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Droghe e drogati

Da: “Il Delfino” novembre – dicembre 1990
Massimo Barra, Vittorio Lelli

Ogni nuova grammatica dilatino si limita a scopiazzare qui e là le vecchie, rimestando gli elementi sì da farli apparire nuovi, ammoniva un mio vecchio professore. Idem per la pubblicistica che affronta il tema tossicodipendenza. Cosicché le poche voci autentiche di chi racconta il proprio lavoro in trincea, sintetizzando lunghe esperienze e gettando con competenza lo sguardo verso il futuro, appaiono mosche bianche.

Una di queste voci, documentata e convincente, polemica e dialettica quanto basta per farsi seguire con attenzione, appartiene a Massimo Barra, dirigente della Croce Rossa e consulente del Comune di Roma. Il suo ultimo volume è un dialogo con un collega medico, come lui legato soprattutto all’esperienza di Villa Maraini, comunità diurna a metà fra pubblico e privato, che da sempre segue casi difficili, inadatti a percorsi che escludano per principio l’uso di farmaci sostitutivi.

Particolarmente stimolanti il capitolo su evoluzione e terapia; quello sull’astinenza, mitizzata e gonfiata di falsità, dunque da ridimensionare; quello su incontri e colloqui, che riporta di operatori spesso vanitosi, incerti, stanchi e di tossicomani attori, manipolatori, seduttori, capaci di giochi abilissimi, a volte diabolici, per sopravvivere.

E a farne le spese è chi gli sta intorno. Molto spazio è concesso agli aspetti farmacologici della questione, ma sempre nel riflesso dell’operatività quotidiana. Su due punti, che da sempre Barra sostiene, è difficile concordare. Il primo: il metadone resta uno strumento validissimo per il tossicodipendente.

Poiché col tempo la dipendenza tenderebbe naturalmente a ridursi, gli anni metadonizzati possono essere anni di vita regalati a chi poi lascerà la droga. Secondo: le comunità terapeutiche, specie quelle che dispongono di una fase di preparazione pi o meno lunga, creerebbero una corsia ad imbuto per cui si salvano solo quelli fortissimamente motivati. Ma l’A. dice poi anche cose molto intelligenti al proposito: “E’ la C.T. che si adatta ai bisogni e non viceversa.

Quando avverrà il contrario, la C.T. avrà perso la sua flessibilità per trasformarsi in risposta istituzionale sclerotica e opprimente”. Detto che l’equazione informazione – prevenzione vale per l’Aids ma è totalmente illusoria per la droga, Barra e Lelli riportano in appendice alcune circolari che il Ministero della Sanità ha emanato per orientare i servizi delle USL.

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