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Barra: la solidarietà

Da: “Tutto Lazio” dicembre 1993

All’assessorato alla Politica della Solidarietà della giunta Ricci c’è Massimo Barra, quarantasei anni, una vita dedicata all’attività della Croce Rossa prima a livello locale, poi nazionale ed internazionale. Per questo compito ha girato cinquantacinque Paesi nel mondo, senza tralasciare l’impegno locale, soprattutto a favore dei tossicodipendenti, fondando “Villa Maraini”, nel 1976.
Assessore Barra, leggiamo in particolare i problemi che deve affrontare il suo assessorato e come intende procedere: immigrati, nomadi, malati di Aids, cooperazione allo sviluppo e detenuti.

I problemi sono grandissimi e le risorse poche Sul tema della immigrazione, la Provincia ha compiti soprattutto di coordinamento dei Comuni; anche nei piccoli centri, non solo nelle grandi città ci sono tanti immigrati, tanti insediamenti e tantissime difficoltà.

In particolare da quali nazioni arrivano più immigrati nei piccoli comuni romani? .
Le nazionalità sono le più disparate dai Paesi dell’Africa settentrionale come Marocco e Tunisia, dell’Africa centrale ed occidentale, fino a gente dell’Europa orientale. Ad esempio a Rocca di Papa c’è un insediamento in case prefabbricale costruito dopo il terremoto, una specie di baraccopoli.
In quale grado, queste popolazioni, si sono integrate con le persone del luogo?

Bisogna ancora creare un rapporto di “mutual understanding”, in modo da far capire alle popolazioni locali che questi immigrati non è vero che tolgono lavoro o portano malattie e droga; sono pregiudizi da cancellare.

In buona sostanza il compito della Provincia è di coordinamento.

Certo di coordinamento e di stimolo e soprattutto di elaborare ogni anno un Piano provinciale che possa essere finanziato dalla Regione.

E’ stato preparato questo piano, Assessore Barra?
Quando mi sono insediato ho trovato degli enormi ritardi. L’obiettivo che mi sono posto è quello di recuperare i tempi perduti e sono riuscito a portare immediatamente in giunta il piano del ’92: praticamente non ho modificato di una virgola il lavoro precedente, ma ho solo spinto per l’approvazione di progetti già esistenti in modo da non perdere i finanziamenti Ora qui c’è una situazione burocratica assurda, kafkiana; per questo ho anche scritto una lettera al Presidente Ricci Insomma il mio primo obiettivo è recuperare i tempo perduto.

Parliamo del nomadismo, una pratica culturale e a volte difficile da tollerare e per la quale gli interventi sono sempre d’emergenza.
Le dico subito che per i nomadi l’assessorato non ha una lira. Anche in questo caso occorre maggior coordinamento con tutti gli organismi preposti.

Quali sono gli ultimi dati provinciali in materia di tossicodipendenza?
La situazione è che a Roma e provincia ci sono circa 25.000 tossicodipendenti il 50% dei quali è sieropositivo. Anche qui siamo riusciti a far passare in consiglio un piano programmatico di interventi per cercare di ottimizzare il sistema d interventi purtroppo molti dei medici che lavorano nei servizi per la tossicodipendenza della Provincia, vengono sbattuti in prima linea senza aver mai visto prima un tossicomane, e quindi senza aver la minima conoscenza del problema. Tutto ciò è scandaloso. Se una mente diabolica volesse distruggere il servizio pubblico per le tossicodipendenze, per prima cosa ci farebbe lavorare gente incompetente. Su questa cosa mi sono scatenato ma sembra che interessi poco a tutti. Allora l’unico sistema è fare dei corsi di formazione.

In linea di pensiero generale Assessore Barra, lei vorrebbe norme più severe per combattere la tossicodipendenza o accetta le tesi dell’antiproibizionismo?
Io non sono né da una parte né dall’altra. Né antiproibizionista, perché il consumo di una sostanza che dà piacere è proporzionale alla facilità del reperimento. L’idea di avere l’eroina disponibile e a basso prezzo è folle. Però non sono nemmeno per la repressione né figlioccio della Jervolino-Vassalli, perché in mezzo c’è un’attitudine terapeutica che dice che la tossicodipendenza porta all’infelicità e occorre fare di tutto per allontanare il tossicomane dalla droga, e per fare ciò, non bisogna mandare il tossicomane in galera.

In pratica quali rimedi si possono adottare?
Dato che la tossicomania è una malattia con una durata, di media dodici anni, bisogna differenziare gli interventi: nel periodo iniziale di tossicodipendenza, nella cosiddetta “luna di miele” con la droga, occorre essenzialmente limitare i danni, soprattutto dell’Hiv. Mentre invece, per quelli che sono nella fase calante si può intervenire con farmaci e terapie che pretendono di più dal tossicomane.

Cosa può fare in concreto la Provincia per i detenuti e gli ex detenuti?
Anche qui c’è una delibera quadro passata in consiglio provinciale che prevede una serie di interventi all’interno delle carceri che coinvolgono una serie di organizzazioni, laiche e cattoliche, ognuna delle quali può dare un grande contributo. In particolare è in corso il “progetto-carcere” mirato a migliorare la situazione del tossicomane in prigione, con un primo scambio di lettere, dove il detenuto scrive e riceve poi una risposta mirata, dopo di che c’è l’invito a partecipare ad un gruppo che viene formato all’interno del carcere. Ogni settimana vengono fatti dai cinque ai sette gruppi all’interno delle maggiori carceri locali. In questi gruppi si studia la situazione individuale, per vedere se ci sono delle alternative alla detenzione, soprattutto facendo capire al tossicomane che rimanere in carcere è più facile rispetto all’avviare un serio programma terapeutico.

Cosa fanno i detenuti-tossicodipendenti di fronte a questa alternativa?
Molte volte il ragazzo rinuncia alla pena alternativa e questo, può sembrare paradossale è molto positivo, considerando che la maggior parte dei detenuti sceglie la pena alternativa soltanto per “svoltare il carcere” e va sempre incontro ad insuccessi. La terapia alternativa è una cosa seria e va spesa al momento giusto.

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