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In campo il sindacato sui problemi della droga

Da: “La Repubblica” di sabato 16 giugno 1979
Al convegno sulle tossicodipendenze di “Radio Blu”

ROMA – “Fino ad oggi il sindacato di fronte al problema della droga ha chiuso gli occhi facendo finta che non esista, come facevano le dame dell’epoca vittoriana a proposito del sesso”. Con questa severa autocritica Giorgio Benvenuto, segretario confederale Uil, ha introdotto il suo intervento al convegno “Droga in quale direzione?”, promosso dall’emittente privata romana, Radio Blu trasmesso in diretta da oltre 70 radio libere.

E questa autocritica, con l’impegno del segretario della Uil a lavorare per recuperare i ritardi accumulati, è stato il fatto più nuovo e significavo del convegno. C’e’ da segnalare anche, come episodio importante, la richiesta del partito radicale, fatta dal segretario Jean Fabre, di una pressoché totale liberalizzazione del consumo di canapa indiana. Jean Fabre ha chiesto l’impegno di tutti perché sia consentito dalla legge il trasporto, l’importazione e la coltivazione per uso personale dei derivati della cannabis (hashish e marijuana).

Contemporaneamente a questa richiesta, ha annunciato che nella sede del partito radicale verrà praticata la disubbidienza civile: “coltiveremo canapa indiana”. Ma torniamo all’intervento di Giorgio Benvenuto. Secondo il leader sindacale gli schemi con cui si è mosso il sindacato sono ormai vecchi. Troppo facile, comodo, rassicurante è lo schema di una classe operaia sia pure sfruttata, certo, ma matura ed evoluta che lotta, con la sua organizzazione dl classe, per affermare i valori di cui portatrice, per costruire il suo paradiso sulla terra.

E di fronte a questo territorio della classe operaia, ma da essa separata da un muro quasi invalicabile, la terra di nessuno, degli emarginati, dei lumpen, dove non ci sono valori positivi, dove non c’è lotta perché non c’è la presa di coscienza di una condizione collettiva ma solo la sommatoria dei tanti singoli privati, in una condizione degradante, dove non torna conto, e anzi può essere fuorviante, che mettano piede le organizzazioni di classe”.

Ecco, questa “autocritica”, che forse vale non solo per il problema della droga e più in generale per il problema giovanile, apre la strada ad un impegno dei sindacati che si concreterà, come primo passo, nella formazione di un centro che studi il problema (il Centro di iniziativa sociale sulla droga, che sarà diretto da un Comitato dei promotori e da un comitato scientifico).

E dopo, forse, il sindacato potrà anche muoversi nella direzione delle comunità di recupero autogestite, una alternativa rispetto alle iniziative cattoliche che sostituiscono alla droga la fede. Comunque è essenziale che le istituzioni tradizionali della sinistra prendano coscienza del problema, e certamente il passo di Giorgio Benvenuto avrà un effetto positivo. Jean Fabre, in polemica con altri oratori (fra cui Massimo Barra, della comunità romana di “Villa Maraini”) ha sostenuto la tesi della soggettività del tossicodipendente.

Il consumo di droga è un fatto in cui lo Stato non dovrebbe entrare, è un fatto di “presa di coscienza” personale. Ma anche, e questo è molto importante, ha insistito sulla necessità di arrivare ad una somministrazione controllata dell’eroina ai tossicodipendenti attraverso le strutture sanitarie pubbliche.

Questa misura avrebbe l’effetto di stroncare, o di ridurre l’importanza del mercato nero. Stessa considerazione, avvalorata anche dalla non nocività della sostanza, per la canapa indiana. Se i consumatori fossero sottratti alla clandestinità, ci sarebbe anche meno pericolo di entrare in contatto con droghe pesanti.

Qui e là, soprattutto durante l’intervento di Barra e di Cancrini il convegno è stato punteggiato dalle contestazioni e dalle polemiche. Ma, in ultima analisi, è stato un passo avanti per la presa di coscienza collettiva di un problema l’eroina, che ha raggiunto dimensioni enormi.

A Roma, ormai, si vendono 5.000 siringhe di plastica da endovenose alla settimana a clienti, di una età compresa tra i 18 e i 22 anni. Sono 5.000 e “spade” usate per bucare con l’eroina.

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