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Al volontariato serve una regola

Da: “Il giornale del medico” – n. 71 di martedì 5 dicembre 1989 – Roma.
Il 125mo anniversario della Croce Rossa è stato l’occasione di un bilancio dell’attività svolta
L’organizzazione rivendica un assetto giuridico tale da consentire una giusta autonomia, che ponga fine all’esperienza del commissariamento

Più di venti anni fa la Conferenza Internazionale della Croce Rossa sentì la necessità di codificare i propri “Principi Fondamentali”, quegli stessi (umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, carattere volontario, unità e universalità) che rappresentano a tutt’oggi i cardini di questa associazione. E la giornata più importante del VII Congresso nazionale volontari del soccorso, tenutasi a Roma dal 24 al 26 novembre, s’è aperta infatti con l’enunciazione da parte di sette rappresentanti proprio di questi principi.

Tuttavia l’applauso più scrosciante l’ha ricevuto Massimo Barra, ispettore nazionale dei volontari del soccorso, quando ha ribadito ai partecipanti il significato che si deve attribuire al concetto di “indipendenza”: un, anzi “il” problema cruciale, trascinatosi negli anni, dalla militarizzazione dell’associazione nell’epoca fascista, al relegamento successivo nel parastato, al commissariamento che dura ormai da quasi un decennio.

Cornelius Sommaruga, presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa ha invece saputo esprimere il disagio dei più. “Spero la prossima volta” ha detto Sommaruga ai partecipanti “di poter parlare a un presidente non a un commissario straordinario. Non basta l’entusiasmo, non basta la consolazione, non vogliamo ritrovarci tra due anni con gli stessi problemi”.

L’indipendenza è legata all’applicazione del nuovo statuto, approvato nel 1982 (in attuazione del Decreto del Presidente della Repubblica numero 613 del 3l/7/88) e mai promulgato né ovviamente applicato, in perenne attesa di un altro decreto presidenziale. “Di fatto viene impedito a tutte le componenti volontaristiche di poter esprimere liberamente l’elezione dei vertici periferici e centrali” afferma accalorandosi Giuseppe Pezzolla.

Passare da movimento ad autentica organizzazione L’altro tema importante di questo convegno è racchiuso nello slogan che si è dato: “Da movimento a organizzazione”. Dai pareri raccolti sembra più uno spunto di riflessione che un proposito per il futuro: l’interrogativo è se il volontariato proprio perché tale, può darsi regole e procedure definite senza perciò perdere in entusiasmo e capacità di solidarietà umana.

L’occasione di questo incontro è coincisa con i festeggiamenti per il 125¡ anniversario della Croce Rossa: nell’estate del lontano 1859 un finanziere svizzero, con tradizione filantropiche, durante un viaggio d’affari assistette agli orrori della battaglia di Solferino; da quel momento dedicò la propria vita ad alleviare le sofferenze delle vittime di qualsiasi conflitto, coinvolgendo sempre più persone, per prestare soccorso, senza discriminazioni, ai feriti sui campi di battaglia.

La Croce Rossa e la Mezza Luna Rossa (organizzazione equivalente dei paesi islamici), ormai inarrestabili nel loro attivismo, hanno allargato nel tempo i propri campi d’azione, dalla guerra alla pace: raccolta sangue, trasporto ammalati, assistenza domiciliare e non ad anziani, handicappati e tossicodipendenti, servizio civile, educazione sanitaria, diritto internazionale umanitario.
La Croce Rossa italiana, insomma, supplisce e integra l’assistenza pubblica nell’attesa di trasformarsi in “associazione privata d’interesse pubblico” come sancisce lo statuto ancora disatteso. Ma almeno ha trovato voce in una rivista neonata – Erasmo – creata da Giovambattista Conforti, responsabile nazionale dei donatori di sangue. (Segue alla pagina successiva >>)

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