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Sempre neutrali, noi della CRI

Uno stralcio dell’intervento del Presidente Barra al Centro di Mobilitazione dì Trieste
Da: “Dossier Sicurezza” Anno 4 – n. 16 – marzo-aprile 2007

Caro Presidente Di Cosmo, cari amici, spero che abbiate percepito tutti l’emozione nelle parole di chi mi ha preceduto: le emozioni non si improvvisano, ma vengono da molto lontano e non si mimetizzano, e neppure si improvvisano per la scena e spero quindi che abbiate percepito tutti l’emozione nelle parole di chi ha parlato prima di me: il Direttore comandante del Centro di Mobilitazione ha operato sull’alluvione a Firenze nel 1966 e quarant’anni fa eravamo dei ragazzi. Pietro Ridolfi lo nominai io caposquadra quando era Presidente dei Pionieri di Roma. Ma forse erano anche più di quarant’anni fa…

Con il Presidente ci siamo incontrati a Baghdad in una situazione che, chi la ha vissuta, se la porterà con sé per tutta la vita e la racconterà ai figli, ai nipoti, perché le emozioni che ha vissuto il Corpo Militare, che hanno vissuto le Sorelle, che hanno vissuto tutti i volontari, i dipendenti della CRI, le migliaia che sono stati a Baghdad e a Nassirya, restano scolpite come nella carne, nel cuore, nella memoria. Sono queste emozioni che fanno fare un salto di qualità: si possono fare tante esercitazioni, ma nelle esercitazioni non c’è l’emozione del terreno, non c’è l’emozione dello choc, della realtà, delle vittime, dei bambini bruciati che arrivavano a 40-50 al giorno: sono stati almeno 300.000 gli assistiti all’Ospedale di Baghdad, oltre a tutto ciò che è successo a Nassirya.

Io sono stato subissato dalle telefonate di appartenenti al Corpo Militare che mi sollecitavano l’invio in missione a Nassirya con una apparente contraddizione secondo una logica normale ma che non si capisce nella logica di servizio della CRI che è scolpita in quei 7 principi che sono i 7 principi del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa di cui noi siamo una delle 185 componenti. Perché abbiamo voluto fare un Centro di Mobilitazione in ogni regione? Questo è stato il primo atto che io ho adottato da Presidente Nazionale ed è un valore simbolico che ha sicuramente il valore dello sviluppo: più Croce Rossa, più benessere, più coesistenza pacifica, più protezione, meno depressione e migliori condizioni di vita per tutta la popolazione.

Chi vede i telegiornali, spesso si deprime in quanto i vari Tg sono costituiti da un insieme di notizie sempre più drammatiche e sconvolgenti: madri che uccidono i propri figli, figli che ammazzano i genitori, bombe, morti trucidati, impiccati, decapitati; il consumo degli psicofarmaci è in aumento, e vi sono persone che non reggono più lo choc dai Tg e, quando sul video si intravede un simbolo della Croce Rossa – e questa immagine appare ormai quasi ogni sera – ebbene questo è l’unico momento di sollievo che, quasi direi, svolge sullo spettatore un suo ruolo psico-terapeutico… Sì, va tutto male, tutto va sempre peggio, ma Croce Rossa è sempre lì, in prima linea, e la Croce Rossa ci protegge.

Io vi assicuro che l’effetto protettore dell’emblema è amato da tutta la popolazione, direi in misura proporzionale al grado di bisogno e al grado di necessità e di disperazione: quanto più la gente è marginalizzata, quanto più è depressa, ha difficoltà a vivere, tanto più si sente protetta dal fascino dell’emblema e voi potete avere i tossicomani per strada, accanto alla Polizia e la Croce Rossa nel mezzo, tra le differenti istanze della popolazione apprezzata e benvoluta dalla Polizia e dai tossicomani. Ed è proprio questo che “fa cittadinanza”, cittadinanza attiva; noi organizziamo migliaia di corsi e ogni giorno i nostri mezzi percorrono centinaia di migliaia di chilometri, più di cento milioni di chilometri l’anno nel loro complesso. In Italia abbiamo in dotazione circa 9.500 automezzi che prestano servizio 24 ore su 24. Abbiamo, come già detto, migliaia di corsi e i nostri uomini e le nostre donne, come tante formichine, in continuazione si occupano dei diritti dell’uomo che vengono disprezzati.

Purtroppo anche in tanti Paesi che fanno della difesa dei diritti dell’uomo il loro vessillo e sui quali io non vorrei che fra 50 anni qualcuno ci accusasse di non avere alzato la voce o comunque di non esserci fatti sentire.. Noi non possiamo accettare la tortura, non possiamo accettare la violazione dei diritti dell’uomo dovunque essa sia perpetrata e la Croce Rossa deve essere sempre al fianco delle vittime, sempre al rispetto per tutti del principio del l’umanità che è la nostra stella polare per queste migliaia di persone. Proprio per migliaia di persone nel quotidiano. Abbiamo con noi 300.000 volontari, 5.700 dipendenti che in silenzio lavorano in continuazione, senza fare alcun clamore, ponendosi al servizio delle persone che hanno bisogno.

Credo che questo voglia dire creare cittadinanza, cittadinanza attiva, cioè come dei cittadini che di fronte alle difficoltà non si mettono in atteggiamento di attesa, o magari in opposizione ai governanti, ma si rimboccano le mani che, sanno collaborare nei momenti in cui le necessità divengono più acute, perché le emergenze, piccole e grandi che siano, sono sempre un problema del giorno prima, ma non del giorno dopo. (Segue alla pagina successiva >>)

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