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Droga, “ragazzi difficili” dietro le sbarre

Da: “L’unità” del 7 dicembre 1991 – Roma.
Identikit dei tossicodipendenti detenuti a Rebibbia e a Regina Coeli, realizzato dagli operatori di Villa Maraini. Uno su tre ha iniziato a bucarsi da minorenne. Il 26% delle donne associa l’eroina alla nascita dei figli
Ha iniziato con la droga da ragazzino, poi ha fatto sempre dentro e fuori dal carcere. Il 41 % non ha mai avuto contatti con Sat o comunità, il 56% viene da famiglie disgregate. E’ la condizione-tipo dei tossicodipendenti detenuti secondo la ricerca degli operatori di Villa Maraini. Intanto 59 minori di Casal del Marmo fanno appello al ministro Martelli: “Siamo troppi e le celle fanno schifo”.

Hanno iniziato a drogarsi giovanissimi. Molti, la maggior parte, hanno passato più tempo in carcere che fuori. Vengono da famiglie povere, piene di figli e di problemi, e dalle periferie degradate della capitale. Non hanno finito neppure la scuola dell’obbligo. Se donne, spesso hanno figli, ma non per questo hanno smesso di drogarsi. Anzi.

Quasi tutti hanno alle spalle anni e anni di tossicodipendenza. E spesso in tutto questo tempo l’unico contatto di aiuto, nel carcere e fuori, è stato con gli operatori di Villa Maraini. Questo è l’identikit del tossicodipendente detenuto nelle carceri romane. Lo hanno tratteggiato proprio loro, gli operatori pubblici del Progetto Carcere di Villa Maraini.

E’ il risultato di una ricerca pubblicata in un primo quaderno di studi che è stato presentato ieri nella sala arancione della biblioteca della Camera con la partecipazione di Mariella Gramaglia, parlamentare della Sinistra indipendente. Dei cento ragazzi (73 uomini e 27 donne) esaminati nel campione, il 30% provengono da tre zone della città: Montesacro – Nuovo Salario – Tufello, Torre Spaccata – Tor Bella Monaca – Casilino, Primavalle – Boccea – Casalotti. Soltanto il 9% ha un diploma d’istruzione superiore mentre oltre il 33% ha solo la licenza elementare. Il 56% ha situazioni familiari drammatiche (genitori separati o morti).

Il 41% ha iniziato la “carriera” della tossicomania quando era ancora minorenne e quindi ha un “anzianità” molto alta: nel 73% dei casi con più di otto anni di esperienza con la droga (non solo eroina, ma anche alcol e psicofarmaci). Pochi, solo il 16%, hanno provato a smettere in una comunità terapeutica, mentre il 41% degli intervistati non si è mai rivolto a un servizio d’assistenza, pubblico o privato che sia.

Oltre alla droga, l’altra esperienza che conoscono meglio è il carcere: il 33% dei ragazzi ha iniziato a collezionare condanne prima ancora di compiere il diciottesimo anno d’età. Solo il 13% è per la prima volta in carcere. Più della metà ha già cinque detenzioni alle spalle, molti (il 20% degli uomini e il 7% delle donne) sono stati reclusi più di dieci volte.

E comunque, nella maggioranza dei casi, hanno da scontare una pena superiore ai due anni. “Tutto ciò fa capire come la realtà carceraria tenda sempre più alla cronicizzazione dei problemi – dice lo psicologo Vincenzo Palmieri – mentre incontriamo molte difficoltà ad ottenere per i nostri ragazzi arresti domiciliari o altri provvedimenti alternativi al carcere”. Palmieri racconta la storia di due sorelle, una delle quali incensurata, trovate con una modica quantità di eroina (cinque grammi), che hanno avuto condanne a cinque e otto anni.

“La legge sulla droga è una cattiva legge”, dice Gramaglia che è anche tra i promotori del referendum abrogativo. E Massimo Barra, direttore di Villa Maraini, contesta soprattutto la limitazione dell’uso del metadone e le sezioni speciali per tossicodipendenti e malati di Aids dentro ai carceri. “Le sezioni per tossici sono un ghetto – dice Barra – dove si parla solo di roba e di come sconvolgersi con quel poco di sostanze che riescono a entrare”.

Il primo febbraio, è stato annunciato da Barra, il servizio pubblico antidroga inaugurerà i giri notturni settimanali di camper per contattare i tossicodipendenti in strada. Intanto ieri l’Arci e la rivista Ora d’Aria rendono noto che 59 ragazze e ragazzi detenuti nel penitenziario minorile di Casal del Marmo hanno mandato una petizione al ministro della Giustizia Claudio Martelli.

La petizione denuncia il degrado e il sovraffollamento dell’istituto, mentre un’intera palazzina del complesso resta vuota. Era stata destinata tanti anni fa a ospitare i mafiosi pentiti che però non sono arrivati.

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