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Consumo in lieve calo, ma “il tempo dell’eroina non è finito”

Da: “Aspe 5” del 16 marzo 1995

Fra le sostanze illegali è ancora la più pericolosa, la più temuta, ma anche la più mitizzata. Oggi pi che in passato l’eroina è la droga che segna un confine, oltrepassato il quale c’è la rottura netta. Di eroina si muore ancora (oltre alle overdose, se pure diminuite, bisogna annoverare le morti da Aids). La fascia di giovani, fra i 16 e i 22 anni, che fino a qualche tempo fa era a rischio, in un percorso di sperimentazione di sostanze che approdava all’eroina, adesso consuma ecstasy, amfetamine e cocaina, mentre il primo “buco” a 30, e persino a 40 anni, in genere in occasione di una crisi personale, comincia a diventare un dato costante.

La sostanza tampona diversi tipi di disagio. “Non sono più tanto rari i casi di persone con handicap anche gravi – spiega Leopoldo Grosso, psicologo, responsabile del settore accoglienza del Gruppo Abele – che cominciano ad assumere eroina per uso “terapeutico””. Sembrano, infatti, aumentare le situazioni che sarebbero di competenza di servizi diversi da quelli alle tossicodipendenze: “Cresce il numero di persone con disagio psichico che usano eroina – dice Mauro Croce, psicologo del Sert dell’Usl 14 di Verbania – perché preferiscono costruirsi una identità da tossicodipendente, piuttosto che rimanere legati a quella di matto”.

Ma più in generale, non è secondario nella scelta di consumare sostanze, sempre secondo lo psicologo, il desiderio di rischiare, di superare prove a cui l’individuo si sottopone per ricercare sensazioni estreme, per dare un altro senso alla vita ordinaria. “Questo vale più per droghe come l’ecstasy e sostanze simili – precisa Croce – che non per l’eroina. Questa sostanza, infatti, sembrerebbe destinata a soddisfare “passioni” che le altre non soddisfano pi”. Ma esiste ancora una tipologia dell’eroinomane? “Quasi tutti concordano su questo – spiega Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini – in quanto l’eroina è talmente potente e “oggettiva” nei suoi effetti, che tende ad omogeneizzare il comportamento dei suoi assuntori, indipendentemente dalla vita sociale che gli stessi conducono”.
Ciò che cambia, secondo Barra, è la tipologia del tossicodipendente in generale. Al consumatore di eroina o prevalentemente di eroina, si affiancano consumatori di sostanze fortemente o blandamente eccitanti. “E’ una situazione simile a quella di vent’anni fa – precisa Barra – quasi che un ciclo storico si stia concludendo, obbligando il mercato a rifornirsi per una nuova generazione, prima con droghe di facile consumo e di facile reperibilità, che determineranno un’accelerazione e poi la necessità di ricorrere nuovamente all’eroina per spegnere l’incendio indotto da queste nuove sostanze “.

L’eroina è sostanza ancora “incompatibile”?

Scendono i numeri sul consumo di eroina di circa il 10percento e “si allunga anche il periodo di tempo in cui i consumatori riescono a farne un uso che non crea problemi alla loro vita sociale – dice Leopoldo Grosso – Certo non si può sapere per quanto possa durare una convivenza non visibile con la sostanza”.”Ci sono numerosi adulti, con famiglia, lavoratori spesso ben inseriti nella società – sintetizza Mario Picchi, responsabile del CeIS – che fanno uso saltuario di droghe per sopportare lo stress del lavoro o singole situazioni interrelazionarie che non sanno affrontare altrimenti”.
Per Massimo Barra, l’eroina, oltre ad essere ancora una sostanza emarginante Ǐ la droga della solitudine, ti dà la sensazione di essere un dio e quando finisce l’effetto euforizzante invece spinge all’affannosa ricerca della sostanza. Questi “alti e bassi” sono incompatibili con altre attività. Compatibile forse può esserlo all’inizio, ma l’eroina porta sempre alla dipendenza ed è questa che non ti fa fare altro”. La compatibilità sempre una grande illusione per chi comincia ad assumere sostanze. “Chiunque inizia a drogarsi non crede di compiere atti irreversibili – puntualizza il medico – la compatibilità è la grossa presunzione di chi comincia, con qualunque tipo di sostanza. Evidentemente ci sono sostanze più compatibili con la vita sociale di chi le assume e altre meno. L’eroina la escluderei completamente”.

Come rispondono i servizi

Attualmente i servizi pubblici sono strutturati, quasi esclusivamente, per far fronte alla domanda d’aiuto posta dai consumatori di eroina. Nonostante ciò, provengono da molte parti critiche di inadeguatezza ai cambiamenti in corso negli ultimi anni in questo settore. “Se ne fa un uso minore ma il tempo dell’eroina non è finito – dice Tonino D’Angelo, medico responsabile del Sert dell’Azienda Usl Fg1 – Siamo in una fase particolare in cui per esigenze di mercato e non solo c’è un aumento dell’uso di cocaina e di altre sostanze.
La risposta non può che essere quella del superamento della risposta comunitaria residenziale protettiva o contenitiva”. E’ necessario un lavoro nel quotidiano, una risposta direttamente sulla strada, secondo D’Angelo, che faccia riferimento al contesto della vita e delle relazioni della persona. “Si tratta di una risposta molto più difficile e articolata più flessibile e non si può che vedere positivamente un progetto in termini di politiche sociali che parta dalla realtà degli adolescenti e che segua processi innovativi all’interno dei diversi territori metropolitani e non”.
D’Angelo fa riferimento ad un progetto che consenta di recuperare linguaggi e capacità di comunicazione che non sono più attestati su concetti punitivi ma che “tendono a ridurre le distanze con chi abusa delle sostanze utilizzando tutte le potenzialità della scuola e del territorio nel suo complesso”. Informazione, animazione delle realtà giovanili, formazione degli adulti perché riconoscano il disagio dei giovani e possano intervenire come supporto ai progetti è ciò che Gino Rigoldi, responsabile di Comunità nuova, intende per interventi sul territorio.
“D’altro canto bisogna preparare altri interventi adeguati ai “vecchi” tossicodipendenti soprattutto attraverso servizi diurni che mirino a togliere dalla solitudine a far ragionare sul vissuto a orientare verso scelte lavorative più precise o più stabili” .

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