Servizi

I vent’anni di Villa Maraini

Da: “Erasmo”, rivista bimestrale della CRI, anno ottavo, n.44, luglio-agosto 1996 – Roma.
Un’occasione non rituale per fare il punto su un’importante istituzione terapeutica romana Il senso di un’esperienza

Chi si accingesse, domani, ad affrontare la storia di Villa Maraini e della sua Fondazione, si troverebbe di fronte ad una scelta ben precisa.
Partire da un’idea, un’intuizione per molti versi felice ma altrettanto ardita, singolare per quei tempi (parliamo di vent’anni fa, quando principi e concetti quali quelli elaborati e sviluppati da Massimo Barra, da quello sul “periodo dell’innamoramento per l’eroina” alla ricerca della motivazione “a guarire” non sfioravano neppure la mente degli operatori chiamati ad affrontare il fenomeno, e il problema) e ricostruirne l’evoluzione naturale nella realizzazione progressiva della struttura che oggi costituisce un autentico fiore all’occhiello della Croce Rossa, attraverso le varie fasi organizzative e operative.

Oppure ripercorrere un itinerario più ideale, e quindi meno evidente, un itinerario avvertibile nella pratica quotidiana delle mille battaglie e discussioni contro la burocrazia e l’ottusità e i pregiudizi presenti ad ogni livello politico e sociale, pubblico e privato. Un continuo affrontare ostacoli e difficoltà non sempre palesi e dichiarate per l’affermazione di quell’idea, quell’intuizione basate soprattutto sul concetto-slogan “Dai a chi si droga un motivo per smettere”.

Come che sia, si tratterà di ricostruire una filosofia vincente, che i riconoscimenti ufficiali ottenuti anche in occasione dei recenti festeggiamenti per il ventesimo anniversario dell’istituzione, contribuiscono ad avallare ancor più agli occhi delle autorità e dell’opinione pubblica, anche se per continuare ad affermarsi necessita continuamente di supporti e conforti, economici e finanziari anzitutto, che occasioni come questa cerimonia di fine luglio possono e devono soltanto stimolare.

In fondo, gli interventi del Commissario Straordinario Mariapia Garavaglia, del Ministro Flick e del Presidente della Regione Badaloni nonché quelli di Massimo Barra e del Presidente Tomasuolo sono serviti soprattutto a rendersi conto della necessità di darsi da fare, di impegnarsi in ogni modo affinché Villa Maraini non rimanga soltanto un’esperienza stupenda ed esaltante ma anche, e diremmo soprattutto, la preziosa ed esemplare testimonianza di un impegno civile e sociale che può – e deve – soltanto rimanere oggetto dl emulazione per un futuro ancora degno di essere definito umano.
Ecco perché, oltre che come laboratorio di ricerca, questa impresa va sostenuta in ogni senso, ed ecco perché – come ha affermato la Garavaglia in quell’occasione “se nemmeno la C.R.I. riesce a garantire la sopravvivenza a Villa Maraini, allora termini come solidarietà, volontariato e umanità davvero hanno perso ogni loro valore e significato”.

,