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Croce Rossa: in piazza per Statuto, ma ‘non è uno sciopero’

Da: “ANSA” – Roma, 5 ottobre 1996

Una manifestazione “per accelerare l’approvazione del nuovo Statuto della Croce Rossa atteso da 16 anni, ma non contro le istituzioni. Qui c’è meno del 10 % del personale, gli altri sono ai loro posti, a lavorare”. Il Commissario straordinario alla Cri, Mariapia Garavaglia, così ha riassunto i motivi e lo spirito del corteo (10 mila persone, secondo la questura) organizzato dai Volontari del Soccorso che, partito da Piazza della Repubblica, si è concluso a Piazza Santi Apostoli. E’ la prima volta nella storia della Cri che i suoi rappresentanti scendono in piazza.

Ieri alcuni deputati del Ccd-Cdu avevano presentato un’interrogazione nella quale, in sostanza, si contestava l’unitarietà della manifestazione di oggi, sponsorizzata, a loro dire solo dai Volontari del Soccorso. ”Non è vero – ha ribattuto la Garavaglia – Qui ci sono, e hanno preso la parola, il presidente del Comitato nazionale femminile, il presidente dei donatori di sangue, insomma la Croce Rossa intera”. La Cri “ha il diritto di essere un’ associazione autonoma – ha detto ancora la Garavaglia – autogestita, quindi con organi eletti direttamente al suo interno e non nominati dal potere politico. Per ottenere questo, serve lo statuto. Ci siamo messi in piazza per dire agli italiani: la Croce Rossa, ente di diritto pubblico, è vostra, non potete non interessarvi alla nostra democratizzazione ed alla nostra trasparenza”.

“Il nostro non è uno sciopero”, ha tenuto a sottolineare anche Massimo Barra, Ispettore nazionale dei Volontari del Soccorso. “Siamo scesi in piazza per la prima volta – ha aggiunto – per ricordare al Paese che può contare sulla Croce Rossa e alle stanze buie del potere romano che non può sottovalutare i sentimenti di centinaia di migliaia di cittadini che volontariamente servono la Croce Rossa”.

Il ritardo nell’ approvazione del nuovo Statuto è dovuto, secondo Barra, al fatto che “nemmeno la Cri, nella prima Repubblica, si è sottratta a spartizioni partitiche, per cui molti presidenti dei comitati sono stati nominati su indicazione di questo o di quel ministro, senza l’ approvazione della base. Questi residui della partitocrazia evidentemente non vogliono togliere il disturbo. La manifestazione è un invito a lasciare il posto a chi avrà il consenso della gente”.

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