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Barra: Villa Maraini rischia la chiusura

Da: “L’Unità” – Roma.
Se entro febbraio non arriveranno i soldi la struttura non ce la farà. Piva: “Stiamo facendo il possibile”

Se entro febbraio non arriveranno i soldi Villa Maraini rischia la chiusura. A lanciare l’appello è il presidente dell’associazione Massimo Barra, che denuncia disinteresse e ritardi degli amministratori. L’assessore Piva risponde: “E’ lo Stato che deve erogare gli otto miliardi stanziati nel 1990.

Il Comune fa tutto quello che può per porre rimedio all’emergenza”. Ma Barra fa notare che Villa Maraini è in emergenza da sempre. Un ultimatum che scade il 28 febbraio del ’97 è quello lanciato da Massimo Barra, presidente e fondatore di “Villa Maraini”, il più importante centro che si occupa a Roma di problemi legati alla tossicodipendenza.

“Abbiamo soldi sufficienti per arrivare fino a quel giorno – ha detto Barra – poi questa volta si chiude sul serio e la città non potrà non accorgersene”. Le persone assistite ogni giorno dalla fondazione, legata alla Cri e convenzionata con la Usl RmD, sono 1050. “E a queste – ha detto Barra – si aggiungono tutti i tossicomani contattati quotidianamente dalla nostra unità di strada, in funzione 24 ore su 24 alla stazione Termini, dal centro di prima accoglienza, dall’unità di emergenza contro le overdose”.

“Da quando il servizio è nato – ha spiegato Barra – dobbiamo lottare e alzare la voce perché vengano concessi fondi già erogati, ma gestiti da una burocrazia lenta e terribile. Cambiano gli amministratori ma non il sistema. Si scatena l’esasperazione degli operatori per poi far entrare in campo politici e amministratori che fingono di risolvere i problemi, tesi in realtà solo a consolidare il loro potere”.

“La verità – ha denunciato Barra – è che a Roma, come nel resto d’Italia non c’è nessuna volontà di curare i tossicomani. La situazione di allarme denunciata da Villa Maraini, ha spiegato poi l’assessore alle politiche sociali Amedeo Piva, “è condivisa da Magliana Ô80, da Parsec e da tutte le organizzazioni che si occupano a Roma di tossicodipendenti.

E’ un problema di burocrazia, è vero, ed è vero anche che quest’anno la situazione è particolarmente grave. Ma il Comune non è l’antagonista di queste associazioni, che a nostro avviso fanno un lavoro più che meritevole e che sono sostenute anche dall’osservatorio epidemiologico del Lazio. Noi abbiamo fatto e facciamo di tutto per aiutarli”.

I soldi per pagare il lavoro delle cooperative e delle associazioni, ha chiarito Piva, “ci sono. Sono stati stanziati con un dpr nel ’90. La gestione è della Presidenza del Consiglio, che decide come e a chi debbono essere destinati. Il comune ha solo il compito di distribuire materialmente i finanziamenti arrivati dalla presidenza del consiglio e di fare una verifica sul lavoro delle associazioni”. Quest’anno però quei soldi (sono ancora quelli del ’94, ha precisato Piva) non arriveranno prima di giugno.

“Proprio per questo – ha detto Piva – per consentire alle associazioni e alle cooperative che seguono i tossicodipendenti romani di continuare a lavorare, il comune di Roma ha raccolto due miliardi e 200 milioni e indetto un avviso pubblico per le associazioni. Le domande sono già state presentate e c’è una commissione che le sta esaminando.

In aggiunta all’avviso pubblico poi, e stata approvata una delibera per lo stanziamento di ulteriori 550 milioni”. ” Sono tutti espedienti, è chiaro – ha fatto notare Piva – sappiamo che non possiamo sostituire così i soldi che devono arrivare dallo Stato, ma è quanto abbiamo potuto fare, nel tentativo di consentire alle associazioni di tirare avanti in qualche modo almeno fino a giugno, quando dovrebbero arrivare questi benedetti 8 miliardi della Presidenza del Consiglio”.

A minacciare la chiusura anche il presidente di “Magliana ’80” Guglielmo Masci: “I soldi per noi sono finiti già da ora – ha detto – già da dicembre andiamo avanti con il lavoro volontario. Se continua così fra tre giorni saremo costretti a chiudere.

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