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“E’ giusto distinguere, ma non legalizzare”

Da: “Vita” del 16 febbraio 1995
Dai terapeuti italiani un no corale

Depenalizzare si, legalizzare no. E’ questo il senso delle prime reazioni alla nuova proposta francese. Lo stesso ministro Simone Veil ha preso con beneficio d’inventario le misure proposte dal rapporto Henrion, in quanto ritenute deboli in materia di prevenzione. “I lavori in questa direzione proseguiranno – ha affermato, comunque, Madame Veil – Sono pronti i fondi per ulteriori ricerche, ma è impossibile prendere ora una decisione definitiva”.

In Italia, nonostante la legislazione sia già più permissiva, le perplessità in materia non mancano, Mario Santi, responsabile delle Comunità pubbliche italiane per i tossicodipendenti concorda con il ministro francese. “Innanzitutto cautela: prima di prendere qualsiasi decisione bisogna studiare bene tutta la questione e definirla nei particolari. Ma per me non ci saranno benefici: il popolo dei consumatori di droghe leggere è composto soprattutto da ragazzi, e non crea problemi gravi alla società.

La legislazione dovrebbe piuttosto provvedere in maniera adeguata per quelle sostanze veramente pericolose, come l’eroina, che non devono essere sottovalutate. Lo Stato non deve incoraggiare la clandestinità ma nemmeno permettere la vendita di queste sostanze, seppure leggere, in tabaccheria”. La distinzione fra droghe leggere e pesanti a cui sta arrivando la Francia è condivisa da Don Vinicio Albanesi, del Cnca: “Prevedere un uguale trattamento non ha molto senso, ma la depenalizzazione alimenta la cultura al consumo e questo non è educativo.

Legalizzare le droghe significa prendere atto di una situazione alla quale non si ha la forza di rimediare. Tipico di una società permissiva e non propositiva, come dovrebbe essere. Bisogna, inoltre, tenere presente che, soprattutto in un primo momento, ci sarebbe una grossa espansione del consumo”. Dello stesso parere è Massimo Barra, responsabile di Villa Maraini: “Io sono per un consumo regolato da sanzioni amministrative e non dal carcere.

Però liberalizzare la droga leggera mi lascia perplesso perché vuol dire arrendersi e rinunciare a una cultura della salute e dell’igiene mentale. Un simile provvedimento non tutela la salute di tutti e chi ne subirà le conseguenze saranno i più deboli, i malati, coloro che non sono integrati nella società e che saranno spinti ad allontanarsi ancora di più dalla realtà e a emarginarsi.

La liberalizzazione non serve a chi è in salute e fa un uso sporadico di droghe leggere, ma peggiorerà le condizioni di chi vi ricorre in modo pesante e che, nelle intenzioni, dovrebbe invece essere recuperato”. Ancora più critico verso l’iniziativa francese è Don Antonio Mazzi, del gruppo Exodus: “La depenalizzazione è frutto di una visione sballata del problema. In questo modo, la società concede invece di esigere.

Rinuncia all’impegno, al senso del dovere e alla coscienza, e tratta i cittadini come bambini viziati, continuando a regalare capricci. Meglio uno spinello che il buco, pensa Henrion. Si dovrebbe responsabilizzare invece. E poi la legalizzazione è un concetto superato di vent’anni, quando si poteva distinguere tra cannabis e iniezione di eroina. Oggi la liturgia dello sballo prevede un uso pesantissimo della droga leggera e un cocktail letale di stupefacenti, tali da potersi considerare allo stesso livello di quelle pesanti”.

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