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AIDS e tossicodipendenze due gravi mali spesso concatenati

Da: “La Gazzetta di Mantova” del 5 novembre 1987 – Castiglione (Mantova).
CASTIGLIONE – Incontro organizzato da volontari pionieri CRI
E’ stata presentata l’attività della comunità terapeutica “aperta” Villa Maraini di Roma e si è parlato criticamente della liberalizzazione della droga e delle conseguenze

Grande interesse ha riscosso il dibattito su “Tossicodipendenze e A.I.D.S.” svoltosi a Castiglione delle Stiviere, venerdì 16 ottobre scorso. La conferenza è stata tenuta dal dr Massimo Barra (Ispettore nazionale dei volontari del soccorso, presidente del Gruppo esperti Croce Rossa internazionale sulla droga, consulente del Comune di Roma sulle tossicomanie, Fondatore di “Villa Maraini) e dal dr Vittorio Lelli (collaboratore del dr Barra e responsabile di “Villa Maraini”).

Due relatori di chiara fama, dunque, e di lunga esperienza soprattutto in merito al problema trattato durante la conferenza-dibattito. Un breve cenno a “Villa Maraini”, tuttavia, può aiutare il lettore alla comprensione di quanto e cosa si fa a Roma per la tossicodipendenza. “Villa Maraini” è una comunità terapeutica sorta a Roma nel 1976 grazie all’intervento del dr Barra.

E’ un centro pubblico che si occupa del trattamento finalizzato al recupero e reinserimento di soggetti tossicodipendenti e alcolisti. E’, inoltre, una comunità di tipo aperto in contrapposizione alle comunità di tipo chiuso che funzionano 24 ore su 24. Villa Maraini rifiuta la selezione iniziale e non accoglie solo chi è motivato a smettere (come accade nelle comunità “chiuse”), ma ancora di più cura chi non lo è. Durante il dibattito che ha seguito la conferenza, è stata posta al dr Barra proprio una domanda su questo aspetto specifico chiedendo spiegazioni sulla scelta di una comunità aperta.

Barra ha replicato che “di solito le comunità terapeutiche fanno una certa selezione, la cosiddetta selezione della motivazione. Il soggetto deve essere motivato a smettere. Ma ogni individuo è diverso dagli altri, ed è diversa anche la sua patologia. Se il tossicomane che è motivato a smettere sta male, il soggetto non motivato sta male due volte.

Se il primo è giusto che vada in un contenitore ad elastico rigido, come la comunità terapeutica che chiede molto in cambio, è giusto elaborare delle strategie alternative per quei soggetti che rappresentano una fascia di patologia più clamorosa, perché sono incapaci di elaborare per sé un progetto di cambiamento, tanto è vero che non accettano l’intervento del terapeuta. Allora costituire una comunità terapeutica meno rigida, ci è sembrata la possibilità di agganciare la fascia di patologia che normalmente non va in comunità”.

Negli ultimi anni, “Villa Maraini” di Roma si è specializzata nell’essere il posto degli ultimi, dei più disgraziati ed è collegata allo S.C.I.A., il Sistema Cittadino Integrato Antidroga. Il dr Barra ha insistito soprattutto sugli effetti prodotti dalla droga (leggera o pesante) su individui deboli, disadatti. Dal 1974 ad oggi Massimo Barra è venuto in contatto con circa 6000 eroinomani!

Come obiettivi della terapia, Barra identifica tre momenti: innanzitutto bisogna evitare l’irreparabile, evitare che il tossicomane si ammazzi o che entri nella spirale della irreversibilità; in secondo luogo, esiste il problema della felicità, occorre, cioè, far fare al soggetto una vita meno infelice di quella che avrebbe fatto se non si fosse drogato; infine, bisogna accelerare la riscoperta di alternative, intendendo per alternativa tutto quello che consente al soggetto di sopravvivere o di vivere senza ricorrere al supporto farmacologico.

Un’alternativa può essere un amore, un interesse, un lavoro. E’ comunque un fatto estremamente individuale. Durante il dibattito è emersa un’altra questione dì grande attualità, quella della liberalizzazione della droga. La risposta di Barra è stata estremamente chiara e precisa: “Noi riteniamo che la vendita di droga non debba essere liberalizzata per i seguenti motivi: la droga è una sostanza estranea all’organismo e capace di modificarlo se assunta.

Dire che l’hashish non è una droga è una corbelleria. Dirlo sui mass-media porta ad un aumento del consumo della sostanza, non fra i saggi, cui procurerebbe un danno limitato, ma tra i deboli ed i poveri di spirito incapaci di discernere il bene dal male. In secondo luogo, il consumo di qualunque sostanza appetibile è proporzionale alla facilità del suo reperimento. E’ il motivo per cui si mangiano più patate che caviale. Se il caviale costasse poco sarebbe consumato molto di più. Lo stesso vale per l’eroina. Inoltre, una liberalizzazione parziale è già avvenuta in Italia quando un elevato numero di medici non competenti ha iniziato a prescrivere morfina in grandi quantità ai tossicomani. (Segue alla pagina successiva >>)

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