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Addio Villa Maraini Azzaro taglia i fondi

Da: “La Repubblica” del 5 febbraio 1991 – Roma.
Lettera al prefetto: “scandaloso e offensivo atteggiamento del Comune”

Quindicimila tossicodipendenti accolti in quindici anni, tredici collaboratori fissi che tengono in piedi il “Telefono in aiuto” – l’unico a rimanere in funzione 24 ore su 24 e ad assicurare l’intervento a domicilio – oltre al “Progetto Carcere”.

Eppure, Villa Maraini, divenuta fondazione qualche anno fa, nel parco della Croce Rossa di via Ramazzini, al Portuense, “non ha l’età”. Per il Comune, almeno. In quella che ha tutta l’aria di essere una guerra sotterranea, l’assessore ai Servizi sociali, Giovanni Azzaro, ha chiuso i rubinetti: a Villa Maraini non va più una lira.

Dal 31 marzo del ’90. Tanto che alcuni giorni fa, dopo numerosi e inutili solleciti, il responsabile Massimo Barra, medico, esperto di tossicodipendenze, pioniere di quell’esperienza “sui generis” che continua ad essere Villa Maraini, ha inviato al prefetto Alessandro Voci una lettera dai toni incredibilmente duri. Denuncia “lo scandaloso e offensivo atteggiamento del Comune di Roma”.

“I miei operatori, tra i quali molti ex tossicomani – scrive – continueranno ad impegnarsi sino alla fine di febbraio. Dopodiché sarò costretto a chiudere Villa Maraini ed a rinunciare al tentativo di far funzionare decentemente i Sat e alla collaborazione con la prefettura”.

In un altro passo aggiunge. “Allego una breve nota delle “disattenzioni” che sinora ci hanno penalizzato e che ancora di più penalizzano quei tossicomani romani (e sono la grande maggioranza) che non sono capaci di accedere ad una comunità e che si ostinano a morire, a dispetto di chi dogmaticamente ritiene la comunità terapeutica a tempo pieno l’unica possibilità di salvezza”.

L’esperienza di Villa Maraini è in qualche modo unica. E’ la sola comunità non residenziale. Qui ad esempio viene distribuito il Naltrexone, il farmaco antagonista che blocca i recettori dell’eroina, annulla cioè gli effetti della droga, e soprattutto, insieme alle sedute di psicoterapia, permette di avere una vita del tutto normale. E il Comune che cosa fa? “Ci tiene con il fiato sospeso, cerca di umiliarci in ogni modo” risponde Massimo Barra e sventola gli “atti” sfornati dal Campidoglio.

Vediamoli. Una delibera ha “garantito” la sopravvivenza dal primo gennaio al 31 marzo ’90. Poi Azzaro con una lettera “proroga” la convenzione. Ma nel frattempo la riforma delle autonomie fa decadere il sistema delle proroghe. Quindi spunta una delibera – i diretti interessati sostengono sia rimasta chiusa nei cassetti a lungo – che riconferma il servizio dal 9 agosto al 31 dicembre del ’90.

Ma non si vede una lira e poi cala a tutt’oggi il silenzio. Ha un sapore amaro la conclusione di Massimo Barra. “Ciò che più da fastidio – dice – è questa atmosfera opprimente, questo volersi circondare a tutti i costi di portatori di “caciotte”. L’unico rapporto concepito è quello con i “clientes”.

Ma noi non siamo clienti. Anzi, con questa convenzione ci rimettiamo e basta: se agissimo in proprio, con la nostra efficienza, e se ci facessimo pagare; non avremmo problemi”. Con buona pace della riforma “anti-droga” e di tanti proclami inutili.

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