Servizi

Giovani senza frontiere

Da: “Crescere” Rivista mensile di presenza cristiana Anno X – n.11 – novembre 1971 – Editrice Apes

A Oaxtepec (Messico) si è svolto nell’ottobre scorso il Primo Congresso mondiale dei giovani della Croce Rossa: un incontro al di sopra di ogni barriera nel segno di un comune ideale – Nostra intervista con Massimo Barra, consigliere nazionale della Croce Rossa giovanile italiana: cinquemila giovani impegnati in un servizio umanitario.

Per la stampa italiana, il primo Congresso Mondiale della Croce Rossa giovanile, che si è svolto in Messico ai primi di ottobre, non ha fatto notizia: – l’avvenimento è stato del tutto ignorato dalla pubblica opinione. Ma i giornali italiani hanno avuto torto. L’incontro di centinaia di giovani provenienti da ogni continente, che si riuniscono e discutono i mezzi pratici per fare del bene, costituisce, con i tempi che corrono, un fatto di grande rilievo, perchè ci offre, dei giovani, un’immagine diversa dall’abituale identikit con cui vengono raffigurati.

Noi abbiamo accostato questi giovani – abbiamo voluto sapere da loro chi sono, cosa fanno, perchè lo fanno. E così abbiamo scoperto che ci sono in Italia cinquemila giovani che ignorando le “ideologie”, si sono impegnati per un “servizio” volontario ispirato dal sentimento della fraternità. Abbiamo chiesto a Massimo Barra, 24 anni, laureando in medicina, già presidente della Croce Rossa giovanile di Roma, ed ora consigliere nazionale, di farci un pò la storia dell’associazione. “La Croce Rossa Giovanile – egli ci ha detto – è un’associazione volontaria sorta nel 1947.

Raggruppa giovani dai 15 ai 30 anni che vengono chiamati ‘Pionieri della Croce Rossa Italiana’. Fino a cinque anni fa, l’associazione ha vivacchiato alla meglio, praticamente ignorata da tutti. Esistevano soltanto dieci gruppi in tutta Italia, a Roma eravamo una quarantina d’iscritti. E non avevamo alcun programma operativo; più che altro, eravamo un club di amici che si riunivano nella sede della Croce Rossa. L’unica attività svolta era la propaganda per la donazione di sangue. Ma poi ci siamo chiesti se valeva la pena di continuare così, se non c’era modo migliore di impiegare le nostre energie giovanili.

Così abbiamo deciso di allargare la nostra attività: abbiamo incominciato ad occuparci degli spastici e dei subnormali, poi del doposcuola nelle borgate. Nel frattempo, con alcuni amici di Torino, Milano e Vercelli, abbiamo creato altri gruppi in altre città. Oggi i gruppi sono 43 e gli iscritti attivi 5.000″. Che scopi si proponeva questo primo Congresso Mondiale della gioventù di Croce Rossa? “Lo scopo principale era quello di affermare e presentare al Consiglio dei Governatori, che è l’organo supremo della Lega delle Società di Croce Rossa (così si chiama la Croce Rossa internazionale che opera in tempo di pace e che raggruppa tutte le Associazioni Nazionali) l’esigenza di rinnovare le strutture dell’istituzione, favorendo l’inserimento dei giovani nei posti direttivi.

Fino a due anni fa, la Croce Rossa, non soltanto in Italia ma dovunque, era appannaggio di gente anziana, dai 70 anni in su. Persino il Comitè de la Jeunesse era formato da veri e propri vegliardi. Contro questo stato di cose i giovani si sono ribellati, rivendicando a sè il diritto di dirigere le proprie associazioni. Ma questa istanza incontrava in tutti i Paesi delle notevoli resistenze. E allora i giovani si sono appellati ai dirigenti della istituzione mondiale. In sostanza, il discorso fatto a Oaxtepec, in Messico, è questo: noi vogliamo impegnarci, siamo disponibili per i compiti propri della Croce Rossa e siamo in grado di assumerci delle responsabilità.

Lasciate quindi nelle nostre mani la Croce Rossa giovanile e dateci la possibilità di ricoprire mansioni direttive. Il nostro è un impegno responsabile: la Croce Rossa può fare un sacco di bene in tutto il mondo se si deciderà a sfruttare le nostre energie giovanili. – Non sarà facile raggiungere il traguardo che ci siamo proposti: ma ormai la nostra istanza non potrà più essere ignorata”. Quali impressioni hai tratto da questo incontro di giovani? “Non sono nuovo a queste esperienze, avendo partecipato ad altri congressi del genere, ma le impressioni che ne ho riportate sono ugualmente entusiasmanti.

Innanzitutto, riveste un significato molto positivo la prova di responsabilità che hanno dato questi ottocento giovani, provenienti da 50 paesi di tutti i continenti. Di fronte agli ostacoli che incontra il loro desiderio di fare, di impegnarsi, di lavorare per un ideale umanitario, ostacoli e resistenze che nascono dall’innegabile conflitto esistente fra la generazione degli anziani e la nostra, essi non hanno assunto posizioni radicali, di aperta contestazione, di lotta frontale. Hanno chiesto il colloquio, hanno offerto la loro collaborazione e nello stesso tempo hanno chiesto la collaborazione degli anziani. (Segue alla pagina successiva >>)

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