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I Volontari del soccorso

Da: Difesa Civile Editrice Sirio – Anno I – N¡ 4 settembre/ottobre 1993

UN VERO E PROPRIO ESERCITO CON 32.000 EFFETTIVI
Sono uomini e donne di età compresa tra i 18 e 65 anni, impegnati quotidianamente nel trasporto dei feriti, nell’assistenza ospedaliera e ai tossicodipendenti sotto le insegne della Croce Rossa. In un anno le loro ambulanze hanno percorso ventisei milioni di chilometri. Dice il loro capo: “L’emergenza per noi è routine”
di ALFREDO PASSARELLI

Un esercito con oltre trentaduemila effettivi tra donne in maggioranza e uomini, che dispone di circa millecinquecento ambulanze, molte delle quali “fuoristrada”, cinquantanove autocarri, novantuno tra rimorchi e carrelli, decine di roulottes alloggio, ufficio, infermiera; centoquaranta gruppi elettrogeni, migliaia di tende, circa duemila stazioni fisse e mobili.

Questi sono i Volontari del Soccorso, la branca più attiva, dinamica e numerosa della Croce Rossa Italiana, senza nulla togliere alle altre componenti della benemerita organizzazione. Diffusi capillarmente su tutto il territorio nazionale ma soprattutto nell’Italia settentrionale, sono in massima parte lavoratori che, accanto a un numero crescente di studenti, dedicano una parte della loro vita alla cura del prossimo, pronti a intervenire con le loro strutture in caso di calamità.

Ma se una emergenza dovesse verificarsi, loro sono pronti ad affrontarla serenamente perché il loro lavoro è un training continuo e faticoso, che va dal trasporto degli infermi mediante ambulanze, all’assistenza ospedaliera a quella domiciliare e ai tossicodipendenti con frequenti corsi di aggiornamento in tema di interventi per la protezione civile, della quale rappresentano la componente senza dubbio più qualificata e organizzata.

Di età compresa tra i diciotto e i sessantadue anni, i Volontari del soccorso della Cri contano nelle loro file più di mille infermieri, quasi seicento medici e circa milletrecento laureati in altre discipline soprattutto scientifiche ma soprattutto su persone in grado di guidare ogni genere di automezzi, di mettere in funzione a tempo di record tendopoli e attrezzature sanitarie e di attivare efficienti stazioni radio, cioè di stabilire collegamenti sicuri, base indispensabile per il coordinamento, tali da consentire la più razionale distribuzione delle forze nelle emergenze, durante le quali è necessario sapere con esattezza dove si trovino depositi, posti di pronto soccorso, depuratori d’acqua e quale sia la loro potenzialità.

Ma, fattore pregiudiziale nelle calamità, i Volontari del Soccorso sono autosufficienti, non finiscono per gravare, cioè, come pure ancora accade, sulle altre organizzazioni. Dice Massimo Barra, Ispettore Nazionale dei Volontari del Soccorso cioè il “comandante generale” di questo esercito: “Dobbiamo tener conto di un fatto saliente: il volontariato di protezione civile non può essere “sciolto”, non può entrare in funzione il giorno dell’emergenza.

Deve essere organizzato in gruppi che si allenino e si affiatino a lungo e non solo durante le esercitazioni che sono qualcosa di falso. Occorre operare ogni giorno nella vita quotidiana per poter essere in grado di intervenire nelle calamità. Accanto a poche organizzazioni, come le Misericordie, ce ne sono purtroppo altre che “sognano” la catastrofe per poter agire.

E questo è assolutamente inaccettabile”. Qual è l’elemento chiave nelle emergenze? “Il coordinamento. Seguito dalla capacità di saper mantenere l’impegno assunto quando è passata l’onda della emotività. La pressione esercitata dai mass media nelle emergenze ci fa sentire buoni, sollecita i nostri istinti migliori, quello della solidarietà soprattutto, ci spinge ad agire.

Ma quando il pericolo è passato, quando il lavoro comincia a pesare, quando tutti se ne vanno ma resta ancora tanto da fare e si passa alla routine, lì si dimostra la capacità organizzativa, l’efficienza di chi fa protezione civile non solo a parole”. Un esempio “La Croce Rossa Italiana ha allestito un campo profughi a Jesolo. (Segue alla pagina sujccessiva >>)

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