Servizi

Droga, dieci anni contro

Da: “La Repubblica” di sabato 15 giugno 1991 – Roma.
Tutte le cifre del Sat: 73 medici, 53 psicologi e 27 assistenti per oltre 26 mila tossicodipendenti
Splendori e miserie dell’assistenza pubblica

“Buon compleanno”, ma senza allegria. Dieci anni dalla fondazione dei Sat, Servizi assistenza tossicodipendenti, e al Campidoglio in un venerdì mattina afoso spuntano “felici” bilanci. Tutti insieme nella sala commissioni: presiede l’assessore comunale alla Sanità, Gabriele Mori, al suo fianco Massimo Barra – della coop. di Villa Maraini – e a seguire, intorno al tavolo a ferro di cavallo, moltissimi operatori dei servizi pubblici: quelli che della droga combattono le miserie quotidiane.
Dieci di loro vengono premiati prima ancora della presentazione dei dati, nessuno dei colleghi s’inorgoglisce. L’argomento tossicodipendenza e Sat – che con la legge Russo-Jervolino hanno cambiato il loro nome in Sert – è spinoso, quasi un rovo.

L’assessore Gabriele Mori lo sa bene, ma sorride soddisfatto commentando i numeri forniti dall’attività dei servizi d’assistenza. “Stamattina – ricorda ai cronisti, il responsabile capitolino alla Sanità – chi è in cerca della notizia non la troverà.

Parlano invece le cifre di 10 anni: 26.672 utenti presi in carico dall’apertura del servizio, 55.885 tossicodipendenti che alle comunità e ai Sat hanno fatto riferimento in questo periodo e poi i progetti…”. Primo nella lista quello sulla raccolta dati e l’informatizzazione delle procedure dei Sat. Un piano di coordinamento già proposto al ministero (costo 100 milioni) per creare un raccordo tra le diverse realtà territoriali.

Certo non è la panacea, piuttosto un buon passo avanti per i 73 medici ambulatoriali, per 153 psicologi, per i 27 assistenti sociali e per quell’unico sociologo – di stanza in IV circoscrizione, Sat di via Montesacro 8 – che delle strutture conoscono carenze e bisogni.

Da loro ci si aspetta l’impossibile, ma i mezzi sono pochi. Lo sussurrano gli operatori, seduti intorno al tavolo mentre Mori illustra i bilanci. Lo ripetono, con la garanzia dell’anonimato, alla fine dell’incontro ufficiale. “Tante parole – dicono due psicologhe della Usl Rm 5 e della Rm 1 – poi tutto si basa sulla buona volontà dei singoli”.

“Le nostre sedi sono inadeguate – fa eco un’assistente sociale – spesso lavoriamo in condizioni difficili… . Ed ecco, una dopo l’altra, la sfilza delle magagne. Quasi confessate in un angolo della sala capitolina: “Per carità non scriva il mio nome, io non ho detto nulla…
Capisca, di problemi ne abbiamo fin troppi”. “Il Sat comunque – racconta dall’altra parte del tavolo, Massimo Barra di Villa Maraini – è il primo approdo, offre un’assistenza capillare necessaria. E’ chiaro che comunità e Sat devono camminare insieme: un mese fa abbiamo creato un gruppo di coordinamento tra pubblico e privato.

Ci sono già stati incontri tra i diversi operatori. Ora dovremo superare le tradizionali antinomie tenendo bene a mente che nessuno è in grado di guarire al 100 per cento, e con un solo metodo, il tossicodipendente”.

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