Servizi

Dagli errori passati una spinta per trasformare la Cri

Da: “Paese Sera” di lunedì 29 novembre 1982 Castelvecchio Pascoli (Lucca).
Il congresso dei volontari

Rifondazione della Croce Rossa Italiana, protezione civile, servizi socio-sanitari: questi i temi del convegno nazionale dei volontari del soccorso della Croce Rossa conclusosi ieri al centro congressi de “II Ciocco”. Per tre giorni 400 delegati in rappresentanza di oltre 25 mila volontari iscritti, si sono interrogati sui guasti, gli errori, le disfunzioni di un’associazione che, al di là del mito, appare oggi sclerotizzata e bisognosa di un bagno rivitalizzante.

“La Croce Rossa” – ha detto Massimo Barra, ispettore nazionale dei volontari – “deve ritornare alle origini; ad essere cioè un insieme di cittadini che in nome dello stesso ideale svolgono un’azione al servizio della società, senza discriminazione di ordine politico, religioso o di appartenenza a un determinato ceto sociale”.

Un primo passo di fondamentale importanza nella direzione indicata da Barra lo si compirà con la prossima trasformazione della Croce Rossa da ente di Stato in associazione volontaria di interesse pubblico, secondo quanto stabilito dalla legge di riforma sanitaria. Questo passaggio rappresenterà una vera e propria rivoluzione nel modo stesso di concepire il soccorso volontario nel nostro paese.

Non avremo più una struttura di tipo ministeriale, organizzata per scale gerarchiche, ma un’associazione che deciderà al suo interno, i programmi, le forme di intervento, le iniziative da intraprendere. Tra l’altro l’anomalo status di ente pubblico che finora ha contrassegnato la Cri ha condizionato anche i rapporti con le altre 150 associazioni di Croce Rossa operanti in tutto il mondo.
L’anomalia in sostanza consiste nel fatto che, in Italia, ancora oggi i massimi dirigenti della Cri sono nominati per decreto della presidenza della Repubblica mentre in tutti gli altri Paesi vengono scelti attraverso libere elezioni interne. Oltretutto la prassi italiana è in aperta contraddizione coi principi fondamentali di neutralità e indipendenza sanciti da Henry Dunant, il cittadino ginevrino che nel 1864 diede vita alla Croce Rossa Internazionale.

Ma non è tutto: la Cri è ancora a tutti gli effetti un ente morale e come tale è tenuta alla pubblicazione dei propri bilanci su almeno tre quotidiani a diffusione nazionale; ebbene, finora mai nessun quotidiano ha avuto l’onore di ospitare questi bilanci. Altro tema di scottante attualità dibattuto al convegno è stato quello relativo alla protezione civile.

A due anni dal terremoto che sconvolse la Campania e la Basilicata, i volontari della Cri si sono fermati a riflettere sulle vistose carenze dello Stato registrate in quei terribili giorni. “Il nostro intervento” – ha detto Enzo Scognamiglio, vice ispettore nazionale dei volontari – “pur contrassegnato da evidenti limiti è stato positivo. Quello che ancora manca purtroppo è un preciso punto di riferimento che coordini e organizzi a priori il soccorso in caso di catastrofi nazionali”.

E il ministro della Protezione Civile? Altro grosso problema affrontato nel dibattito è stato quello della precettazione civile. I volontari chiedono lo svincolo dal rapporto di lavoro per quanti si recano in soccorso in zone colpite da calamità. “Non possiamo continuare a prendere le ferie” – dicono – “come abbiamo fatto finora in questi casi.

Chiediamo che lo Stato obblighi in qualche modo il datore di lavoro a lasciarci andare senza frapporre ostacoli”. è una questione da risolvere: basti dire che molti lavoratori hanno perso il posto per essere accorsi ad aiutare i terremotati dell’Irpinia e della Lucania.

,