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Droga. Come spiegare che fa male

Da: “Il Tempo” di venerdì 5 dicembre 1975 – Roma.
Aperto a Roma un corso per insegnanti

Seicento insegnanti romani, quasi tutti delle scuole medie superiori, stanno imparando come combattere la diffusione della droga tra i giovani. Frequentano da due giorni un corso di “Profilassi sociale”, che si concluderà il 17 dicembre, organizzato dal provveditorato agli studi con una serie di lezioni basate su conferenze e dibattiti.

Già da qualche anno – come ha ricordato Giovanni Todini, direttore dell’iniziativa – il provveditorato di Roma si è fatto promotore di analoghe “campagne”. Ma adesso interventi di questo tipo sono resi pressanti dall’aumento di giovani che si avvicinano a droghe pesanti (come l’eroina).

Senza cadere nell’errore di morbosi allarmismi, deprecabili quando si tratta soprattutto di compiere un’opera di profonda persuasione tra i giovani – specie nelle scuole – sui pericoli di certe droghe, è doveroso constatare che ormai il fenomeno ha assunto precise dimensioni di gravità.

“Gli insegnanti devono trovare il modo di far sapere ai ragazzi quali sono i danni cui vanno incontro: bisogna arrivare prima che si siano intossicati”, ha detto aprendo la prima lezione del corso il prof. Milanesi dell’istituto di Igiene Mentale dell’università di Roma.

Una insegnante di scuola media ha ricordato che non esistono centri dove i ragazzi possano trovare assistenza (se non gli ospedali psichiatrici dove alle tossicomanie si risponde in qualche caso con la terapia dell’elettrochoc). Un maestro elementare ha chiesto se esistano “organismi capaci di rimuovere le cause” del diffondersi delle droghe.

“A Roma un centro c’è, anche se iperaffollato”, ha risposto il prof. Milanesi. Si tratta del Centro di malattie che il Comune ha istituito già da qualche anno in via Merulana 121. Vi si rivolgono ogni giorno più di duecento ragazzi, come ha dichiarato il dott. Barra, uno dei medici del Centro, mentre sono 500 quelli tuttora in terapia (“alcuni già svezzati, il che non vuol dire guariti”).

Il più delle volte i giovani che si presentano al Centro per la prima volta lo fanno perché non sanno dove trovare la “roba”. Allora, come primo contatto, gli si somministra una droga sintetica, meno tossica dell’eroina, il metadone. Infatti, prima di affrontare la cura, occorre che i drogati trovino “medici amici i quali li facciano stare bene”.

Ma da un paio di settimane il Centro è in crisi: aumenta il numero dei bisognosi di cure, e i pochi medici disponibili non bastano più. Per poter attuare terapie efficaci, fino alla riabilitazione, si è deciso di prendere in cura non più di due o tre giovani ogni settimana: per tutti gli altri si farà una “lista d’attesa”.

E’ in questa situazione – come ha osservato una psicologa che lavora nelle équipe delle scuole elementari – che occorre più di ogni altra cosa un’attività di prevenzione, tenendo ben presente che anche la diffusione delle droghe tra i giovani è un problema di disadattamento sociale.

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