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Battaglie naif e narcotraffici

Da: “Meditime” del 28 settembre 1989 – Roma.
Sorprendenti decisioni svizzere

George Bush ha mostrato davanti alle telecamere un sacchetto di cocaina ed ha pronunciato il sermoncino sui danni prodotti dalla droga, raccomandando ai cittadini statunitensi di non farne uso perché – se qualcuno non l’avesse capito – fa male. Se avesse parlato a un pubblico di diabetici da dietro il banco di una pasticceria avrebbe sortito effetti analoghi.

I criminali del cartello di Medellin avranno certamente sghignazzato vedendo il loro prodotto esibito direttamente dalle mani del Capo della Casa Bianca. Il Parlamento cantonale di Lugano ha approvato una proposta di legge per la legalizzazione delle droghe leggere e per la depenalizzazione di quelle pesanti. Se la commissione federale di Berna approvasse la legge in Parlamento, rischierebbe di stravolgere la linea politica finora seguita.

In Italia la politica antidroga è divisa su tre fronti: quello antiproibizionista di Pannella & C.; quello repressivo capeggiato da Craxi, al quale sostanzialmente si avvicina pure Andreotti; infine, c’è il fronte del recupero per i tossicodipendenti e della repressione per i soli trafficanti. Al dottor Massimo Barra, presidente della commissione di esperti sulle tossicodipendenze della Lega delle Società Nazionali di Croce e Mezzaluna Rossa, abbiamo chiesto un parere.

“Molti politici ancora oggi non hanno capito quasi nulla. Agiscono in maniera disordinata proponendo di tutto e il suo esatto contrario. E’ un problema fondamentalmente economico, non terapeutico o umanitario: legalizzazione significa far finire i soldi nelle casse dei singoli stati anziché in quelle delle multinazionali del crimine; come se non fosse ugualmente denaro sporco.

Far vedere la droga in tv o parlarne, può stimolarne il desiderio. Al fascino della sostanza bisogna invece sostituire il fascino della terapia, mediante una catena mirata e differenziata di aggressioni terapeutiche. Sia ben chiara una cosa: il consumo di una sostanza “buona” è proporzionale al reperimento della sostanza stessa; le difficoltà di reperimento frenano invece la propensione al consumo”.

Di difficile reperibilità appare purtroppo il buon senso, anche se si tenta di spacciare al suo posto l’ignoranza.

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