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Duro il fronte degli oppositori “Il problema è non ricaderci”

Da: “Corriere della Sera” di venerdì 8 settembre 1995

ROMA – Luca, trent’anni, occhi azzurri, falegname. Lui la battaglia contro la droga è riuscito a vincerla. Da di-ciannove mesi ne è fuori e lo racconta con gioia, lodando la propria forza di volontà: “L’ho davvero voluto – confida illuminandosi – altrimenti non ce l’avrei fatta. Dopo che ho superato la ruota (la crisi d’astinenza, ndr) ho preso per qualche mese il Naltrexone, ma non tutti se la sentono perché è impegnativo.

Se ti torna la voglia di farti rischi l’overdose. Soltanto io so. cosa ho passato e adesso quelli che parlano della guarigione rapida me fanno ride”. Luca è un ospite di Villa Maraini dove dono passati migliaia di ragazzi. massacrati dall’eroina. Il presidente della fondazione, Massimo Barra, che è anche consigliere del Sitd (Società italiana tossicodipendenze), ha lanciato un appello che suona come una sconfessione totale dell'”Urod”, il sistema di disintossicazione ultrarapido bloccato dal ministero della Sanità: “Invitando i 500 pazienti di Castellanza a tentare il recupero qui da noi, dove sono già passati mille ragazzi.

Lo facciamo gratis e con risultati trasparenti. Il problema non è smettere ma non ricominciare”. Dopo il veto ministeriale non si trova una persona disposta a riabilitare l’antidroga importato da Israele e adottato anche dall’Ars Medica di Roma col nome di Drugstop. La clinica ha interrotto gli interventi detossificanti pur non avendo ricevuto comunicazioni ufficiali. Aveva già trattato 4 persone, ieri sarebbe stato il turno di altre due.

Alessandro Tagliamone, farmacologo di Siena, del Sitd, parlando dell’operazione “Hope”, così la chiamano al San Raffaele, critica soprattutto l’uso del Naltrexone, il farmaco che viene prescritto ai pazienti già “puliti” dall’eroina grazie a un bombardamento di antioppiacei inoculati in regime di anestesia: “Il Naltrexone è molto diverso dal metadone. Induce un profondo malessere perché impedisce di godere della sostanza di cui è dipendente.

Se il ragazzo non è motivato, torna a bucarsi e rischia l’overdose”. Secondo Carlo Valenzi, responsabile della Federazione operatori pubblici, nel ’94 nel Lazio oltre 5 mila persone sono state trattate gratuitamente con il discusso antagonista dell’eroina: “Per ottenere risultati è indispensabile la motivazione. I servizi pubblici non fanno false promesse e soprattutto, non intervengono al costo di 12 milioni”.

Poi la testimonianza di Igro Maremmani, psichiatra. A Pisa, hanno provato una formula simile all’ “Urod”: dono sei mesi, l’ottanta percento dei pazienti era tornato nel tunnel. Adesso il futuro del metodo è affidato al giudizio del ministero che, sulla base della documentazione inviata dal San Raffaele, deciderà se dare l’autorizzazione. Il farmacologo milanese Michele Carruba però avverte: “Se lo studio sarà approvato dovrà essere gratuito, senza chiedere soldi alle persone. Non è mai successo che un malato in sperimentazione paghi di tasca propria”.

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