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“Strategie per affermare l’ universalità dei diritti fondamentali”

Sintesi del discorso di Massimo Barra, Vice Presidente della Croce Rossa Internazionale (Standing Commission)
Da: “9° Summit mondiale dei Premi Nobel della Pace” Parigi 11-13 dicembre 2008

Ringrazio gli organizzatori del 9° Summit Mondiale dei Premi Nobel della Pace per avermi invitato a parlare a nome del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa che è, come sapete, la più grande organizzazione umanitaria del mondo, presente in 186 Paesi, oltre che nelle due Istituzioni di Ginevra , il CICR, chiamato ad intervenire in tempo di guerra e di conflitto armato e la Federazione Internazionale che interviene in ogni genere di sofferenza umana causata da catastrofi naturali o provocate dall’uomo, da vecchie e nuove malattie, dalla cattiveria degli uomini contro gli altri uomini, la discriminazione, la violenza, l’intolleranza, il non rispetto dei diritti dell’uomo.

Orientato dal Principio Fondamentale di Umanità, il Movimento Internazionale si sforza di aiutare in ogni circostanza le persone più vulnerabili del mondo. C’e chi nasce vulnerabile e chi lo diventa per i casi della vita. Vivere o sopravvivere, è una sfida difficile per tutti. Per alcuni è così difficile da sembrare o essere intollerabile. Ognuno di noi può diventare una persona vulnerabile nello spazio di un mattino: è questo un buon motivo perché il nostro aiuto alle persone più vulnerabili sia fatto da pari e non in maniera compiaciuta, calata dall’alto e paternalistica.

Un grande Presidente del CICR , Max Huber, diceva tanti anni fa: “Non è tanto importante quello che la Croce Rossa dice, ma quello che la Croce Rossa fa”. Credo che in tempi di globalizzazione e di mediatizzazione questo non sia più vero e che il nostro Movimento Internazionale non si possa limitare alle azioni, ma debba anche alzare la propria voce ogni volta che i diritti dell’uomo vengono non rispettati o addirittura calpestati.

Noi chiamiamo questa seconda dimensione del lavoro della Croce Rossa “advocacy”, con una parola inglese poco traducibile in italiano (perorare) o in francese (plaidoyer), parola altrettanto desueta e arcaica.

Advocacy vuol dire alzare la voce a nome delle persone più vulnerabili e di coloro che non hanno voce e non contano niente perché non hanno accesso ai mezzi di comunicazione di massa. Advocacy però, come scriviamo nella Strategia 2010 della Federazione, “is on safer ground when supported by activities”, e questo è ciò che rende importante e credibile il nostro Movimento.

Senza l’azione continua sul terreno, ogni giorno dell’anno, 24 ore su 24, la nostra azione di advocacy non sarebbe così credibile come è, e si perderebbe nel fracasso di tutte le altre voci.

Negli ultimi tempi, il Movimento Internazionale sta allargando il concetto di advocacy e discutendo di una nuova e più ampia strategia di influenza che chiamiamo “Diplomazia umanitaria”: l’insieme di tutti gli interventi che la Croce Rossa effettua nei confronti delle pubbliche autorità, a tutti i livelli, per ricordare loro l’obbligo di rispettare i diritti dell’uomo, denunciando le violazioni che vengono di volta in volta perpetrate. L’unico limite di questa azione è il rispetto dei Principi Fondamentali, in particolare di quelli di Neutralità e Indipendenza.

La Croce Rossa è neutrale e non prende posizione nelle controversie di ordine politico, razziale o religioso, ma non è neutrale nei confronti della sofferenza umana. In questo noi siamo partigiani che operano sempre contro ogni forma di sofferenza umana, quale che ne sia la causa.

Il nostro valore aggiunto consiste nella capillarità della nostra presenza, ovunque nel mondo, anche nei posti più remoti e nei più piccoli villaggi, “bridging the gap” tra ricchi e poveri, sani e malati, inseriti e marginali, giovani e anziani e mobilizzando tutte le energie umanitarie di un Paese, con un’attitudine non giudicante né condannante: come ha detto Nostro Signore: “Non giudicate se non volete essere giudicati, non condannate se non volete essere condannati!”.

Alcuni anni fa, il Ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, mi ha detto a New York nel corso della UNGASS (sessione speciale delle Nazioni Unite) sull’ HIV/AIDS: “La Croix Rouge est vieille”. Bernard Kouchner era un uomo della Croce Rossa che si era stancato della complessità e a volte della lentezza burocratica della Croce Rossa, da cui uscì per creare un organismo più agile e snello, Medecins sans Frontieres.

È possibile che in passato la Croce Rossa sia stata un poco paternalistica, “ Ancien Regime”, espressione delle classi dominanti che volevano rifarsi una verginità con buone donne dell’alta società mobilitate per fingere di giocare un ruolo positivo nei confronti delle persone vulnerabili.

Per evitare tali deviazioni, negli ultimi anni la Croce Rossa ha insistito molto sulla necessità di associare le stesse persone vulnerabili come volontari ed artefici del loro riscatto, in un percorso di empowerment. Dare potere è strategico. Potere non significa solo poter avere, ma anche poter essere e poter fare. La mancanza di potere può causare disturbi e malattie, l’empowerment è sempre positivo e terapeutico. Molti vorrebbero giocare un ruolo attivo per la soluzione dei loro problemi, ma non ne hanno l’occasione. La Croce Rossa può essere per loro l’occasione mancante.

Prima di concludere, vorrei sottolineare 2 situazioni in cui, ovunque nel mondo, i diritti dell’uomo sono ignorati e violati. Si tratta del problema delle prigioni e di quello della droga. (Segue alla pagina successiva >>)

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