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Addio a Villa Maraini

Da: “Romasette La Città” inserto “dell’Avvenire” di domenica 10 marzo 1991 Roma.
“E i nostri ragazzi?”
Colpo di mannaia dal Comune sulla convenzione con la comunità per tossicodipendenti. Parlano gli operatori, l’Assessore, gli interessati

“E’ una cosa assurda. Ancora non ne comprendo le ragioni”. Massimo Barra, consulente comunale per i problemi della tossicodipendenza che da due anni dirige il centro terapeutico diurno pubblico di Villa Maraini non accetta l’idea della chiusura.

“La nostra è una organizzazione seria assicura che offre assistenza a oltre duecento tossicodipendenti. Il progetto integrato avviato da Gabriele Mori, oggi assessore alla sanità, prevede una convenzione di 600 milioni di lire per l’anno 90/91. Ebbene noi questi soldi non li abbiamo ancora visti”.
Dopo aver esaurito i fondi di riserva, medici e operatori stanno lavorando praticamente senza stipendio. Si aspettano però di ottenere la somma, stanziata dal Comune entro il marzo del ’91. Quello dei mancati finanziamenti è il problema più grave che in questi giorni ha afflitto Villa Maraini e le famiglie dei suoi numerosi assistiti.

Tuttavia il 26 febbraio ’91 il sindaco ha sospeso la delibera dell’assessore ai servizi sociali Azzaro di revoca delle convenzioni, sia per Villa Maraini che per la comunità di Città di Pieve, in favore del Ceis di Don Picchi e di un’altra cooperativa. Forse non tutti sanno che Villa Maraini è l’unica iniziativa del Comune di Roma ad occuparsi dei tossicodipendenti che, per motivi familiari, di lavoro o, semplicemente, per scelta non abbiano voluto ricoverarsi nelle comunità private.

“Senza nulla voler togliere a queste ultime continua Massimo Barra non credo che esista un solo metodo per uscire dalla spirale della droga. Le esigenze dei drogati sono molteplici e diverse le une dalle altre, perciò più terapie dovrebbero coesistere”.

A Villa Maraini, dove si trova la sede del servizio di assistenza telefonica, che si chiama appunto “Telefono in Aiuto”, è attiva anche una tipologia: un mezzo in più per agevolare l’opera di reinserimento dei duecento assistiti: nella struttura lavora un nutrito gruppo di assistenti sociali e personale specializzato. Ma si effettua anche una terapia di tipo farmacologico.

“L’antaxone, ad esempio, dice Massimo Barra che viene usato nei primi mesi di cura, ha la proprietà di annullare gli effetti dell’eroina sul sistema nervoso, questo dissuade i tossicodipendenti dall’assumere droga, in quanto non ne trarrebbe alcun beneficio, e nello stesso tempo dà modo a noi medici di constatare l’astinenza dei pazienti”.

Quanto alle statistiche “posso affermare con certezza conclude Barra che il 70 per cento dei nostri assistiti è riuscito a non drogarsi per un anno. Questo per noi rappresenta già un grosso successo, dato che il percorso di un drogato verso il recupero definitivo è fatto di tanti piccoli traguardi”.

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