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Droga, gli “ex” discutono la legge

Da: “Corriere della Sera” di venerdì 16 dicembre 1988 – Roma.
Acceso dibattito sulla nuova normativa nella “storica” comunità di Villa Maraini

L’hanno definita una “legge a tavolino”. Loro che con la droga ci convivono e ci lavorano ogni giorno, quelle nuove norme sugli stupefacenti non riescono proprio a comprenderle. Loro sono medici, magistrati, psicologi ed esperti dello Scia, il Sistema cittadino integrato antidroga che tra comunità, assistenza telefonica e Sat segue giornalmente cinquecento tossicodipendenti. Ieri si sono riuniti nella comunità terapeutica “Villa Maraini” per parlare dell’emergenza droga.

“Al contrario di quanto succede di solito, noi non vogliamo dire di quello che faremo per questo grande problema, bensì quello che abbiamo fatto e vorremmo continuare a fare”. Massimo Barra, consulente del Comune di Roma per le tossicodipendenze, adopera il condizionale. “Vorrebbero continuare”, sì perché tra gli impegni dello Scia c’è anche un “progetto carcere”, dove da un anno e mezzo si lavora per far uscire i tossicodipendenti dalle prigioni recuperandoli nelle comunità.

“E invece con la nuova legge avverrà tutto il contrario – commenta preoccupata Maria Monteleone, magistrato di sorveglianza impegnata nel progetto – ma, oltre a tutte le valutazioni metodologiche negative, dove pensano di metterli i tossicodipendenti che oggi rappresentano già il 40 per cento dei circa 35 mila detenuti romani?”.

“Non vengano poi a parlare di cifre e statistiche – ribatte Alberto Bucci, magistrato presidente della sezione civile tossicodipendenze di Roma – perché se dopo qualche tempo dalla nuova legge le percentuali dei drogati risulteranno diminuite, questo avverrà solamente perché ad aumentare sarà la realtà sommersa.

E verrà così vanificato tutto il lavoro svolto faticosamente fino ad oggi per il recupero dei drogati: come potranno, una volta criminalizzati, venire allo scoperto per chiedere aiuto ed assistenza?”. Una legge a tavolino. Per Vittorio Lelli, direttore del Sat del San Camillo, le nuove norme sono addirittura una “pillola natalizia per calmare l’opinione pubblica”. “Aumenta l’emergenza sostiene infatti Lelli – e il governo si sente in dovere di dare segnali di decisionismo rinnovato. Ma perché invece non si tenta di applicare seriamente la legge 685 del 1975 che oggi è disattesa almeno al 70 per cento?”.

Per Ambretta Rampolli la nuova legge è un’espressione dell’attuale momento storico. Direttore dei Servizi sociali (settore adulti) presso il ministero di Grazia e Giustizia, Ambretta Rampolli lavora per i tossicodipendenti dagli inizi degli anni Sessanta, quando la droga a Roma era ancora “questa sconosciuta”.

“Si parla del diavolo oggi – dice – e la demonizzazione è ormai una pratica diffusa. Si demonizzano gli emarginati, i poveri, i malati e perché non quindi anche i tossicodipendenti?”. Una legge a tavolino. “Hanno criminalizzato gli spinelli, ma nessuno ha pensato alle droghe legali, alcool e stupefacenti sono molto più dannosi di una sigaretta alla marijuana”.

A parlare ora è Mauro. Mauro che ha 30 anni, all’eroina ha dedicato un terzo della sua vita. Oggi vive felice con una donna conosciuta nella comunità “Villa Maraini” e un figlio di due anni, nato dopo l’ultimo addio al “buco”. “Sono duri i primi impatti con la realtà una volta fuori dalla comunità – dice – se non avessi avuto uno spinello mi sarei buttato sull’alcool o sugli psicofarmaci, appunto, annullando tutto il lavoro della riabilitazione.

Con lo spinello, se non vuoi, non si ricomincia ma ti è utile all’inizio”. La voce di Mauro si unisce a quella dei venti ospiti oggi ricoverati a “Villa Maraini”, che in una lettera aperta hanno voluto far sentire la loro voce. “Pur riconoscendo l’illeicità etica e morale del drogarsi – si legge nella lettera – non riteniamo funzionale al recupero del soggetto interventi di tipo repressivo (ricoveri coatti, carcere, ritiro dei documenti) “, loro auspicano invece che “si creino al più presto nuove strutture e si potenzino quelle esistenti”.

Perché pur essendo “favorevoli ad un principio giuridico che consenta al magistrato di prendere provvedimenti adeguati” sostengono che questo “deve avvenire in collaborazione con psicologi, medici, assistenti sociali ed ex-tossicodipendenti, senza automatismi” perché “i tossicodipendenti hanno bisogno di forme di intervento diversificato”.

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