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Il San Raffaele: continueremo ad accettare tossicodipendenti

Da: “Il Messaggero” venerdì 8 settembre
Le cure antidroga proseguono
E intanto piovono pesanti critiche sul metodo israeliano, accusato di illudere le famiglie, e per di più a prezzi molto alti.

ROMA – Droga e disintossicazione: storie di inviti, lettere e prese di posizione. Da una parte il ministero della Sanità usa le “comunicazioni” per non determinare una bocciatura e dall’altra don Verzè, presidente del San Raffaele di Milano, non si lascia scappare l’opportunità e comunica di andare dritto per la sua strada. “Il San Raffaele non respingerà nessun malato di droga che sia stato selezionato per il metodo Urod”. Mentre Guzzanti spiega la mancanza di un’ordinanza che imponga la sospensione del trattamento, dicendo “non volevamo bloccare completamento questo trattamento che nella fase acuta si è dimostrato valido”.

Don Verzè incalza: “So quello che faccio, come uomo, come sacerdote e come operatore sanitario”. In realtà la decisione di sospendere il trattamento Urod, presa dal ministro, dopo il parere espresso dagli esperti, si quindi tradotta in un “invito” all’interruzione. Ma se tutto questo non sarà rispettato?. E così tra lettere che arrivano in ritardo, fax che ribadiscono la sospensione temporanea, illusione e speranza nei tossicodipendenti si alternano dietro le porte di una clinica chiusa. Sono circa settanta i ragazzi già ricoverati che vedranno portare a termine il trattamento nella clinica S. Maria di Castellanza, ma per quelli in lista d’attesa si aspettano altri colpi di scena.

Solo lunedì, fa sapere la regione Lombardia, sarà deciso se la struttura avrà di nuovo il via libera. C’è rabbia tra quanti si sono visti chiudere le porte in faccia. C’è disperazione tra coloro che speravano finalmente di vedere un pò di luce nella loro vita. Una ragazza si è sentita male perchè in crisi di astinenza: un’ambulanza l’ha trasportata all’ospedale di Gallarate. Una madre è arrivata da Firenze con due figlie da disintossicare, per lei come per tutti gli altri la delusione e la disperazione ha preso il sopravvento.

Anche a Roma, stesso dramma. “Li abbiamo dovuti rimandare a casa, in lacrime, ora ai drogati non resta che la droga”. E’ l’amaro commento del direttore sanitario della casa di cura “Ars medica”, Antonio Guarnieri che ipotizza: “dietro tutto ciò possono esserci interessi economici e di potere”. E oltre alla sospensione una pioggia di critiche ha sommerso il metodo di disintossicazione rapida israeliana. “I protocolli non servono. I farmaci sono conosciuti. L’uso è inappropriato e pericoloso”, questo è il responso senza appello dei Servizi pubblici delle tossicodipendenze (Sert).

Il professor Alessandro Tagliamonte, ordinario di farmacologia all’università di Siena e presidente del Sert ha affermato che: “la disassuefazione viene già effettuata nei servizi pubblici. E il metodo Urod ha soltanto qualcosa di magico, di sciamanico. E nella clinica non può esistere nulla del genere. Si tratta solo di una grande business”. E Massimo Barra, direttore di Villa Maraini, ha aggiunto: “Que-sto metodo è colpevole. Violenta i tossicodipendenti, lasciando credere che ci si possa disintossicare in una notte o in dieci giorni. non si esce dalla droga con le chiacchiere”.

Igro Maremmi, psichiatra all’università di Pisa, racconta: “Anni fa sperimentammo un metodo simile all’Urod. Accogliemmo tossicodipendenti da eroina per disintossicarli sotto controllo farmacologico. Dopo circa una settimana, una volta “puliti” cominciavano la terapia con il Naltrexone. I risultati furono fallimentari. L’80 per cento dei pazienti, a distanza di sei mesi, era ricaduto nella dro-ga”.
Dalle comunità di recupero, la bocciatura al metodo è stata praticamente unanime. Don Mazzi attacca: “Cosa c’entra la disintossicazione con l’uscita dalla tossicodipendenza? Ci sono centinaia di ragazzi che pensano di essersi liberati e poi ci ricadono. Di “saltimbanchi” ce ne erano tanti, ma che ora arrivino negli istituti scientifici mi sembra troppo”.

Anche il gruppo Abele si schiera contro: “I Sert, con qualche giorno in più perché non utilizzano la narcosi, propongono la stessa cura gratuitamente”.

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