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Hanno scoperto una nuova droga a portata di mano

Da: “Il Tempo” di sabato 27 agosto 1983
Un veleno alternativo acquistabile con le “ricette ripetitive”
L’improvvisa, straordinaria richiesta di quella medicina ha rivelato l’uso improprio che ne fanno i tossicodipendenti. Dosi massicce quotidiane con poche migliaia di lire. Preoccupanti conseguenze cliniche e sociali. Una richiesta al Ministero della Sanità affinché il prodotto analgesico sia classificato fra gli stupefacenti

I tossicodipendenti romani hanno scoperto una mezza manna. Con una ricetta ripetibile (di quelle cioè che si mostrano al farmacista e si rimettono in tasca, buone per altri innumerevoli acquisti) è infatti possibile comperare un prodotto analgesico, di uso abbastanza comune, che può trasformarsi in droga “alternativa”. Nell’uso terapeutico il prodotto – di cui tralasciamo il nome commerciale, che di pubblicità e “interna” ne ha fin troppa – è indicato prevalentemente per dolori ossei ed articolari, ma è comunque un ottimo analgesico generale. In questi casi il contenuto delle fiale si inietta per via intramuscolare.

L’uso “alternativo” è stato scoperto, probabilmente quasi per caso, da qualche tossicodipendente che poi ha sparso la voce. Lo stesso prodotto – a base di lefetamina, una molecola di sintesi sviluppata recentemente in Giappone – iniettato in vena produce infatti uno stato dl alterazione di coscienza che, pur non essendo equiparabile all’effetto degli oppiacei, è comunque molto gradito al soggetti dipendenti da eroina o da morfina. Si è avuta la certezza della dimensione grave del fenomeno quando la richiesta di quel farmaco all’improvviso è straordinariamente aumentata tanto che alcune farmacie ne sono risultate sprovviste.

Il problema correlato all’uso improprio del prodotto è di due ordini di valore: uno tecnicomorale, derivante dal pericolo oggettivo che può derivare dall’uso massiccio dell’analgesico (le fiale contengono anche una percentuale di anestetico, un derivato della procaina, destinato a limitare il fastidio per l’uso intramuscolare), l’altro tecnicolegale connesso alla facilità di reperimento della medicina che si sta piazzando sul mercato come alternativa alla droga illegale. Né il problema è fittizio o limitato.

Le vendite dell’analgesico sono infatti aumentate vertiginosamente in alcune zone della città e, secondo alcuni medici, si sarebbero già verificati un paio di casi di assuefazione specifica. Fermo restando, com’è naturale, che il problema delle tossicodipendenze non è annientabile con una lotta limitata alla droga come sostanza, è certo però che una limitazione del mercato legale di questi improvvisati “sostitutivi” è a dir poco auspicabile.

Per questa ragione, sul caso specifico, si è mosso il responsabile medico della comunità terapeutica “Villa Maraini” della CRI, il dottor Massimo Barra, che ha trasmesso una nota ai Ministero della Sanità affinché il prodotto analgesico in questione venga spostato nell’ambito delle tabelle che comprendono le specialità farmaceutiche.

Se trasferirlo tra gli stupefacenti può apparire eccessivo – forse frenerebbe la prescrizione da parte dei medici nell’uso pi comune – sarebbe comunque possibile lasciarlo in vendita con ricetta non ripetibile. E’ una “goccia nell’oceano”? Può darsi.

Ma la realtà numerica dimostra un’evoluzione preoccupante. Il caso, registrato, di un eroinomane che ha lasciato la droga da strada arrivando al triste record di cinquanta fiale di questo analgesico ogni giorno (un totale di 150cc.) è indicativo.

Che poi non divenga una droga alternativa ma solo un sostituto o un condimento del regime chimico quotidiano del tossicodipendente, il fatto resta nella sua gravità e la soluzione, almeno in questo caso, è facilissima.

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