della Cri: “Non svolgerà lavoro infermieristico: ci hanno chiesto aiuto e noi siamo accorsi, perché l’influenza di quest’anno è veramente brutta.

Svolgo il mio lavoro in una clinica per lungodegenti, ed ho potuto constatare come rispetto agli anni scorsi questo virus dia spesso complicazioni bronchitiche e broncopolmonitiche”. Nonostante fosse atteso ed il vaccino già pronto, il virus dagli occhi a mandorla ha colpito pesantemente gran parte degli italiani, al punto che in una nota la Croce Rossa spiega che “l’epidemia e le relative complicanze hanno aggravato la già precaria situazione di ricovero negli ospedali romani, rendendo ancor più difficile l’opera assistenziale del personale”.

Al San Giovanni hanno 4 reparti di medicina interna strapieni come dice il vice direttore sanitario Pasquale Amleto Preite. E aggiunge: “Questa influenza è pericolosa soprattutto se colpisce le persone cardiopatiche o diabetiche, ed è per questo che abbiamo molti ricoveri”. Quando sarà riaperta l’accettazione? “Abbiamo dato disposizione per una chiusura di 48 ore, poi vedremo”.

La situazione romana in questo senso è emblematica. Al punto che il Movimento Federativo Democratico ed il Tribunale per i diritti del malato hanno chiesto ai medici di famiglia di evitare “il ricorso indiscriminato al ricovero in ospedale dei romani colpiti dalla cinese”.

Ma la replica dei medici è pronta: “Se i medici di famiglia avessero ricoverato tutte le persone colpite dalla “cinese”, già da tempo gli ospedali sarebbero tutti al collasso” afferma il segretario nazionale della Fimmg, la Federazione Italiana dei Medici di Famiglia, Mario Boni. Anzi, “i medici hanno fatto tutto il possibile, senza per˜ far correre dei rischi ai pazienti affidati alle loro cure.
Ma la mancanza assoluta di personale paramedico sul territorio” – prosegue Mario Boni – “e l’impossibilità di utilizzare gli specialisti a domicilio, l’impossibilità per il medico di famiglia di poter compiere a domicilio del paziente piccole indagini di laboratorio, non permettono molte volte di affrontare con tranquillità, innanzitutto per il paziente, alcune patologie anche semplici, senza fargli correre rischi”.

Ed i medici di famiglia affermano di avere la coscienza più che tranquilla perché “a suo tempo abbiamo chiesto al servizio sanitario nazionale la possibilità di praticare nei soggetti più deboli la vaccinazione, che avrebbe vietato un esplodere cos“ forte dell’influenza. E’ stato per˜ impedito perché le strutture non erano in grado di praticarlo”.

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