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Fenomenologia della droga

Da: “Erasmo” Bimestrale della Croce Rossa Italiana. Anno 2 settembreottobre 1990

Di libri sulla droga, in questi ultimi anni, ne sono usciti davvero molti e, in linea di massima possono essere suddivisi in due categorie: quelli scritti da drogati che raccontano le loro esperienze e quelli scritti da “esperti” che analizzano il fenomeno dai rispettivi punti di vista. “Droghe e drogati” di massimo Barra e Vittorio Lelli (editrice INAUA L. 22.000) ha il pregio di compendiare ambedue gli approcci: quello fenomenologico e quello scientifico.

Il libro infatti è stato scritto da due persone che, pur vivendo quotidianamente il problema droga, se ne sanno astrarre mediante una interpretazione specifica che è quella della loro professione. I due autori infatti, sono medici ed operano nel campo delle tossicodipendenze fin dal lontano 1973. Entrambi poi appartengono al Gruppo di Esperti sulle tossicomanie giovanili della Croce Rossa Internazionale, il dottor Barra come presidente e il dottor Lelli come segretario. Massimo Barra inoltre è stato fra gli iniziatori delle esperienze terapeutiche di Villa Maraini ed è direttore dell’omonima fondazione.

Se non altro per questa loro esperienza e professionalità acquisita sul campo, sembra quasi che lo scopo principale del libro sia quello di voler sfatare gli innumerevoli luoghi comuni che spesso appaiono sui vari mass media sul fenomeno droga. Questa particolare impostazione già traspare dalle prime pagine del libro nelle quali si definisce cos’è la droga. “Droga è qualunque sostanza estranea all’organismo capace di modificarlo quando viene assunta”. è chiaro che, data questa definizione, molte sostanze possono essere definite droghe: dall’alcool al tabacco, dai farmaci all’eroina.

Naturalmente questa definizione non ha lo scopo di sminuire la pericolosità di ciò che normalmente si intende per droga, quanto quella di impostare correttamente, cioè scientificamente, il problema. Di notevole interesse, per questa originalità di impostazione, è anche quella parte del libro in cui si parla delle cause per le quali ci si droga. Contrariamente al sociologismo imperante in questo campo, gli autori affermano che il problema droga non può essere trattato come un problema sociale in quanto è fondamentalmente un problema individuale; questo perché i drogati non sono una categoria: “dopo aver conosciuto oltre diecimila tossicomani – afferma il dottor Barra – non mi sembra di poter trovare un minimo comune denominatore che li abbia portati al consumo”.

Sempre in quest’ottica di confutazione dei luoghi comuni, va vista anche l’analisi sugli effetti delle varie droghe. Spesso si sente dire che la droga fa star male chi la assume: niente di più falso. L’eroina, ad esempio, è un potente antipsicotico e antidepressivo; per cui chi la assume, almeno inizialmente, ne trae grandi benefici psicofisici venendo liberato inizialmente dall’ansia, dalle paure ed in genere da quei “malesseri esistenziali” cos“ diffusi nei giovani.

Non si spiegherebbe altrimenti l’enorme successo di questa droga se non alla luce di queste sue capacità terapeutiche. Infine, altra demitizzazione di notevole interesse, è quella che riguarda l’opera di prevenzione. “Fino a qualche tempo fa – spiega il dottor Lelli – si pensava che l’informazione scientificamente corretta sui rischi ed i pericoli della assunzione di sostanze stupefacenti fosse per eccellenza il mezzo per una giusta prevenzione. Con gli anni e l’esperienza acquisita si è dovuto constatare che le cose non stanno proprio così”.

“Il messaggio del tipo – non fate questo perché fa male – caro alla maggior parte delle campagne di prevenzione, è una grande illusione – afferma il dottor Barra – perché, da un lato l’uomo è sempre insensibile a messaggi di questo genere, e dall’altro perché l’atto di drogarsi non attiene alla sfera della logica e della razionalità ma a quella sottocorticale delle emozioni, dei sentimenti, dell’assoluto irrazionale che, per altro, tanta parte ha nei nostri comportamenti. (Segue alla pagina successiva >>)

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